ANGLICANI

Dialogo più difficile

Intervento del card. Walter Kasper alla Lambeth Conference

“Speriamo di non venire messi da parte e di poter continuare ad avere un dialogo serio alla ricerca della piena unità affinché il mondo creda”. Si è aperto con questo accorato appello a proseguire il dialogo il discorso che il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha tenuto il 30 luglio a Canterbury alla Lambeth Conference. Ad ascoltarlo i vescovi e i primati anglicani di tutto il mondo impegnati dal 16 luglio (la Conferenza si concluderà il 4 agosto) ad uscire da quella crisi “grave e complessa” che si è aperta nell’ultimo decennio attorno alle ordinazioni episcopali delle donne e degli omosessuali. Riportiamo una sintesi del lungo e articolato discorso del card. Kasper, che è stato diffuso integralmente dall’Osservatore Romano. Omosessualità. Nel suo intervento, il card. Kasper ha ripercorso le tappe più importanti dei rapporti intercorsi negli ultimi anni tra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana ed ha presentato una sua dissertazione magisteriale sulla ecclesiologica a cui rimandano molti dei problemi che la Comunione anglicana sta affrontando in questo periodo. Poi nella parte finale il cardinale si sofferma sulle “due questioni al centro delle tensioni”: l’ordinazione delle donne e la sessualità umana”. “L’insegnamento della Chiesa cattolica sulla sessualità umana, in particolare, sull’omosessualità – ha detto il cardinale – è chiaro ed esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Siamo convinti del fatto che questo insegnamento sia saldamente fondato nel Vecchio e nel Nuovo Testamento e quindi che qui sia in gioco la fedeltà alle Scritture e alla tradizione apostolica”. Rifacendosi poi ad una dichiarazione dell’Arcic (Vita in Cristo), il cardinale ricorda che anglicani e cattolici concordavano sul fatto che “l’attività omosessuale è disordinata” ma differivano “relativamente al consiglio morale e pastorale che avremmo offerto a quanti lo cercavano”. “Alla luce delle tensioni degli scorsi anni a questo proposito – ha concluso Kasper -, una dichiarazione chiara da parte della Comunione anglicana ci offrirebbe maggiori possibilità di offrire una testimonianza comune della sessualità umana e del matrimonio, una testimonianza dolorosamente necessaria nel mondo di oggi”.Ordinazione delle donne. Il cardinale fa notare che “a proposito dell’ordinazione delle donne al sacerdozio e all’episcopato, la Chiesa cattolica ha chiaramente esposto il suo insegnamento fin dall’inizio del nostro dialogo”. Su questo argomento era intervenuto lo stesso Kasper alla Camera dei vescovi della Chiesa di Inghilterra nel 2006. A Canterbury, il cardinale ha ripetuto che per la Chiesa cattolica “la decisione di ordinare le donne implica un allontanamento dalla posizione comune di tutte le Chiese del primo millennio, ossia non solo della Chiesa cattolica, ma anche delle Chiese orientali e ortodosse. Ci sembra che la Comunione anglicana si stia avvicinando molto alle Chiese protestanti del XVI secolo e stia assumendo una posizione che quelle Chiese assunsero solo nella seconda metà del xx secolo”. Kasper sottolinea inoltre che attualmente sono 28 le province anglicane che ordinano donne al sacerdozio e che, sebbene soltanto 4 province abbiano ordinato donne all’episcopato, altre 13 province hanno approvato la legislazione che permette l’episcopato femminile. Insomma, “la Chiesa cattolica deve ora tener conto della realtà che l’ordinazione delle donne al sacerdozio e all’episcopato non riguarda solo province isolate, ma corrisponde sempre più alla posizione della Comunione”.Risvolti ecumenici. Il card. Kasper non ha usato mezzi termini ed ha chiaramente esposto con estrema chiarezza la situazione del dialogo. “Sebbene il nostro dialogo abbia portato a un accordo significativo sull’idea di sacerdozio, l’ordinazione delle donne all’episcopato – ha detto il porporato – blocca sostanzialmente e definitivamente un possibile riconoscimento degli Ordini anglicani da parte della Chiesa cattolica”. “Ora sembra che la piena comunione visibile quale fine del nostro dialogo abbia fatto un passo indietro, che il nostro dialogo avrà obiettivi meno definitivi e quindi che il suo carattere ne risulterà alterato”. Ma Kasper è stato altrettanto chiaro che per la Chiesa cattolica il processo ecumenico non si ferma. E così conclude: “La nostra acuta consapevolezza della grandezza e della notevole profondità della cultura cristiana della vostra tradizione rende più grande la nostra preoccupazione per voi relativamente ai problemi e alle crisi attuali, ma ci dona anche fiducia nel fatto che, con l’aiuto di Dio, troverete una via d’uscita da queste difficoltà e che in modo nuovo saremo rafforzati nel nostro comune pellegrinaggio verso l’unità che Gesù Cristo desidera per noi e per la quale prega”. Poi rammentando quanto scritto in una lettera all’arcivescovo di Canterbury nel dicembre 2004, il porporato ha assicurato: “In uno spirito di amicizia e collaborazione ecumeniche siamo pronti a sostenervi in qualsiasi modo sia appropriato e necessario”.