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Rialzarsi e ricostruire

“Europa politica”: attualità del “sogno” dei padri

L’attuale profonda crisi finanziaria internazionale fa seguito ad almeno un quinquennio di peggioramento tangibile della condizione economica, e quindi anche sociale, di buona parte degli abitanti del pianeta. Il cosiddetto Terzo Mondo non riesce a diventare Secondo. In America milioni di famiglie hanno perso la casa nel giro senza praticamente accorgersene. In Europa, se da un lato l’Euro ed un inusuale ma benvenuto decisionismo politico consentono di reggere bene o male al sisma borsistico e bancario, dall’altro l’aumento non di rado speculativo (e non adeguatamente perseguito dalla legge) di prezzi, bollette e tassi d’interesse gambizza persone fisiche e persone giuridiche. La ridistribuzione equa del reddito rimane lettera morta, e la fiscalità – invece che diminuire – aumenta, a fronte di servizi pubblici non sempre all’altezza. La dipendenza energetica dai combustibili fossili e dal gas naturale – che in Europa non abbondano – ha raggiunto percentuali insostenibili, mentre gli investimenti sulle energie alternative (compreso il nucleare sicuro di ultima generazione) sono ancora troppo occasionali per poter essere definiti organici e strutturali.Tant’è che si parla ormai correntemente di “nuove povertà”: delle famiglie che fino a ieri vivevano più che decentemente fino a fine mese e che ora – a parità di salario e di spese – arrivano a stento alla terza settimana; dei bambini, che molto più di quanto si possa pensare soffrono della riduzione del potere d’acquisto dei propri genitori; delle aziende, grandi o piccole che siano, soffocate da un costo del lavoro eccessivo e da una competizione selvaggia che ne riduce le possibilità di crescita. E l’indebitamento, fino a poco tempo addietro virtuoso strumento di sviluppo economico e di miglioramento della qualità della vita, agisce come un boomerang creando in realtà cicli viziosi di impoverimento. Realtà aggravata dal colpevole costume di certi istituti di credito che pur di ottenere liquidità dal risparmiatore a volte spregiudicatamente consumista non esitano a proporre pacchetti di prestiti e/o investimenti perdenti in partenza. Risultato: dall’inizio di questa crisi 20 milioni di posti di lavoro nel mondo sono andati in fumo! Meglio tardi che mai, mondo politico e mondo economico si prodigano in ricette e soluzioni dell’ultim’ora che certificano fallimenti e incapacità del passato anche recente: megaprestiti salvabanche, rifondazione del Fondo Monetario Internazionale, new deal transatlantici, accordi strategici con le aree in crescita (economica e demografica), investimenti per la competitività e la qualità. L’Europa è promotore, i Vecchi Paesi del Vecchio Continente sono in prima fila: se non tutto il male viene per nuocere, dobbiamo augurarci che il nascente patto per l’economia sia latore non solo di stabilità prima e di crescita poi, ma anche e soprattutto dell’agognata “Europa politica”, che già nel 1950 i Padri Fondatori dell’unificazione europea avevano capito rappresentare la vera chiave per la prosperità e la pace nel mondo.Stiamo probabilmente toccando il fondo, non possiamo che rialzarci e ricostruire: è un impegno che dobbiamo assumerci a tutti i livelli forti dell’ottimismo della ragione e della fede nell’uomo. Diceva una famosa canzone che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.