PARLAMENTO UE

Una plenaria intensa

Dal 20 al 23 ottobre a Strasburgo

Pari trattamento per i lavoratori interinali; via libera all’Accordo di associazione con la Bosnia Erzegovina; braccio di ferro con Commissione e Consiglio per il Bilancio 2009. È stata una sessione plenaria intensa quella della scorsa settimana a Strasburgo (20-23 ottobre), nella quale l’Assemblea dei 27 ha fra l’altro approvato il nuovo programma Erasmus Mundus 2009-2013.Studenti stranieri e Premio Sacharov. L’Erasmus Mundus intende migliorare la formazione dei giovani dei paesi in via di sviluppo, scommettendo “sulla qualità degli studi proposti dagli atenei europei”, sulle “opportunità di accoglienza” e su “un sistema di borse di studio competitive a livello mondiale”. Mira inoltre, come ha spiegato la relatrice Marielle De Sarnez, deputata francese, “a promuovere la comprensione tra i popoli, al miglioramento dell’istruzione superiore scongiurando al contempo la fuga dei cervelli” da Africa, Asia e Sud America. In tutt’altro ambito è poi giunta la decisione dell’Europarlamento di assegnare all’attivista politico cinese Hu Jia il Premio Sacharov 2008: la cerimonia è prevista per il 17 dicembre a Strasburgo, ma è quasi certo che il dissidente non potrà essere presente. “Hu Jia – si legge nella motivazione – è da anni in prima linea per riaffermare i diritti dell’uomo in Cina”; inoltre, “si dedica alla difesa dell’ambiente e alla lotta contro l’Aids”. Il presidente dell’Assemblea, Hans-Gert Poettering, ha ricordato come il premio, “istituito 20 anni or sono e assegnato a personaggi o organizzazioni che si distinguono i diritti e le libertà fondamentali”, “è un segnale politico forte di difesa di tutti i cinesi”. Al vincitore, più volte arrestato per la sua attività, spetta un diploma e un contributo di 50mila euro.Internet più sicuro. Il Parlamento europeo ha poi approvato un programma pluriennale, concordato con il Consiglio Ue, “volto a proteggere i minori che usano internet e altre tecnologie di comunicazione, come i telefoni cellulari”, contro pedopornografia, cyberbullismo e abusi online. Il programma “Safer internet”, operativo dal 1° gennaio 2009 con una dotazione di 55 milioni di euro per cinque anni, intende anzitutto rafforzare, come ha spiegato la relatrice Roberta Angelilli, l’attività di prevenzione e di investigazione da parte delle polizie postali, “creando collaborazioni transnazionali”. Il secondo obiettivo è di agire sul piano della formazione e dell’informazione, sensibilizzando gli adulti (famiglie, scuole, associazioni) sui rischi legati alle nuove tecnologie, “delle quali si riconoscono le grandi potenzialità ma anche i pericoli indotti”. Altre iniziative saranno rivolte, secondo l’eurodeputata italiana, “all’uso consapevole di tali tecnologie”. A questa azione dovranno però corrispondere la reale volontà degli Stati di perseguire i crimini attuati mediate queste tecnologie, con leggi severe e dotazioni di mezzi adeguati alle magistrature e alle forze dell’ordine. Troppi minori a rischio. I dati diffusi della Commissione europea sono drammatici: negli ultimi dieci anni – si legge nel testo approvato in aula – s’è verificato un aumento del 1.500% dei siti con materiale pedopornografico; ogni anno vengono pubblicate on-line 500mila nuove immagini pedopornografiche; “piú del 30% dei minori che utilizza internet dichiara di aver fatto almeno una volta un brutto incontro sulla rete”, come messaggi violenti, proposte sessuali, foto o film pornografici. Angelilli chiarisce: “Questo nuovo programma testimonia l’impegno del Parlamento europeo e della Commissione nella lotta contro i contenuti illeciti e illegali online: dal cyberbullismo al grooming”, cioè le manipolazioni psicologiche da parte degli adulti per l’adescamento online dei minori al fine di veri e propri abusi. Divorzi extranazionali. Chiarire le norme sulla competenza giurisdizionale in materia di divorzi “extranazionali”, ma anche “tutelare la prole”. Sono tra gli obiettivi di una proposta della Commissione riguardante i casi di conclusione del rapporto matrimoniale fra persone di diversa nazionalità, all’interno dell’Ue e oltre i confini comunitari. Il Parlamento ha approvato tale iniziativa (522 voti favorevoli, 89 no, 35 astensioni), “aprendo la strada – come ha spiegato la relatrice tedesca Evelyne Gebhardt – a una normativa più chiara e completa”. Ogni anno nell’Ue sono 170mila le situazione di crisi fra coppie “a passaporto misto”. Spesso ad aggravare la situazione si aprono conflitti sull’affidamento dei figli. La posizione dell’Esecutivo tende a “garantire che i coniugi assumano una decisione in modo consapevole”. L’intento è giungere almeno alla designazione “di comune accordo” del foro cui rivolgersi, scelto tra varie possibilità: lo Stato di uno dei due coniugi, quello in cui avevano la residenza abituale, quello in cui è stata presentata la domanda oppure dove è stato celebrato il matrimonio. La relatrice ha ricordato che “il Parlamento è solo consultato su questa proposta, mentre in Consiglio è richiesta l’unanimità”.