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Bartolomeo al Pe: importanza del dialogo interculturale
Il 24 settembre, il patriarca ecumenico Bartolomeo I ha rivolto un discorso all’Assemblea plenaria del Parlamento europeo riunita a Bruxelles. Ne pubblichiamo un ampio stralcio dedicato al dialogo. Il dialogo è in primo luogo necessario in quanto insito nella natura stessa della persona umana. Questo è il messaggio principale che proponiamo oggi alla vostra riflessione; che il dialogo interculturale è profondamente radicato nel significato stesso di essere umano, perché nessuna cultura della famiglia umana racchiude ogni persona umana. Senza tale dialogo, le differenze interne alla famiglia umana si riducono ad oggettivazioni dell'”altro” e conducono alla violenza, al conflitto, alla persecuzione – un suicidio umano su vasta scala, perché in ultima istanza rappresentiamo tutti una sola umanità. Ma quando le nostre differenze ci portano ad incontrarci e quando tale incontro si basa sul dialogo, esistono comprensione e apprezzamento reciproco – e perfino amore. Negli ultimi cinquant’anni, la nostra famiglia umana ha conosciuto notevoli sviluppi tecnologici, che erano inimmaginabili per i nostri predecessori. Molti hanno creduto che questo tipo di avanzamenti avrebbe saldato le divisioni che frammentano la condizione umana. Come se le nostre conquiste ci avessero dato il potere di superare le realtà fondamentali della nostra condizione morale e – permettetemi di dire – della nostra condizione spirituale. Tuttavia, nonostante tutti i benefici e le competenze tecnologiche immaginabili – competenze che sembrano superare il nostro intelletto antropologico, assistiamo ancora alle piaghe universali della fame, della sete, della guerra, della persecuzione, dell’ingiustizia, della sofferenza, dell’intolleranza, del fanatismo e del pregiudizio. In questo ciclo che pare inarrestabile, il significato del “Progetto Europeo” non può essere sottovalutato. Si tratta di una delle caratteristiche principali dell’Unione Europea, che è riuscita a promuovere una coesistenza reciproca, pacifica e produttiva tra stati che neppure settant’anni fa erano immersi in un conflitto sanguinario che avrebbe potuto distruggere il retaggio dell’Europa per il futuro. Qui, in questa grande sala dell’assemblea parlamentare, voi vi sforzate di rendere possibile le relazioni tra gli stati e tra le realtà politiche che consentono la riconciliazione tra persone. Avete pertanto riconosciuto l’importanza del dialogo interculturale, specialmente in un momento della storia d’Europa in cui avvengono trasformazioni in ogni paese e su ogni confine della società. Grandi ondate di conflitti, la sicurezza economica e le opportunità hanno fatto spostare i popoli in tutto il pianeta. Per necessità, quindi, persone di diversa origine culturale, etnica, religiosa e nazionale si trovano in stretta prossimità tra loro. In alcuni casi, le popolazioni sono escluse da un ampio contesto sociale. In alcuni casi, le stesse popolazioni rifuggono dall’insieme generale e si isolano dalla società dominante. Ma, in entrambi i casi, quando ci impegniamo nel dialogo, questo non deve essere un semplice esercizio accademico di apprezzamento reciproco. Perché il dialogo sia efficace, perché abbia un effetto di trasformazione nel creare cambiamenti nelle persone, esso non può svolgersi sulla base di “soggetto” e “oggetto”. Il valore dell'”altro” deve essere assoluto – senza oggettivazioni; in modo che ognuna delle parti sia compresa nella pienezza del suo essere.