CONSIGLIO D'EUROPA
Diritti umani: conflitto tra Russia-Georgia, estremismi, divisione a Cipro
“Il Consiglio d’Europa non deve risparmiare alcuna critica e denunciare con assoluta fermezza tutto ciò che ritiene essere una violazione dei nostri principi e valori”. Introducendo la sessione plenaria dell’Assemblea parlamentare (Apce), svoltasi a Strasburgo dal 29 settembre al 3 ottobre, il presidente Lluis Maria de Puig, si era soffermato sulla crisi caucasica, posta all’ordine del giorno in due diverse fasi dei lavori. “Tuttavia – aveva proseguito de Puig – dobbiamo guardare soprattutto al futuro e dimostrare prudenza e visione politica, poiché tutti siamo coscienti che il conflitto tra la Georgia e la Russia è denso di conseguenze, non solo per questi due paesi, ma per l’intera regione”.Caucaso, un’indagine internazionale. Al Palais de l’Europe, alla presenza dei parlamentari di 47 Stati membri CdE, sono state rese note la relazione della commissione ad hoc che ha visitato Georgia e Russia, guidata da Luc van den Brande, e quella del commissario per i diritti umani Thomas Hammarberg. Secondo quest’ultimo, si registrano significativi “passi avanti sul rispetto dei diritti umani e le condizioni dei profughi” in Ossezia del Sud e Abkhazia. “Tali progressi sono la prova che le questioni umanitarie possano essere risolte anche in situazioni politiche complesse”. L’Assemblea parlamentare, dopo avere discusso delle conseguenze del conflitto, valutata la situazione della popolazione civile e dei profughi, preso atto della missione Ue inviata nelle zone contese per verificare il ritiro delle truppe di Mosca, ha approvato una risoluzione in cui si rimarca “la necessità di condurre un’indagine internazionale indipendente per accertare i fatti dello scontro”. Le basi per avviare il confronto. Nella risoluzione, l’Apce dichiara che “la Georgia e la Russia hanno violato i principi e i valori propri del Consiglio d’Europa, nonché l’impegno preso di regolare i conflitti tramite l’utilizzo di mezzi pacifici”. Entrambe le parti sono state considerate “responsabili di violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario”. Sia Mosca che Tbilisi hanno fatto ricorso alla forza in misura sproporzionata; l’uso delle armi è giunto sin nelle “aree civili”, il che “può essere considerato come crimine di guerra”. Non manca una nota che parla di possibili “pulizie etniche” realizzate dai georgiani in alcuni villaggi dell’Ossezia. La risoluzione approvata dall’emiciclo invita la Russia “a rivedere la sua decisione di riconoscere l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia”, favorendo inoltre l’accesso degli osservatori Ue e Osce nei due territori. Tali presupposti, “così come la piena attuazione dell’accordo di cessate il fuoco concluso sotto gli auspici dell’Unione europea”, sono “le condizioni basilari per un confronto costruttivo”. “Dialogo per battere gli estremismi”. Nei cinque giorni di sedute, l’Assemblea del CdE ha affrontati numerosi altri temi. Ma i protagonisti dei lavori sono stati soprattutto i numerosi ospiti succedutisi al microfono. “La promozione del dialogo è l’unico strumento per combattere l’estremismo e aprirsi alla comprensione interculturale e interreligiosa”, ha ad esempio sostenuto Jorge Sampaio, alto rappresentante Onu per l’Alleanza delle civiltà, durante il suo discorso. Riconoscendo “l’impossibilità di trovare un metodo rapido per eliminare gli squilibri”, Sampaio ha invitato i 47 paesi aderenti al CdE e l’intera comunità internazionale “a una maggior unità per rendere il mondo un luogo migliore in cui vivere”. Lo stesso Sampaio e il segretario generale CdE, Terry Davis, hanno poi firmato un memorandum d’intesa tra il Consiglio e Alleanza che definisce alcuni prossimi ambiti di collaborazione: diritti umani, democrazia, istruzione, gioventù, media, migrazioni e coesione sociale. Due voci dalle comunità cipriote. L’Apce è stata quindi testimone degli interventi dei due massimi rappresentanti delle comunità che convivono, ancora come “separati in casa”, nell’isola di Cipro. Il presidente della parte greco-cipriota, Dimitris Christofias, ha affermato: “Pensiamo a Cipro come a un paese in cui qualsiasi conflitto fra le comunità potrà essere sostituito, nel contesto di una economia unita, da una concorrenza leale e da una uniformità di interessi tra le varie fasce della popolazione, indipendentemente dalla comunità alla quale appartengono”. Christofias, presente a Strasburgo il 30 settembre, ha parlato di “prospettiva comune” condivisa con l’altra parte della popolazione. Il 1° ottobre è stata la volta di Mehmet Ali Talat, leader della comunità turco-cipriota: “L’Apce è il primo parlamento internazionale ad aprire le sue porte ai rappresentanti eletti del popolo turco-cipriota”. “Tenendo presente il nostro sì al referendum sul Piano di regolamento delle Nazioni Unite volto alla risoluzione del problema di Cipro – ha aggiunto Talat -, ci avete offerto sin dal 2005 la possibilità di mettere fine al nostro lungo isolamento politico. Grazie dunque all’Apce, i parlamentari turco-ciprioti sono ormai presenti sulla scena internazionale”.