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Un buon esempio

“Governance mondiale”: la positiva esperienza dell’Unione europea

“è ora di mettere in atto una «governance mondiale», per apportare più giustizia, trasparenza e responsabilità nei mercati finanzieri mondiali”. è quanto chiede la Commissione “affari sociali” della Comece a termine dell’incontro dell’8 – 9 ottobre a Parigi. Dopo le esperienze delle ultime settimane sembra che tutto il mondo sia pronto ad aderire a questa richiesta e, persino, ad ottemperarla. Tuttavia, la richiesta di una “governance mondiale”, comprendente non solo i mercati finanziari ma anche la politica commerciale, la tutela dell’ambiente e altri settori economici importanti, non è una novità. Infatti, nel corso degli ultimi decenni si sono presentate molte occasioni per rispondere alla crescente indipendenza in quel mondo unico, che va accrescendosi sempre più, superando i propri confini interni a seguito delle innovazioni nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché a causa della rapida internazionalizzazione del commercio, della finanza e degli investimenti. Ma cosa significa “governance mondiale”? Semplificando, significa: governare il mondo senza un governo mondiale. O, in altre parole, la complessa ricerca portata avanti da attori nazionali e internazionali che tentano di trovare un accordo su problemi che devono risolvere insieme, per poter raggiungere i propri obiettivi. Ciò presuppone lo sviluppo di procedure più o meno formalizzate della comunicazione, della formazione di opinioni e della cooperazione, nonché l’esistenza di organizzazioni internazionali o sovranazionali in grado di funzionare. Da un lato, questa “governance mondiale” trova temporaneamente espressione nell’incessante ampliamento e nella contemporanea aggregazione di reti di organismi internazionali, multinazionali, sovranazionali e transnazionali, di natura pubblica e privata, che sono integrate, sostenute o sovrapposte in strutture intercontinentali e interregionali. Dall’altro, la “governance mondiale”, si realizza nelle norme, negli standard, nelle procedure e negli accordi creati da questa varietà di istituzioni. Tuttavia, con l’aggravarsi della crisi del sistema finanziario internazionale, evidentemente ciò non è più sufficiente. Per avere un’idea di come rispondere all’esigenza di un’ulteriore evoluzione della “governance mondiale”, vale la pena dare uno sguardo al sistema istituzionale politico dell’Unione europea, ossia alla “governance europea”. Anche in questo caso, si tratta di un sistema incompleto, un sistema in divenire, tutt’ora aperto a diverse possibilità di sviluppo. Esso presenta inoltre aspetti analoghi: ad esempio, la varietà degli attori, la procedura settoriale, l’assenza di un’attribuzione univoca di responsabilità.Esiste una differenza sostanziale tra “governance mondiale” e “governance europea”: infatti, alla base del sistema politico dell’Unione vi è un piano che delimita il tutto. Il piano è contenuto nel trattato su cui si fonda l’Unione europea, che è rimasto piuttosto stabile nonostante le revisioni cui è stato sottoposto nel corso della sua storia. E altrettanto stabile, ma al contempo anche capace di evolversi, si è dimostrato il sistema di “governance” dell’Unione europea nel corso dei decenni, anche nella crisi attuale: ciò è stato confermato recentemente dai risultati delle ultime consultazioni dei capi di Stato e di governo.In questo modo, l’Unione europea fornisce un esempio di ciò che occorre a livello mondiale e di ciò che dovrebbe essere possibile fare, alla luce delle nuove cognizioni che possono essere ricavate dalla crisi. Già a novembre, nel corso dell’incontro dei capi di Stato e di governo dei più importanti Paesi industrializzati del mondo, si vedrà quanto di tutto questo verrà realizzato.