Inghilterra, Germania, Portogallo

Inghilterra: lottare con più impegno contro la povertàIl card. Cormac Murphy-O’Connor, insieme ai leader di altre fedi, ha partecipato nei giorni scorsi ad una manifestazione nel centro di Londra per spronare i governi di tutto il mondo a lottare contro la povertà. Il corteo è sfilato da Whitehall fino a Lambeth Palace: qui l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, e il primo Ministro, Gordon Brown, hanno chiesto ai leader mondiali un rinnovato impegno a mantenere le loro promesse dimezzare la povertà entro il 2015 in vista anche del vertice delle Nazioni Unite di settembre. Il cardinale, richiamando il suo recente viaggio in Sud Africa dove ha visto le gravi condizioni in cui versano molte persone, ha affermato che “aiutare i poveri e gli emarginati è un tratto importante della vocazione cristiana. La Chiesa è in prima linea nel lavoro a favore di coloro che soffrono, una sfida per l’intera comunità internazionale. Dobbiamo continuare a fare pressione su coloro che detengono il potere per contribuire a porre fine alla povertà in tutto il mondo. Noi abbiamo i mezzi per affrontare questa terribile situazione, ma le promesse fatte dai governi devono essere mantenute”. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha convocato un vertice delle Nazioni Unite per il 25 settembre nel quale si passeranno in esame i progressi nel campo degli impegni finanziari necessari per realizzare gli Obiettivi del Millennio (Osm). Da un aggiornamento sugli Osm delle Nazioni Unite è emerso che, a fianco alcuni progressi realizzati, ce ne sono altri, in settori come l’istruzione e la mortalità infantile, in grave ritardo in molti Paesi. Germania: preoccupazione per i cristiani iracheniMons. Ludwig Schick, presidente della Commissione per la Chiesa universale della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), ha espresso preoccupazione il 23 luglio scorso per la situazione dei cristiani in Iraq, di cui molti hanno già lasciato il Paese. “Prima della guerra vi vivevano circa 800.000 cristiani, oggi sono circa la metà, poiché 400.000 di loro sono già fuggiti”. Di quelli rimasti, ha aggiunto, “circa 10.000 vogliono lasciare il Paese, di cui 1.000 intendono raggiungere la Germania. I cristiani del luogo non sono solo colpiti dalla guerra civile nel loro Paese, come tutti gli iracheni, ma vengono anche perseguitati come cristiani”, ha osservato. Mons. Schick ha esortato i politici tedeschi ed europei ad accogliere i profughi cristiani dell’Iraq. “Dove potrebbero andare altrimenti? Nei Paesi islamici non possono: in quanto cristiani non vengono accolti. È invece buono e lodevole che i Paesi islamici dell’Iraq accolgano i propri fratelli di fede fuggiti” dal Paese. “I cristiani”, ha proseguito, “devono ottenere il permesso” – ha puntualizzato – deve essere chiaro che secondo la comprensione cristiana non deve esistere alcuna differenza di trattamento dei profughi, che devono trovare ovunque accoglienza e aiuto. Le differenze potrebbero esistere solo per quanto concerne un diritto di soggiorno temporaneo”. “L’Unione Europea deve adoperarsi soprattutto per la fine della guerra in Iraq e fare di tutto per stabilizzare la situazione locale. Tutti i profughi, anche e soprattutto i cristiani, debbono poter tornare presto nella loro patria”, ha dichiarato Schick, così concludendo: “L’Ue deve esercitare pressioni per il rispetto della convenzione per i profughi. Tutti i perseguitati costretti a fuggire, hanno il diritto di essere accolti”.Portogallo: sacerdoti con più parrocchie a BragaIn un articolo pubblicato sul quotidiano “Diário do Minho”, l’arcivescovo di Braga, mons. Jorge Ortiga ha ammesso la crescente carenza vocazionale che caratterizza la sua Arcidiocesi: “Ci sono sempre più situazioni di sacerdoti che si devono occupare contemporaneamente di quattro o cinque parrocchie: se però vogliamo affrontare il futuro con speranza e fiducia, dobbiamo abituarci all’idea che la figura del parroco in quanto tale sarà sempre meno presente”. “Noi tutti, vescovi, sacerdoti e laici, – ha scritto il primate bracarense – dobbiamo dimostrarci innovatori e, senza essere nostalgici di un passato che non può tornare, dobbiamo affrontare nuove sfide pastorali che potranno essere fruttuose solo se saremo capaci di assumere un diverso atteggiamento ecclesiale che implichi una maggiore informazione e una formazione permanente di tutti, e soprattutto possegga la dinamica capacità di riporre fiducia e di condividere responsabilità pastorali con altri membri del Popolo di Dio”. Di fronte alla presente necessità di una riorganizzazione delle arcipreture e ad una probabile ulteriore diminuzione dei sacerdoti, mons. Ortiga ha aggiunto che “È necessario attuare nelle comunità un’evangelizzazione seria e competente, che promuova una cultura vocazionale al ministero ordinato, alla vita consacrata e all’esperienza missionaria, e che, al tempo stesso, sia altresì capace di far emergere le qualità e le capacità di collaboratori laici nei diversi settori pastorali”. “Tutta la comunità – ha rilevato in chiusura di articolo l’arcivescovo di Braga – deve sentirsi coinvolta in questo compito evangelizzatore e corresponsabile per la riuscita ed effettiva dinamizzazione della propria parrocchia”.