UE-ECONOMIA

Nessuna buona notizia

Inflazione elevata mentre non crescono i consumi e la finanza rimane nell’incertezza

L’economia europea segna il passo, l’inflazione resta elevata, i consumi delle famiglie non crescono. E le turbolenze finanziarie che hanno finora colpito l’Occidente potrebbero estendersi ai paesi emergenti, fino a Cina e India. Le istituzioni comunitarie ribadiscono gli allarmi più volte lanciati da un anno a questa parte.Un impatto pesante. “Non ci sono buone notizie”: Joaquín Almunia, commissario Ue agli affari economici e monetari, non ha nascosto le sue preoccupazione presentando mercoledì 10 settembre gli ultimi dati sull’economia europea. “La crescita nell’Ue27 sarà quest’anno dell’1,4%; per l’area euro il dato scende all’1,3%, ossia circa mezzo punto in meno rispetto alle previsioni di aprile”. Il calcolo è stato effettuato sulla base delle proiezioni relative alle prime sette economie comunitarie: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Regno Unito, che insieme costituiscono l’80% del Prodotto interno lordo Ue. “Il perdurare delle turbolenze sui mercati finanziari da più di un anno, il quasi raddoppio dei prezzi dell’energia nello stesso periodo e la correzione intervenuta su alcuni mercati immobiliari” hanno avuto un impatto pesante. Ancora modesti, invece, gli effetti dovuti “al recente calo dei prezzi del petrolio e di altre materie prime e la diminuzione del tasso di cambio dell’euro”.“Pensare alle generazioni future”. Nel commentare le cifre, il commissario spagnolo ha spiegato: “In questo contesto difficile e incerto dobbiamo apprendere dagli errori passati e tenere salda la nostra rotta”. “È fondamentale andare avanti con il programma di riforme” nei paesi aderenti, “per continuare a creare posti di lavoro e affrontare meglio gli shock esterni”. Nonostante l’ulteriore rallentamento dei mercati “dobbiamo operare per ridare fiducia alle piazze finanziarie e preservare i miglioramenti delle finanze pubbliche per non aumentare il peso sulle generazioni future che dovranno già affrontare i problemi dell’invecchiamento della popolazione”. Secondo le tabelle diffuse dalla Commissione, l’inflazione dovrebbe assestarsi quest’anno intorno al 3,8% nell’Ue27 e al 3,6% nei 15 paesi dell’area euro. “Si tratta di una revisione al rialzo – ha puntualizzato Almunia -, anche se l’inflazione potrebbe aver raggiunto un punto di svolta, dato che nei prossimi mesi l’impatto dei passati aumenti dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari dovrebbero gradualmente venir meno”. Si conferma inoltre il freno della domanda interna relativa ai consumi.Nessun Paese è al sicuro. Fra i sette Stati presi in esame, si registrano rallentamenti della crescita marcati in Spagna e Gran Bretagna; dati negativi anche per Germania, Italia e Francia. In realtà nel trimestre in corso (luglio-settembre) solo i Paesi Bassi e la Polonia dovrebbero presentare modeste percentuali di crescita del Pil, attorno allo 0,3% nel primo caso e dello 0,7% nel secondo. Su base annua le previsioni del Pil sono le seguenti: Polonia 5,4%, Paesi Bassi 2,2, Germania 1,8, Spagna 1,4, Regno Unito 1,1, Francia 1,0, Italia (con la peggiore performance) 0,1%. Rispetto al contesto mondiale, la Commissione afferma che “le previsioni per il futuro restano insolitamente incerte”. “Un anno dopo lo scoppio delle turbolenze sui mercati finanziari, la situazione del sistema internazionale rimane fragile”. Anche per questo “la fiducia delle imprese e dei consumatori è diminuita nettamente”. Dunque, sebbene finora la crescita sia rimasta vigorosa nei paesi emergenti, “si profila all’orizzonte un rallentamento dell’economia mondiale”, senza escludere ricadute nell’Estremo oriente.No al protezionismo, preparare la ripresa. L’Esecutivo Ue si sofferma sui “rischi” che gravano sui mercati delle materie prime, dei prodotti energetici e del denaro. Ma occorrerà tenere d’occhio anche gli sviluppi dell’economia statunitense. Uno specifico elemento di disturbo potrebbe essere rappresentato “dai rinnovati appelli al protezionismo e a favore di altre misure distorsive degli scambi”. Sempre il 10 settembre il presidente della Banca centrale europea, il francese Jean-Claude Trichet, intervenendo a un’audizione presso il Parlamento europeo, ha sostanzialmente ribadito quanto affermato da Almunia: “Le turbolenze iniziate nell’agosto dell’anno scorso sono tuttora in corso. Non possiamo abbassare la guardia e riposare sugli allori”. Trichet ha poi difeso le linee di azione della Bce per contrastare l’inflazione: “Attraverso la stabilità dei prezzi si creano le condizioni per la crescita dell’economia e per la creazione di posti di lavoro”. Dal canto suo il lussemburghese Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, nella stessa audizione dinanzi agli eurodeputati, ha puntualizzato: “Non vedo lo spettro di una recessione per la zona euro. Però è vero che l’attività economica si è ridotta notevolmente”. La crescita è “in stallo”; “io non parlo ancora di vera recessione, ma questa situazione deve essere definita seria e richiede tutti i nostri sforzi per mitigarne gli effetti”.