BIBBIA ED EUROPA
La relazione del card. Josip Bozanić al Sinodo dei vescovi
“È impossibile dissociare l’Europa dal cristianesimo, soprattutto perché è il cristianesimo la chiave di lettura privilegiata per comprendere il nostro Continente nella sua totalità”. Questo il “dato incontrovertibile” da cui il card. Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria (Croazia), è partito per presentare al Sinodo dei vescovi (in corso in Vaticano) il “rapporto tra la Parola di Dio e l’Europa”. Durante la seconda congregazione generale, svoltasi il 6 ottobre pomeriggio e dedicata alle “relazioni continentali”, il card. Bozanić, che è anche vicepresidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee), ha offerto ai padri sinodali una panoramica sul “legame” tra la Bibbia e il Vecchio Continente. Ne riportiamo ampi stralci. Ciò che unisce. “Tra la Bibbia e l’Europa – ha detto il card. Josip Bozanić – esiste un legame indissolubile. Tutto ciò che ha fatto grande la cultura europea e la sua civilizzazione – l’Europa dalle mille Cattedrali, l’Europa custode dei tesori dell’arte, l’Europa che nella forza prorompente della carità cristiana ha saputo esprimere segni concreti della solidarietà e del servizio ai poveri – ha il proprio punto di partenza nella Bibbia”. L’arcivescovo di Zagabria ha ricordato che “temi quali la dignità della persona, il riconoscimento dei diritti umani, la separazione tra Chiesa e Stato – solo per fare alcuni esempi – hanno il loro nucleo sorgivo nella Bibbia. La giustizia sociale, il diritto, il rifiuto delle false immagini di Dio, hanno il loro fondamento nella Bibbia”. È la Bibbia a “unire l’Oriente e l’Occidente, il Nord e il Sud del Continente come pure le diverse Chiese e comunità cristiane”.Segni di interesse. “Oggi in Europa – ha proseguito il card. Bozanić – si avvertono i segni di un rinnovato interesse per la Bibbia”. Per questo, “è necessario ripartire da Dio e dall’evento della sua rivelazione, e al tempo stesso avere il coraggio di una nuova e più matura proposta di Lectio divina”. Una “Lectio” che, per l’arcivescovo, significa “ascolto di Dio che agisce nella storia. Ciò consentirà di «leggere» la vita della Chiesa in Europa come luogo nel quale Egli si rivela”. In tale prospettiva, ha aggiunto Bozanić, “si pone la domanda di come leggere le divergenze di opinione nella Chiesa, i conflitti tra i popoli; ma anche come affrontare l’emarginazione culturale del cristianesimo, la ricerca di libertà fuori della presenza di Dio. Ora, se il cristianesimo è il principio fondante che abbraccia e unifica l’Europa, dovremmo riconoscere l’azione di Dio che si rivela anche nel nostro andare fuori strada, nelle nostre discordie, così come nella comunione”. Tutto ciò “ci sollecita a un cristianesimo che non si lascia coinvolgere nel gioco della politica e dell’economia, fino a diventare irriconoscibile. La responsabilità dei cristiani in Europa – ha sottolineato il cardinale – deve far sì che non ci si possa limitare a una lettura esclusivamente politica ed economica degli avvenimenti”. Da qui “l’invito a praticare la Lectio divina”: “Essere cristiani, vivere il cristianesimo, significa essere Lectio divina”. Crisi di identità. Nonostante i segni di “rinnovato interesse” per la Bibbia, l’Europa vive una “crisi d’identità” a diversi livelli. “Sembra – ha detto il card. Bozanić – che essa voglia fuggire dal Dio rivelato e stia cercando la fonte della sua identità rinchiudendosi nell’ humanum, concetto che è intenzionalmente vago”. Ma “l’Europa senza Dio”, ha commentato l’arcivescovo, “rischia di diventare un nido di angustia”. È “la Parola” a “restituire speranza e gioia”. Per il cardinale, “il rifiuto della Parola conduce l’Europa verso la cultura dello scoraggiamento e dell’insicurezza. Infatti, una cultura che rompa con la celebrazione cristiana, rischia la propria gioia e spinge l’Europa nella civiltà dell’afflizione e della tristezza, che avverte il peso della vecchiaia e della morte. La Parola restituisce all’uomo europeo la capacità di celebrare la vita. Là dove esiste la celebrazione dei misteri cristiani, la Chiesa è giovane, e questo garantisce anche la giovinezza dell’Europa”.Memoria ed eredità. Un’ultima riflessione il card. Bozanić l’ha attinta dalla propria esperienza: “Noi che proveniamo dalla parte dell’Europa in cui hanno dominato vari regimi dittatoriali, ultimo tra i quali il comunismo, abbiamo compreso che i pastori e i fedeli hanno potuto resistere davanti alle crudeltà e agli orrori delle ideologie solo confidando nella Parola di Dio. Colmi dello Spirito di Cristo attinto dalle Scritture molti cattolici e cristiani europei del ventesimo secolo hanno potuto discernere tra il bene e il male, hanno potuto resistere alla sfida dei totalitarismi. La Sacra Scrittura ha permesso loro di scoprire non solo le debolezze degli altri e quelle proprie, ma prima di tutto la speranza che sgorga dalla stessa Parola. Speranza nella vita che è più forte della morte e della distruzione”. Per “noi europei”, ha concluso Bozanić, “riappropriarsi della memoria e dell’eredità cristiana – raccogliendo la lezione delle passate generazioni – significa, pertanto, tornare alla radice della nostra identità storica, attingendo alla sorgente viva della Parola di Dio”.