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Sul sentiero di Isaia

Chiesa cattolica in Europa: la maschera, l’immagine e la realtà

Trasmettere non la maschera ma l’immagine, anzi la realtà. Questa, in buona sostanza, la richiesta che il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), per voce del suo presidente, il cardinale Peter Erdő, rivolge ai media quando informano sulla vita e sul pensiero della Chiesa in Europa.Una domanda nata anche alla luce di una ricerca sul rapporto Chiesa e media posta al centro del lavori dell’assemblea plenaria del Ccee, organismo ecclesiale costituito nel 1971, conclusasi nei giorni scorsi a Esztergom/Budapest. Indagine che conferma un’alta e diffusa percentuale di disinformazione e improvvisazione. Nessun vittimismo e nessuna rassegnazione dall’assemblea di fronte al quadro presentato ma parole chiare per dire che un’informazione corretta non può preferire la maschera al volto.Si tratta di credibilità.La Chiesa cattolica in Europa avverte la questione come fondamentale non solo e non tanto per se stessa quanto per il futuro del continente, per la sua democrazia, per la sua libertà e per la sua responsabilità di fronte al mondo.Chiedere ai media di ascoltare e raccontare fedelmente la realtà significa, in seconda istanza, chiedere di non tacere o sottostimare il contributo che la Chiesa cattolica ha offerto e continua a offrire alla crescita europea.La laicità positiva, spesso e giustamente richiamata in questi ultimi tempi, è criterio intellettuale prezioso e irrinunciabile anche per chi opera nei media perché nel suo lavoro sappia cogliere la realtà nella sua completezza e sappia offrire alla coscienza elementi fondati per un giudizio libero.L’Europa ha bisogno di coscienze in costante ricerca della verità per essere una casa comune dalle solide fondamenta.Rimanendo alla storia continentale, l’osservatore attento ha numerose prove per dire che proprio richiamandosi alla coscienza, la Chiesa cattolica ha creduto nell’avventura e si è affiancata a tutti coloro che nel sogno europeo non vedevano la fuga dalla complessità e dalla responsabilità ma un cammino di giustizia, di pace e di speranza: vedevano il sentiero di Isaia.Ed è ancora così, anzi sempre più così, perché l’ampliamento rappresenta anche per la Chiesa cattolica un “sogno” grande e irrinunciabile. Nonostante le incertezze, le fragilità e, perfino, le derive, essa continua a incoraggiare e correggere l’Europa dicendo con il linguaggio del Vangelo che il realismo è l’opposto dello scetticismo.Nell’invito del card. Erdő a partecipare con responsabilità al voto per il rinnovo del Parlamento europeo, nel prossimo mese di giugno, c’è la conferma di un impegno che risale all’alba dell’Europa dopo una tremenda notte .Una linea che ha visto l’unità nella diversità come ricchezza sempre in fioritura.L’assemblea plenaria di Esztergom si è posta in continuità con le precedenti stagioni, non c’è mai stato un tempo in cui la comunione di pensiero e di indicazione si è allentata, non ci sono mai stati sfilacciamenti.Soprattutto su quelli che oggi si definiscono “principi non negoziabili” la Chiesa cattolica in Europa ha fatto udire la sua voce di “madre e maestra” cercando sempre, proprio per questa duplice vocazione, il dialogo con le altre Chiese cristiane e con le Istituzioni politiche.Il bene comune europeo, ha ricordato a Esztergom mons. Adrianus van Luyn, presidente della Comece (la Commissione degli episcopati della Comunità europea creata nel 1980), non è mai stata una parola astratta e ogni contributo possibile per realizzarlo è stato e sarà offerto dalla Chiesa cattolica. In questo storico procedere occorre soffermarsi almeno su una data: 1989.Il crollo bel muro, venti anni addietro, ha arricchito il comune sentire e dire ecclesiale: la sensibilità, le speranze, il coraggio delle Chiese cattoliche dell’Est europeo hanno trovato sempre più ascolto in quelle dell’Ovest, il dialogo è maturato molto, i due polmoni oggi respirano a pieno ritmo.L’assemblea di Esztergom è così un altro passo in avanti in questa direzione, segna una crescita ecclesiale e culturale che viene dalle radici cristiane e rende più visibile il sentiero di Isaia.