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Attualità del pensiero di Papa Montini (1978 – 2008)
L’anniversario della morte di Paolo VI, il 6 agosto 1978, è l’occasione per tornare su uno dei pontificati più importanti della storia della Chiesa universale. Tra le tante sfide con le quali mons. Montini, poi Papa Paolo VI, si dovette confrontare, quella europea, tra guerre e totalitarismi,non fu la meno impegnativa. Una doppia preoccupazione è sempre percettibile in questo Pontefice: un’Europa cristiana spiritualmente riconciliata con se stessa; un’Europa costruita, istituzionalmente, sulla base delle proposte dei dirigenti politici della Democrazia Cristiana. Subito dopo la guerra mons. Montini difendeva la causa di un’Europa della riconciliazione, e pensava che i cattolici avessero una responsabilità singolare, una responsabilità profetica per ricostruire l’Europa sulla base della riconciliazione.Per lui, l’Europa, come disse a un diplomatico nel 1954 dopo il fallimento del progetto Ced (Comunità Europea di Difesa) era “innanzitutto un problema spirituale”. Per tale ragione proclamò San Benedetto “patrono principale di tutta l’Europa” (breve “Pacis nuntius”, 24 ottobre 1964) per sottolineare l’unità fondamentale del continente: “Portò il progresso cristiano dal Mediterraneo alla Scandinavia”.Ma molto concretamente, da Sostituto, da arcivescovo di Milano, da Papa, non mancò un’occasione per sostenere tutte le iniziative a favore delle costruzione di una Comunità Europea secondo il modello proposto da Robert Schuman nella sua Dichiarazione del 9 maggio 1950. Senza pronunciarsi sulle scelte concrete, Montini, vi vedeva la strada giusta per costruire un’Europa nuova fondata su alcuni valori base: la solidarietà, la pace, la riconciliazione tra Germania e Franca, la democrazia. Durante il suo pontificato, segnato da diversi problemi di organizzazione (creazione della politica agricola comune, allargamenti dell’Europa dei Sei, politica di de Gaulle), non smise mai di sostenere il processo di unità, di seguirlo, di incoraggiarlo. Unire l’Europa è “un dovere” dichiarò ai giovani democratici cristiani nel 1964, aggiungendo: “La Chiesa cattolica vuole che il processo d’integrazione europea si realizzi senza ritardo”. Vedeva in tale costruzione una pedagogia della democrazia e dell’apprendistato di nuove solidarietà tra i popoli europei, ma anche tra questi e i popoli non europei (enciclica Populorum progressio, 1967).La visione di Papa Montini non si limitava alla sola Europa occidentale, sempre più unita all’interno della Comunità Europea. Si mostrava molto preoccupato per l’insieme del continente e per il dialogo Est-Ovest. Nel 1964, nel contesto del Concilio Vaticano II, creò il Segretariato per i Non credenti, destinato a stabilire dei contatti con l’altra Europa. Sopratutto lanciò il processo dell’Ostpolitik, convinto che la divisione dell’Europa fosse il frutto soltanto degli eventi, che fosse pericolosa per la pace del mondo, e che fosse necessario riprendere il dialogo per ricercare i punti di convergenza. Con mons. Agostino Casaroli, Segretario del Consiglio per gli Affari pubblici della Chiesa, la Santa Sede partecipò alla Conferenza di Helsinki su la Sicurezza e la Cooperazione in Europa dal 1973 al 1975. Se il documento finale della Conferenza fu criticato all’inizio da alcuni ambienti religiosi che vi lessero un abbandono della Chiesa del silenzio perseguitata nei paesi comunisti, Paolo VI ne sottolineò profeticamente la dimensione etica e insistette sui frutti a lungo termine del dialogo. Parlando il 12 gennaio 1972 ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, si rallegrò per il riconoscimento da parte di tutti gli Stati europei, compresi l’Urss e i suoi alleati, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Cosciente delle difficoltà per la realizzazione degli accordi, affermò che “ogni progresso nella coscienza, nell’affermazione, nell’impegno di una deontologia proiettata sull’avvenire dei popoli e dei loro rapporti, rappresenta un prezioso contributo alla formazione – anche lenta e faticosa – di un ordine vero di pace nel mondo”. Questo cammino fu percorso poi anche dal suo successore, Giovanni Paolo II, e portò alla caduta dei regimi comunisti e alla quasi unificazione dell’Europa attraverso l’Unione europea. In un momento di crisi dell’Europa, di dubbi, la visione lungimirante di Paolo VI viene a ricordare che unire i popoli europei fa parte integrante della Civiltà dell’amore che il Vangelo chiede ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà di realizzare.