UNIONE EUROPEA

Programma in tre punti

Intervista al neo presidente del Comitato economico e sociale (Cese)

Guidare la globalizzazione, piuttosto che esserne “trascinati”. Da tempo Mario Sepi va riflettendo su questi temi. Ricercatore, dirigente sindacale, il 22 ottobre è stato eletto presidente del Comitato economico e sociale (Cese), organo consultivo dell’Ue. Fondato nel 1957, il Comitato fornisce consulenza alle istituzioni (Commissione, Consiglio e Parlamento) attraverso l’elaborazione di “pareri” sulle proposte di legge e le politiche comunitarie. Rappresentando imprenditori, lavoratori, ong, consumatori, associazioni di famiglie, esso svolge inoltre il ruolo di “ponte” tra Ue e società civile organizzata. Dal 1994 lei è impegnato a Bruxelles e ora sostituisce alla presidenza del Cese il greco Dimitris Dimitriadis. Qual è il suo programma di lavoro per il periodo 2008-2010?“Lo riassumerei in tre punti: consolidamento dei diritti e del modello sociale europeo attraverso la piena applicazione della Carta dei diritti fondamentali; rafforzamento della democrazia partecipativa sulla base delle regole del nuovo Trattato; rilancio della Strategia di Lisbona”. Da giovane lei ha fatto parte del Movimento federalista. Ma nell’Ue di oggi il federalismo non sembra riscontrare molto seguito…“Spero almeno di non essere l’ultimo federalista rimasto! Vedo che nell’Unione si sta rafforzando il ruolo dei singoli Stati anziché la Comunità nel suo complesso. Una cosa è certa: oggi più che mai c’è bisogno di avvicinare i cittadini alle istituzioni, perseguendo risultati concreti e dimostrando che un’Europa unita può affrontare con maggior determinazione le grandi sfide mondiali cui siamo chiamati, da quella economica a quella ambientale. Il federalismo parte da un principio di democrazia partecipativa, sulla quale si fonda poi la democrazia istituzionale. Se non torniamo a rimettere al centro del progetto europeo gli stessi cittadini, non faremo dei passi avanti. E con l’avvicinarsi delle elezioni per il Parlamento europeo (previste dal 4 al 7 giugno 2009, ndr ), il tema della democrazia partecipativa deve assolutamente diventare prioritario”.Dopo la riunione del Comitato economico e sociale che l’ha designata presidente, lei ha presieduto un dibattito sul tema “Diritti e solidarietà per guidare la globalizzazione”. Perché proprio questo titolo?“Sono convinto che a questa crisi finanziaria si risponde unendo le forze, ma occorre considerarne le ricadute sull’economia reale e non fermarsi alle Borse o agli aspetti monetari. Aggiungerei che la missione dell’Unione europea in questo ambito è dimostrare che la globalizzazione può essere guidata, e che tale processo passa attraverso la promozione dei diritti e della solidarietà tra i popoli e gli Stati”. Può anticiparci qualche iniziativa che intende realizzare come presidente del Cese? “Sì. A dicembre vorrei promuovere una conferenza internazionale che tratti della situazione dei mercati finanziari, mettendo attorno allo stesso tavolo banchieri, industriali, rappresentanti del mondo del lavoro. Dunque le voci dell’economia reale. Oggi occorre fornire garanzie ai risparmiatori, ma bisogna al contempo favorire gli investimenti produttivi per far ripartire la macchina economica”.Può dirci qualcosa di più su questo punto?“I meccanismi del mercato e l’autoregolamentazione hanno mostrato un’incapacità ad assicurare lo sviluppo qualitativo del modello europeo. Una risposta sociale all’attuale crisi finanziaria può venire solo dalla reale comprensione del problema: la ‘trappola della liquidità’ dev’essere affrontata con la crescita e la crescita economica può essere sostenuta solo promuovendo investimenti a lungo termine e il coordinamento delle politiche economiche”. Ma da federalista, non crede che anziché avanzare il “metodo comunitario” stia tornando a imporsi nell’Ue il solo potere degli Stati nazionali?“C’è effettivamente questo rischio. Anche nelle recenti crisi, a parte qualche sforzo sul piano della concertazione degli interventi, ogni paese ha deciso di muoversi per conto proprio. Lo stesso dicasi per la questione clima/energia e per il Trattato di Lisbona, ancora in alto mare. E la Commissione forse non interviene a dovere”.A proposito, il Trattato…“Qui è stato fatto qualche grosso errore. Vi si è giunti senza un vero dibattito popolare, ne sono stati esclusi i simboli dell’Unione, la Carta è stata ‘allegata’, pur avendo uguale valore giuridico. Si è voluta eliminare la sfera emotiva del Trattato e ciò lo allontana dalla gente. Personalmente ritengo anche che ciò influirà sulle elezioni di giugno, precedute – questo è il rischio – da campagne elettorali giocate tutte su temi nazionali. Bisogna credere nell’Europa, puntare sui valori condivisi, mobilitare i cittadini, le associazioni, le parrocchie, le scuole: occorre che i cittadini sentano l’Ue vicina e utile. Solo così nascerà una vera casa comune”.