CCEE

In reciproco ascolto

Chiesa e Media: il tema dell’assemblea plenaria dei presidenti

Chiesa e Media: è questo il principale tema in discussione all’assemblea plenaria dei presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) che si svolgerà a Esztergom in Ungheria dal 30 settembre al 3 ottobre. Per l’occasione saranno presentati i risultati dell’indagine europea promossa dal Ccee presso le Conferenze episcopali volta a definire quale percezione hanno i media della Chiesa in Europa, come i temi ecclesiali vengono trattati nei media e quali strumenti le Conferenze episcopali si sono dotati per la loro missione di comunicazione del vangelo in un mondo che cambia. Un secondo momento dei lavori verterà invece sul servizio del Ccee alla Chiesa in Europa con la presentazione delle attività delle Commissioni Ccee (Media; Migrazioni; Catechesi, scuola e università e vocazioni) senza dimenticare il tema della collaborazione tra Ccee ed altri organismi continentali: con il Secam (Symposium of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar) ed il Celam (Consejo Episcopal Latinoamericano). In agenda anche il programma del primo Forum cattolico-ortodosso (Trento, Italia, 11-14 dicembre 2008) e l’elezione del nuovo segretario generale del Ccee. In vista dell’incontro Maria Chiara Biagioni, per il Sir, ha intervistato mons. Jean-Michel di Falco Léandri, vescovo di Gap et d’Embrun, presidente del Consiglio per la comunicazione della Conferenza episcopale francese, che in veste di presidente della Commissione episcopale europea per i media (Ceem) parteciperà ai lavori.Una prima valutazione sulla situazione della comunicazione delle Chiese in Europa: Come sono trattati i temi ecclesiali dai media ?“È stata svolta un’indagine su tutte le Conferenze episcopali europee sui rapporti tra Chiesa e media, sulla presenza dell’informazione religiosa in tutti i tipi di media e il modo di trattarla. Abbiamo anche cercato di valutare i fenomeni di diffamazione, di calunnia, di istigazione all’odio contro la Chiesa, contro i cristiani e contro il cristianesimo. Siamo purtroppo stati costretti a riconoscere che in un’Europa le cui radici sono Cristiane, in un’Europa che dice di promuovere i diritti dell’uomo, questi fenomeni esistono, in modo più o meno occasionale. Non se ne fa assolutamente una questione di strategia diffamatoria, ma i media possono appropriarsi di un fatto diverso per battere la grancassa, suscitando un dibattito su vero e falso, mescolando il vero con il falso. Si dice che i divorziati risposati sono scomunicati quando non è così, perché si confonde il mancato accesso alla comunione eucaristica con l’esclusione dalla comunità dei fedeli. Si dice che la Chiesa è a favore dell’accanimento terapeutico quando essa è contro, perché si confonde l’accanimento terapeutico con il rifiuto dell’eutanasia”.Quali sono le domande più frequenti poste dai giornalisti alla Chiesa e le difficoltà più frequenti che la Chiesa incontra nel suo rapporto con i media?“Le domande che vengono fatte con maggiore frequenza riguardano il matrimonio, la famiglia, la sessualità, il fine della vita, i rapporti tra Chiesa e Stato, tra Chiesa e governi. A Est, si aggiunge la spinosa questione della restituzione alla Chiesa dei beni confiscati dai regimi comunisti. I legami mantenuti dalla società e dai media con la Chiesa sono molto ambivalenti, nel senso che non si vuole la parola della Chiesa ma la si cerca ugualmente, non la si vuole ascoltare ma si ha bisogno di sapere quello che essa dice sull’Uomo. Quanto alle difficoltà incontrate, esse non sono quasi mai legate ad una cattiva volontà manifestata dai media, ma sono dovute piuttosto all’ignoranza dei giornalisti sulle questioni della Chiesa. Si sa quanto i clichè abbiano una vita difficile. Eppure troppo spesso i giornalisti contribuiscono purtroppo al mantenimento di un buon numero di questi. Ma non dobbiamo biasimarli troppo facilmente! Noi, come cristiani, dobbiamo interrogarci sul nostro modo di essere al mondo che fa credere cose diverse da quelle che professiamo. Quando qualcosa va male, il torto sta in genere da entrambe le parti!”.E il contributo dei media cattolici alla costruzione di un’Europa dei popoli?“Finora ho parlato più che altro dei media cosiddetti laici o ‘profani’, non confessionali. La Chiesa deve considerarli come luoghi possibili di dialogo, di ascolto, di stima reciproca, cosa che non è affatto incompatibile con il dibattito, il confronto e un’energica rettifica della disinformazione! Sono in qualche modo luoghi di evangelizzazione. Ma non possiamo essere evangelizzatori se non siamo evangelizzati noi stessi. I media cattolici devono essere esemplari in questo senso, lasciarsi toccare dal Vangelo prima di cercare di evangelizzare. Quando i media cattolici manifestano veramente una comunione nella diversità, essi divengono evangelizzatori, in quanto testimoniano la finalità di ogni comunicazione: vivere in comunione”.