COMECE

Le famiglie fuori dall’agenda

Europe infos: politica sociale, migrazioni, media

La rinnovata agenda sociale presentata a luglio dalla Commissione europea “non tiene abbastanza conto delle famiglie”: ad affermarlo è Stefan Lunte, esperto di politiche economiche e sociali, nel numero di settembre di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa), che si apre con una nota di Frank Turner. E le famiglie? Precisando che le 20 pagine della comunicazione espongono “obiettivi e misure concrete” per i prossimi due anni, giacché al termine della strategia di Lisbona nel 2010 la politica sociale europea verrà rivista dalla nuova Commissione europea e dall’Europarlamento appena rieletto, Lunte afferma di non ravvisare nel documento “alcun segno di nuovi tentativi di avviare un’offensiva legislativa a livello europeo”. Ad eccezione di “una proposta di direttiva in materia di lotta contro la discriminazione in ambito lavorativo che susciterà certamente diverse discussioni e di un’altra proposta di direttiva sui diritti dei pazienti a cure mediche transfrontaliere – annota l’esperto -, non è presente nessun altro grande progetto” mentre “sarebbe auspicabile che” l’Europa “si dichiarasse a favore della protezione e della promozione delle famiglie”. Un compito che, per Lunte, “spetterà alla prossimi Commissione che entrerà in funzione nel novembre 2009”. “Resta da sperare – conclude – che essa si ricordi delle iniziative positive lanciate dalla presidenza tedesca del Consiglio Ue nel 2007 in occasione della creazione dell’Alleanza europea per le famiglie”.Migrazione e educazione. “Le sfide” rappresentate dalla presenza nelle scuole di “un gran numero di figli di migranti in situazioni di debolezza socioeconomica si sono intensificate nel corso degli ultimi anni”: per questo, afferma Alessandro Calcagno, la Commissione europea ha lanciato nel luglio scorso una consultazione su “Migrazione e mobilità: poste in gioco e opportunità per i sistemi educativi europei”. Identificando tra le difficoltà dei piccoli migranti “la perdita di valore delle conoscenza acquisite”, “l’ostacolo della lingua” e “le insufficienti aspettative delle famiglie”, la Commissione invita, nell’ambito della consultazione, le parti interessate ad offrire il proprio contributo entro il 31 dicembre 2008. Pur rammentando “le competenze nazionali in materia di contenuti e organizzazione dell’istruzione e della formazione”, la Commissione, sottolinea l’esperto, intende “facilitare la cooperazione voluta dagli Stati membri nell’ambito delle politiche d’integrazione dei figli dei migranti”. I contributi “formeranno la base delle conclusioni che saranno pubblicate all’inizio del 2009”. Per Calcagno, l’esperienza della Chiesa cattolica, “costantemente in prima linea nell’ambito dell’educazione”, costituirà “la base di un sostanziale contributo alla consultazione”.Quale uguaglianza? Nell’elaborazione di “misure giuridiche volte a combattere efficacemente la violazione dei diritti fondamentali”, per Joanna Lopatowska la sfida più difficile è “comprendere l’essenza del concetto di uguaglianza” di fronte al rischio di “non considerare il valore della differenza o addirittura negarlo”. “L’uguaglianza e la diversità sono contraddittorie? Differente vorrebbe dire non uguale? Dove comincia l’ingiustizia?”: sono queste, osserva l’esperta in diritti dell’uomo, le domande alle quali “i legislatori europei dovrebbero essere chiamati a rispondere pur continuando a proporre nuove misure in materia”. Chiesa e media. La competenza dell’Ue in materia di media “è limitata all’ambito della legislazione relativa alla concorrenza”, ciononostante “negli ultimi anni il ruolo dei media come strumento di promozione del pluralismo nello spazio democratico è tenuto sempre più in considerazione”, evidenzia Johanna Touzel. Al tema sono dedicati due rapporti d’iniziativa che a fine settembre verranno votati al Parlamento europeo, insieme ad un’iniziativa della Commissione. In uno dei due rapporti, rileva Touzel, viene riconosciuto alla Chiesa cattolica “di avere svolto un ruolo importante nello sviluppo dei movimenti mediatici alternativi in alcuni Paesi dell’Europa centrale” che “hanno condotto ai cambiamenti del 1989”. Ad avviso di Touzel, le suddette iniziative Ue “indicano una delle sfide essenziali per il mantenimento del dibattito democratico: l’accesso dei cittadini alla cultura e all’informazione attraverso un’offerta mediatica diversificata e di qualità”. “In quanto operatore di radio e televisioni in diversi Paesi Ue, la Chiesa cattolica è chiamata, come gli altri operatori, ad impegnarsi in questo dibattito e ad avanzare proposte”.