INGHILTERRA
Una iniziativa dei vescovi inglesi per le famiglie
“Familias”, ovvero un’associazione a servizio delle famiglie: è l’iniziativa promossa dai responsabili e coordinatori del piano pastorale “Everybody’s welcome”, (Sono tutti benvenuti), lanciato dai vescovi inglesi nel 2006 per rispondere ai bisogni delle famiglie che si sentono poco accolte nella Chiesa. E’ stata inaugurata nei giorni scorsi e Silvia Guzzetti, per SirEuropa, ne ha parlato con una delle responsabili, Clara Connelly, coordinatrice per la famiglia della diocesi di Shrewsbury. “I responsabili per la famiglia delle diocesi di Inghilterra e Galles – spiega – si sono sempre incontrati due volte l’anno. E’ la prima volta, però, che scegliamo una struttura più formale. Abbiamo pensato che avere un nome e un logo ci avrebbe reso riconoscibili così che possiamo attirare nuovi membri”.Cosa vi proponete?“Innanzitutto cercare di formare dei responsabili per la famiglia in ogni diocesi e parrocchia, visto che non tutte hanno questa figura. A volte si tratta di volontari altre volte di persone assunte a tempo pieno”.Quale attività portano avanti i coordinatori per la famiglia?“Posso parlare della mia esperienza. Mi adopero affinché ogni coppia della diocesi di Shrewsbury abbia accesso a un corso di preparazione al matrimonio e incontri un sacerdote o un diacono. Organizzo anche sessioni di “marriage enrichment” incontri per chi è già sposato e vuole fare la revisione del proprio matrimonio. Parliamo del matrimonio come vocazione e di comunicazione e conflitto nella coppia. Ma abbiamo alcune difficoltà”.Di che genere?“Per una coppia dove entrambi i coniugi lavorano ed hanno figli piccoli, come la maggior parte delle coppie, non è facile uscire la sera. Anche se offriamo solo la possibilità di incontrare altre coppie e non chiediamo a marito e moglie di parlare dei loro problemi personali, spesso le coppie invitate pensano che dovranno aprirsi su aspetti privati della loro vita e resistono all’idea. Hanno più successo i corsi di “positive parenting”, “come essere genitori positivi”, ai quali partecipano ogni volta numerose coppie”.Genitori positivi? Può spiegare meglio?“Si tratta di un programma messo a punto in nord Irlanda e che copre diverse fasce di età di bambini, dagli zero ai cinque anni, dai cinque ai quindici e adolescenti. Il corso sei incontri, uno a settimana, nel corso del quale cerchiamo di rafforzare le competenze dei genitori su come migliorare la comunicazione con i figli, come disciplinarli. Sono corsi aperti anche a genitori singoli, separati o divorziati”.Vi occupate anche di separati e divorziati?“Certamente. Offriamo anche degli incontri, del tutto confidenziali fatti di momenti di preghiera, lettura della Bibbia e dialogo. Ho un team di cinque volontari che mi aiutano e due sono separati e divorziati”.In Gran Bretagna una unione su tre finisce in divorzio. Quali sono le cause?“Tutti i separati e divorziati che incontro dicono di essere stati convinti che il matrimonio era l’impegno di una vita e di non aver mai considerato la possibilità che finesse. A volte è un tradimento, altre volte marito o moglie fanno fatica perché sentono la loro vita troppo controllata dal coniuge”.Qualche anno fa, in una inchiesta, 15 mila famiglie cattoliche dichiararono di non sentirsi accolte all’interno della Chiesa. Forse la Chiesa non fa abbastanza per la famiglia?“Nella mia esperienza devo dire che, sia a livello di parrocchia che di diocesi, aiutiamo le famiglie in tanti modi. Aiutiamo chi ha difficoltà finanziarie, organizziamo giornate per le famiglie. Spesso quello che proponiamo non viene accolto. Le coppie fanno fatica a farsi aiutare ma credo che ciò sia legato più ad una sensazione che non ad una scarsa accoglienza. Mi piace pensare che nella parrocchia tutte le coppie si sentano accolte a braccia aperte e sentano che, in caso di bisogno, possono trovare aiuto”.