IRLANDA

La forza della memoria

Il card. Sean Brady su cristianesimo in Europa

Si è diffusa una cultura, all’interno dell’Unione Europea, che vuole “relegare le manifestazioni delle proprie convinzioni religiose nella sfera privata e soggettiva”, negando ad individui impegnati nella fede e nelle istituzioni legate alla Chiesa uno spazio pubblico. Lo ha denunciato il leader della Conferenza Episcopale cattolica irlandese, card. Sean Brady, in un discorso tenuto domenica 23 agosto alla “Humbert Summer School”, a Ballina, cittadina nel nord ovest di Irlanda, ad un convegno di politici e economisti che è uno degli appuntamenti più importanti del calendario estivo irlandese. Fonte di saggezza. “L’Irlanda deve molto all’Unione Europea. È difficile credere che avremmo stabilità politica nel Nord o crescita economica nel Sud senza l’Europa”. Il cardinale ha cominciato il suo intervento riconoscendo quanto l’Irlanda deve all’Europa. Ma ha poi subito aggiunto che una importante dimensione del progetto europeo è il potere della memoria”. La memoria dice “chi siamo e come agiamo nel presente. Se ci allontaniamo dalla nostra memoria ci stacchiamo dalle nostre radici più profonde”. La memoria è “fonte di saggezza e di forza di fronte alle nuove situazioni e sfide”. Europa e valori cristiani. È dalla memoria cristiana che derivano i valori in Europa. Il cardinale ha ricordato che il secondo Sinodo dei Vescovi sull’Europa del 1999 aveva individuato tre punti di azione per le istituzioni europee: “agire contro le violazioni dei diritti umani di individui e minoranze”: “prestare attenzione a tutto ciò che concerne la vita umana dal momento del concepimento alla morte naturale” e “proteggere la famiglia fondata sul matrimonio”. Nel 2003, in una riflessione successiva al Sinodo, papa Giovanni Paolo II aveva raccomandato alle istituzioni europee di promuovere l’unità del continente e di mettersi al servizio della umanità e proponeva all’Europa di darsi una “carta” comune chiedendo che in essa fosse fatto riferimento “alla eredità cristiana e religiosa dell’Europa”. “Molti progressi sono stati fatti” nel campo del rispetto per la presenza e l’azione delle Chiese e delle comunità religiose in Europa. E “la Chiesa Cattolica – ha sottolineato il card. Brady -, come viene dimostrato da diversi documenti del Papa e dei Sinodi, ha un atteggiamento generalmente positivo verso il progetto europeo e gli ideali nei quali è radicato”. Le riserve. Si tratta, però, di “un sostegno con riserva”. “Come il recente referendum sul Trattato di Lisbona in Irlanda suggerisce – ha avvertito Brady – almeno alcuni che erano in passato entusiasti nei confronti degli obbiettivi dell’Unione Europea, si trovano oggi a disagio. Le ragioni di questo disagio sono complesse”, ma secondo il porporato si possono ricondurre alla “perdita di memoria cristiana” che si percepisce nelle istituzioni e politiche europee. La Chiesa guarda con preoccupazione a quell’atteggiamento “pragmatico prevalente” nell’Unione europea che trova il suo compromesso sui valori essenziali dell’uomo della morale e della società “sulla base del più basso comune denominatore”. “Questo approccio – commenta Brady – finisce per negare ai cristiani il diritto di intervenire nei dibattiti pubblici”. “Lo stesso – ha proseguito il cardinale – può essere detto per le posizioni prese in merito alla ricerca sulle cellule staminali, lo statuto delle unioni omosessuali, il primato della famiglia fondata sul matrimonio, la cultura della vita. La cultura prevalente e l’agenda dell’Unione Europea sembrano essere guidate più dalla tradizione secolare che dalla memoria ed eredità cristiane che appartengono alle ampia maggioranza degli Stati membri”. L’anima europea. In questo contesto – ha proseguito il cardinale – non sorprende il fatto che l’Europa stia perdendo fiducia nel suo futuro. Dalla sua fondazione, l’Unione europea è una identità storica, culturale e morale prima ancora di darsi obiettivi geografici, economici e politici. Secondo le parole di papa Benedetto XVI, è impensabile costruire una autentica casa comune europea disconoscendo le identità dei popoli che la abitano. È una identità costruita su valori universali in cui il cristianesimo ha giocato un ruolo fondamentale”. Questo valori costituiscono oggi “l’anima dell’Europa”. E “senza il rispetto per la propria anima e la memoria cristiana – ha avvertito il cardinale – il progetto europeo è destinato a perdere coesione sociale”.