CONSIGLIO UE
Sarkozy : non sprecare l’occasione per una maggiore unità
“Nessuno mi potrà dire che, come presidente del Consiglio Ue, non ho voluto promuovere l’unità dell’Europa”. Nicolas Sarkozy è un fiume in piena. Fa il punto della situazione della sua leadership comunitaria: argomenta, gesticola, replica. Bisogna solo avere la pazienza di ascoltarlo, perché non smetterebbe mai di parlare. Diversi appuntamenti internazionali lo hanno visto protagonista negli ultimi giorni: il G4, l’Eurogruppo, il vertice dei 27, l’incontro con il presidente statunitense Bush. E ha già in calendario un viaggio in Cina, poi in Polonia, nonché un vertice con la Russia. Ma a Strasburgo prende tutto il tempo necessario per riflettere: “Questa crisi ci ha cambiato”, afferma. Poi, dopo una frazione di secondo, aggiunge. “Fortunatamente”. Risposte coordinate. “Il sistema capitalistico non ha mai fatto tanto danni come quelli causati dal sistema collettivistico. Danni sociali, ambientali, produttivi… Ciò detto, io sono per un ripensamento del sistema dei mercati finanziari e questa crisi ce ne offre l’opportunità”. Sarkozy è stato invitato all’Europarlamento per riferire dei risultati del summit della scorsa settimana. Ma non si lascia scappare alcuna occasione per deviare dal tema principale. È sufficiente che un deputato o un giornalista avanzi obiezioni o lo interpelli, e lui ribatte. Quattro i punti affrontati nel discorso in emiciclo: guerra nel Caucaso, crisi finanziaria, pacchetto clima-energia e azione comunitaria sull’immigrazione. L’inquilino dell’Eliseo, che sembra avere maggior successo sulla scena internazionale piuttosto che in patria, insiste sulla necessità di “un maggior coordinamento dell’Ue”, per “pesare di più nel mondo e per tutelare i cittadini”. Rivendica i risultati della sua presidenza, ruotanti soprattutto su “una unità di intenti” a livello istituzionale. “L’Ue farà dei passi avanti solo se Parlamento, Commissione e Consiglio agiranno di comune accordo”. A proposito del pacchetto-clima, afferma: “Si tratta di un appuntamento con la storia”, bisogna “andare avanti con gli obiettivi indicati” (riduzione di gas a effetto serra, più energie sostenibili ed efficienza energetica) e “con il calendario definito. Rinviare significa fallire. E questo sarebbe da irresponsabili”. Determinazione e fantasia. “Dico no a una nuova guerra fredda. Piuttosto ci vuole sangue freddo”. Nicolas Sarkozy torna sui problemi sorti con l’invasione russa in Georgia, che definisce “reazione sproporzionata”, ma allo stesso tempo sottolinea la “provocazione” georgiana. “La guerra è scoppiata l’8 agosto – argomenta – e il 12 agosto l’Ue ha ottenuto un cessate il fuoco e un accordo per il ritiro delle truppe. Non è un successo?”. “Avremmo potuto rispettare le tradizioni, le regole non scritte e non fare nulla. Invece – aggiunge convinto – i problemi urgenti che ci siamo trovati a gestire richiedevano azione, determinazione, fantasia e strade nuove”. “Esattamente la stessa cosa ho cercato di fare per la crisi finanziaria. La riunione del G4 aveva l’obiettivo di mettere preventivamente d’accordo Francia, Germania, Regno Unito e Italia. Non contro gli altri paesi, ma per il bene di tutta l’Ue. Ho ricevuto tante obiezioni, ma così è accaduto. Infatti il G4 ha aperto la strada” al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, “dove abbiamo condiviso la necessità di un’azione coordinata per sostenere le banche e salvaguardare i risparmiatori”. Poi ripete: “Questa crisi alla fine potrebbe addirittura rappresentare un’opportunità per l’Ue, nel senso di una maggiore unità”. “Serve una presidenza stabile”. Parla sempre a braccio e “in piena libertà” il presidente di turno dei 27, sia dentro che fuori dall’aula. “Per fronteggiare la crisi dei mercati finanziari abbiamo mobilitato a livello Ue ben 1.800 miliardi di euro. Abbiamo placato le Borse e il piano americano, il cosiddetto Paulson II, è stato modellato secondo l’azione comunitaria. Certo – prosegue il presidente francese – ora siamo di fronte alla crisi dell’economia reale, che richiederà interventi per la ricerca, l’innovazione, le piccole e medie imprese. Anche qui siamo chiamati a operare di comune accordo”. Il “gollista” Sarkozy non dimentica però la sua matrice politica e se gli si chiede del Trattato di Lisbona cambia tono: “Abbiamo parlato molto della riforma delle istituzioni dell’Unione europea, ci siamo soffermati troppo su questo argomento, anche se siamo pur sempre in una materia europea”. Quindi il presidente di turno rientra nel suo ruolo istituzionale e sostiene che “le riforme sono necessarie; ad esempio la guerra in Georgia e la crisi finanziaria hanno dimostrato che serve una presidenza stabile dell’Ue”. Ma sul futuro del Trattato di Lisbona è molto più evasivo: “Fisseremo un calendario entro dicembre”. Nulla di più. Prima di riprendere l’auto presidenziale per Parigi, Sarkozy dedica le ultime parole a un deputato apertamente euroscettico: “Lei è rimasta l’unica persona al mondo a non credere all’Europa. I casi sono due: o è il mondo intero che si sbaglia, oppure sbaglia lei”.