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Europa: il pensiero di Paolo VI
Il 6 agosto 1978, a Castel Gandolfo, moriva Paolo VI: a distanza di 30 anni proponiamo alcuni frammenti del pensiero europeo di Papa Montini tratti dalla lettera da lui inviata il 25 luglio 1975 a mons. Agostino Casaroli in occasione della Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa e nel mondo.All’apice di questa storia lunga e spesso tormentata, grazie alla varietà di contributi che ogni popolo di questo continente, con il suo genio peculiare, le ha fornito, l’Europa possiede un patrimonio ideale che rappresenta un retaggio comune: questo si basa essenzialmente sul messaggio cristiano, annunciato a tutte le popolazioni che lo hanno accolto e fatto proprio; esso comprende, oltre ai valori sacri della fede in Dio e del carattere inviolabile delle coscienze, i valori dell’uguaglianza e della fraternità umana, della dignità del pensiero consacrato alla ricerca della verità, della giustizia individuale e sociale, del diritto concepito come criterio di comportamento nei rapporti tra i cittadini, le istituzioni, gli Stati. È verso questo patrimonio, unico e indistruttibile, che amiamo volgere il pensiero come a una fonte di pace…Il riconoscimento dell’interdipendenza della sicurezza tra gli Stati, affidata agli impegni solenni di rinuncia al ricorso e alla minaccia della forza, di regolamento pacifico delle differenze, di rispetto in buona fede degli obblighi internazionali; la risoluzione di sviluppare rapporti reciproci corretti e amichevoli, basati sul rispetto della legittima sovranità e dei diritti che devono essere riconosciuti a ogni paese, della sua realtà umana, politica, culturale, sociale, oltre che sul rispetto della libera volontà del proprio popolo nello stabilire le proprie istituzioni; l’interesse comune mirato allo sviluppo della cooperazione nel settore economico, scientifico, tecnico, sociale, culturale e umanitario, tutto ciò basterebbe da solo a dare il senso dell’impegno grave, delicato, difficile a cui si vuole ispirare la politica degli Stati partecipanti. Noi parliamo di Stati, perché essi sono forma giuridica dei soggetti dei rapporti internazionali, ma vorremmo rivolgerci più precisamente ai popoli che costituiscono la realtà viva degli Stati, la loro ragion d’essere e il motivo delle loro azioni. Questi popoli di lingue e tradizioni diverse, che compongono l’Europa più che dividerla, guardano con ansiosa attenzione alle affermazioni solenni che saranno sottoscritte. Ci sono centinaia di milioni di uomini e di donne, giovani e vecchi, che aspirano a vivere rapporti sempre più sereni, più liberi, più umani, cioè a godere della pace nella giustizia; essi desiderano certamente sentirsi rassicurati dalla garanzia della sicurezza di ogni Stato, ma sono altrettanto confortati dalla riaffermazione del rispetto dei diritti legittimi dell’uomo e delle sue libertà fondamentali. Tra questi diritti, la Santa Sede si rallegra di vedere specificamente evidenziata la libertà religiosa, pur considerando con altrettanto interesse le possibilità di protezione e di crescita umana che tali libertà significano per gli individui, per le comunità, gli emigranti, i gruppi etnici, le minoranze nazionali, le popolazioni di ogni regione. A giusto titolo, è stata presa particolarmente in considerazione la possibilità di facilitare i movimenti e i contatti tra le persone e le istituzioni o gli organismi. Possano le persone che si sposteranno quindi più liberamente per incontrarsi da un paese all’altro dell’Europa essere sempre gioiose portatrici di un messaggio vivo e convincente di amicizia e di pace, simbolo e pegno della pace e dell’amicizia tra i loro paesi! La pace in Europa e la pace tra l’Europa e il mondo intero! Considerando le loro responsabilità storiche e quelle che attualmente hanno nel contesto internazionale, i paesi d’Europa e, con essi, gli Stati Uniti d’America e il Canada, si dichiarano consapevoli dello stretto legame che esiste tra la pace e la sicurezza in Europa e nel mondo, con particolare riferimento al bacino del Mediterraneo; essi riaffermano inoltre il proprio impegno a contribuire a risolvere, in uno spirito di vera solidarietà, i grandi problemi di interdipendenza e di collaborazione che assillano la vita della comunità internazionale.