I medici cattolici europei a congresso”La ricerca scientifica deve essere subordinata ai valori morali, portati alla luce dal cristianesimo. Il laboratorio senza l’oratorio diventa un crematorio come Auschwitz. Le ricerche scientifiche, prive dei riferimenti morali e religiosi, porteranno all’annientamento dell’uomo, come ai tempi di forni crematori”, ha affermato il card. Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, rivolgendosi ai partecipanti dell’11° Congresso europeo delle associazioni dei medici cattolici, organizzato dall’11 al 14 settembre a Danzica, in Polonia. I quasi 300 medici, giuristi e sacerdoti di diversi Paesi del vecchio continente, radunati per quattro giorni nella città polacca, hanno discusso delle sfide della biomedicina concentrandosi sui problemi attinenti al tema centrale del raduno: “La legge naturale e l’ordinamento giuridico umano, nella moderna medicina europea” . Il card. Barragan ha rilevato la necessità, nell’epoca della globalizzazione, di disporre nel campo della biomedicina di un sistema di regole, vigente in tutto il mondo. “La Polonia è tra i Paesi dell’Ue quello dove sono più lacunose le leggi che regolamentano il campo della biomedicina”, ha sottolineato Marek Safjan, già presidente del Tribunale costituzionale polacco. “Mancano – ha osservato il giurista – le norme fondamentali, anche quelle piuttosto tecniche, attinenti alla definizione di paternità e maternità del figlio concepito con il metodo della procreazione assistita, riguardanti il diritto del bambino alla propria identità genetica, la gestione del gamete umano e la diagnostica prenatale”. Della necessità di ricorrere all’obiezione di coscienza, quando l’ordinamento giuridico non rispetta la legge naturale, ha parlato Alicja Grzeskowiak, già presidente del senato polacco, ricordando che proprio i medici sono stati i primi professionisti a doversi rifiutare di eseguire degli atti imposti dalla legge. Il responsabile nazionale per la pastorale nelle case di cura il padre Piotr Krakowiak scorge nel volontariato, del quale fanno parte soprattutto i giovani, un importante segnale di speranza per l’Europa. La dedizione manifestata dai volontari nei confronti delle persone anziane, malate e non autosufficienti costituisce, a suo parere, un forte segnale di protesta contro coloro che appoggiano l’eutanasia. Secondo il gesuita Olivier De Dinechin, membro del Comitato francese di bioetica, “la cura del paziente non può prescindere dalle esigenze morali, nonostante il mondo moderno le metta in dubbio, ammettendo l’eutanasia, la fecondazione in vitro o altre pratiche”. Alfredo Anzani, vice presidente della Federazione europea associazioni medici cattolici ha parlato dell’affievolirsi del nesso tra il corpo e il concetto del bene dell’intera persona. “Il medico, ha osservato, diventa sempre di più solo il fornitore di servizi che hanno come scopo la soddisfazione del cliente”. I cattolici e l’integrazione europeaIl 12 settembre a Cracovia, parlando ai partecipanti alla Conferenza internazionale dedicata al ruolo della Chiesa cattolica nel processo dell’integrazione europea il card. Angelo Sodano ha ricordato la necessità di rimanere fedeli al patrimonio europeo attraverso la partecipazione a tutte le iniziative che mirano alla definizione delle regole della convivenza nel nostro continente. “Senza dubbio – ha affermato il presule – in questi ultimi tempi il relativismo morale è divenuto molto forte, ma dall’altra parte bisogna evitare un eccessivo pessimismo”. Nell’ambito del dibattito dedicato alle speranze e alle preoccupazioni dei cristiani per il futuro dell’Europa, Rocco Buttiglione ha costatato: “Mentre numerosi sono i segnali di una possibile fine dell’Europa non mancano i segnali di un nuovo inizio. Mentre c’è chi si affanna a distruggere il tempio già è iniziato il lavoro della sua ricostruzione. Nuovi, potenti movimenti di rievangelizzazione sono sorti e cresciuti quasi dal nulla, senza appoggi e senza denari, per l’impulso di una fede viva”. Per Buttiglione, “manifestazioni come quella di Roma o di Madrid del Family Day invitano alla speranza e fanno pensare che forse abbiamo superato il punto più profondo della crisi”. Per quanto riguarda, poi, le forze politiche di ispirazione cristiana, “è impossibile che abbiano un futuro senza un loro interno rinnovamento che le ponga in sintonia con le tendenze profonde di una Europa post/secolare in cui di nuovo il riferimento religioso torni ad essere vivo e presente. Se vogliamo evitare il fallimento di una Europa senza volto preannunciato dai referendum olandese, francese ed irlandese, allora dobbiamo lottare per dare un volto all’Europa”. “I pragmatici – ha concluso – ci hanno sempre detto che le istituzioni europee avrebbero incrociato il consenso dei cittadini in forza dei vantaggi pratici di cui erano portatrici. Sembra che il contrario sia vero: i popoli non si lasciano coinvolgere se non c’è una visione culturale, un progetto propriamente politico, alimentati da valori comuni e da una cultura comune”.