CONSIGLIO EUROPEO
Dalla comune volontà di superare la crisi finanziaria a un’Ue più stabile?
Sfila il corteo delle auto presidenziali che lasciano il palazzo Justus Lipsius di Bruxelles, dove si è concluso il Consiglio europeo (15-16 ottobre). Il presidente di turno dell’Ue, Nicolas Sarkozy, è visibilmente soddisfatto per i risultati raggiunti, ma non trascura di sottolineare che “molto resta da fare”. Il summit dei 27 ha valutato le azioni per affrontare la crisi finanziaria globale, ha approvato la strategia comunitaria su immigrazione e asilo, ha rinviato al prossimo appuntamento (11-12 dicembre) sia il varo del pacchetto clima-energia che la spinosa questione del Trattato di Lisbona.Rifondare il sistema finanziario. Prima di lasciare gli edifici comunitari per fare ritorno a Parigi, il presidente francese Sarkozy ha voluto porre l’accento sull’ambiziosa “necessità di rifondare il sistema finanziario mondiale”. Argomento sul quale si è detto “pienamente d’accordo” anche il presidente della Commissione, il portoghese José Manuel Barroso. Insieme voleranno sabato 18 ottobre a Washington per discutere con il presidente americano George Bush la proposta di un vertice internazionale (già ribattezzato G14 o Bretton Woods 2), “da tenere a novembre”, “sui problemi legati alla crisi finanziaria e alle sue ricadute sull’economia reale”. Non crede – gli chiede un giornalista – che il presidente statunitense uscente abbia poteri limitati, viste le imminenti elezioni? “Se aspettassimo l’insediamento del nuovo presidente Usa”, che sarà operativo il prossimo anno, “arriverebbe la primavera” e “sarebbe troppo tardi”. Ma perché proprio ora questo vertice G14? “Perché adesso abbiamo riscontrato – spiega il presidente di turno Ue – una disponibilità a collaborare che fino a ieri non avevamo trovato”, né in America né “nei paesi emergenti”. Unità di intenti fra i Ventisette. Ciò che fa parlare Sarkozy di “successo del summit” è soprattutto il clima di “collaborazione” e la “comune volontà di agire in modo concertato” per “stabilizzare il sistema finanziario e proteggere” i risparmiatori, le imprese e gli investimenti. Anche gli altri leader intervenuti al summit esprimono le medesime convinzioni, pur con sottolineature diverse. Il vertice ha di fatto accettato le decisioni operative dell’Eurogruppo (interventi nazionali con l’avallo comunitario) e ha riconosciuto l’opportunità di una “unità anticrisi” al fine di “rafforzare la supervisione del settore finanziario europeo”. Tale strumento dovrebbe intervenire in caso si rendesse opportuna “una reazione comune” alla instabilità dei mercati. Per quanto riguarda il pacchetto su clima, energia e ambiente, i capi di Stato e di governo hanno ribadito le decisioni assunte nel marzo 2007 e nel marzo di quest’anno: ossia ridurre, entro il 2020, le emissioni di gas a effetto-serra del 20%, incrementare la quota di energie rinnovabili (+20%) e l’efficienza energetica (+20%). Ma, vista l’opposizione di alcuni governi, preoccupati dall’aggravio dei costi sulle imprese nazionali proprio in una fase recessiva, la presidenza ha ritenuto di inserire un passaggio nelle Conclusioni del summit che andrebbe incontro a tali perplessità. L’Ue intende quindi onorare gli impegni a suo tempo deliberati in materia di clima (secondo la formula 20-20-20), ma tale strategia dovrà tenere “rigorosamente conto del rapporto costi-benefici per tutti i settori dell’economia Ue e per tutti gli Stati membri”.Rimandato il Trattato di Lisbona. Il Consiglio ha quindi adottato il Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo. Esso costituisce “ormai per l’Ue e i suoi Stati membri la base di una politica comune”, “guidata da uno spirito di solidarietà tra i paesi aderenti e di cooperazione con i paesi terzi”. Tale “politica comune deve fondarsi su una buona gestione dei flussi migratori, nell’interesse non solo dei paesi d’accoglienza ma anche di quelli d’origine e del migrante stesso”. La riunione dei 27 si è quindi portata sul nodo dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, messo in discussione dal “no” irlandese alla ratifica stabilito con referendum popolare nel giugno scorso. Nelle Conclusioni della presidenza si legge solamente che i leader dell’Unione hanno ascoltato una relazione dei premier di Dublino, Brian Cowen, rinviando ogni decisione al Consiglio di dicembre. “So che il paragrafo riguardante Lisbona è scritto in politichese”, ha ammesso Sarkozy. “Ma è vero che in certi momenti qualche ambiguità aiuta a superare ostacoli insormontabili e a preparare la strada a soluzioni accettabili”. Tra gli altri temi toccati a Bruxelles risultano l’adozione della squadra che comporrà il “Gruppo di riflessione sull’avvenire dell’Ue”, presieduto dall’ex premier spagnolo Felipe Gonzales, la situazione in Georgia, la preparazione del summit Ue-Russia del 14 novembre a Nizza. “Da questa riunione usciamo con una convinzione in più – ha commentato Barroso -. Che l’Unione ha bisogno del Trattato e di un presidente stabile del Consiglio, che è una delle acquisizioni dell’accordo raggiunto a Lisbona”.