Turchia: “impegni per le minoranze cristiane”La Chiesa cattolica in Turchia accoglie la sentenza dell’Alta Corte di Ankara che ha respinto la richiesta della magistratura di mettere al bando l’Akp ma ora si dice in attesa di vedere come il partito (ora al governo) riuscirà a mantenere “impegni e promesse”. “Mi pare – dice al Sir mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia e presidente della Conferenza episcopale turca – che la sentenza mantenga gli equilibri che si sono rassodati in questi ultimi anni. Del resto sarebbe stato difficile mettere al bando un partito che ha ottenuto il 47% dei consensi. È da pensare che una messa al bando di un partito di questa portata avrebbe avuto una risonanza negativa. Da quanto so anche i mercati e l’Unione Europea hanno reagito positivamente alla notizia e questo è un segnale della fiducia che si dà all’estero a questo orientamento politico. Si tratta di vedere ora se questo partito riuscirà a realizzare tutte le promesse che sono state fatte e a mantenere gli impegni presi. In particolare mi riferisco agli impegni presi nei confronti delle minoranze religiose. Vediamo se in questa situazione le cose andranno meglio”. Secondo mons. Padovese, la battaglia che l’episcopato turco (insieme all’episcopato tedesco e alla Santa Sede) sta portando avanti per chiedere che nell’anno in cui si celebra il bimillenario della nascita di San Paolo, la Chiesa di Tarso (città in cui nacque l’apostolo delle genti) ritorni al culto dei cristiani, è “un simbolo di come le autorità centrali si orienteranno nei confronti dei cristiani”. “È stato chiesto ripetutamente da parte della Conferenza episcopale – spiega al Sir mons. Padovese -, che la Chiesa di Tarso divenuta ora un museo sia concessa a tutti i pellegrini che si recheranno a Tarso. Ci sono state fatte diverse promesse e assicurazioni ma fino ad ora ci è stato concesso soltanto di poter mettere una croce all’interno di questo edificio-museo e di non far pagare il biglietto di ingresso soltanto però ai gruppi che previamente avvisano della loro visita. Mi sembra francamente un po’ poco rispetto a quanto ci è stato detto in precedenza da diverse autorità locali e nazionali”. Facendo poi riferimento alla sentenza dell’Alta Corte di Ankara, mons. Padovese aggiunge: “Se c’è un avanzamento democratico che riguarda l’Islam in Turchia e quindi la possibilità di esprimere la propria fede pubblicamente, anche mediante il velo, credo che per la stessa ragione si debbano applicare gli stessi diritti anche alle minoranza religiose. Si riconosca allora che ci siamo e si riconosca anche che ci sono migliaia di turisti che vengono in Turchia e hanno il desiderio legittimo di pregare in una chiesa e non in un museo”.Lussemburgo: no agli “agrocarburanti”La Chiesa cattolica di Lussemburgo ha aderito all’iniziativa, promossa da altre 18 organizzazioni della piattaforma “Agrokraftstoffe” (“Agrocarburanti”), per protestare contro l’utilizzo delle derrate per la produzione di energia. L’azione consiste in una lettera di protesta indirizzata nei giorni scorsi al governo lussemburghese per esprimere la disapprovazione nei confronti della proposta della Commissione Ue di innalzare al 10% entro il 2020 la quota di agrocarburanti rispetto al fabbisogno energetico nel settore dei trasporti. Questo provvedimento, scrivono le organizzazioni, “distruggerà la sicurezza alimentare di milioni di persone, senza peraltro contribuire alla tutela del clima. Questo obiettivo non può essere raggiunto in condizioni sostenibili”. L’obiettivo del 10% non può essere raggiunto dall’agricoltura europea, che non dispone delle superfici coltivabili necessarie. “La gran parte degli agrocarburanti viene importata da Paesi soglia e da Paesi in via di sviluppo. La nostra domanda crescente influirà sui mercati globali in modo tale da far sì che vengano coltivate sempre più aree che portano il maggiore profitto, senza considerare la riserva di aree necessaria per la coltivazione degli alimenti”, ammonisce il documento. “Ciò comporta anche la razzia della terra, gravi violazioni dei diritti umani e condizioni inumane di lavoro, nonché la distruzione delle foreste pluviali. Si illude chi pensa che esistano agrocarburanti che non causano la fame!”. “Persino la riduzione delle emissioni nocive grazie all’impiego degli agrocarburanti è dubbia: la loro produzione comporta già ora la distruzione di ecosistemi naturali, l’emissione di gas serra in proporzioni drammatiche e la distruzione delle varietà delle specie”, avvertono le organizzazioni, che concludono la lettera chiedendo al Parlamento e al governo lussemburghese di adoperarsi per la cancellazione definitiva dell’obiettivo del 10%. Portogallo: fissata la soglia di povertàIn una nota la presidente della Commissione nazionale giustizia e pace (Cnjp), Manuela Silva, plaude alla risoluzione approvata all’unanimità dal Parlamento portoghese in cui si dichiara che la povertà è una violazione dei diritti umani. “Il Portogallo può dirsi oggi orgoglioso”. Scrive Manuela Silva, aggiungendo che “tale risultato costituisce il meritato consenso della sensibilità mostrata dai diversi partiti alla Petizione presentata all’Assemblea della Repubblica il 17 ottobre 2007 dalla Cnjp, in nome delle 123 mila persone e delle numerose organizzazioni che l’avevano sottoscritta”. Accogliendo alcuni suggerimenti contenuti in quel documento, ha aggiunto, “la risoluzione parlamentare fissa una soglia ufficiale di povertà, in relazione al livello di reddito nazionale e delle condizioni di vita medie della nostra società, che sarà utilizzata nella determinazione delle prestazioni sociali; crea un meccanismo di osservazione e di accompagnamento delle politiche pubbliche in riferimento alle loro ripercussioni sullo sradicamento della povertà; stabilisce una valutazione annuale della situazione sociale del paese considerando lo stato generale di indigenza ed i progressi compiuti”. Attendendo con fiducia la difficile e complessa realizzazione pratica delle deliberazioni prese da parte del governo e delle amministrazioni locali, Manuela Silva ha ribadito che la Cnjp non mancherà di assumere la sua parte di responsabilità e dare il proprio contributo in questa sfida lanciata alla società civile.