ROM IN EUROPA

Italia, Svizzera, Slovacchia

Italia: una giornata all’insegna del dialogoLe soluzioni ai problemi dell’integrazione dei Rom “non si trovano solo con decisioni a Roma e a Bruxelles” ma attraverso “il dialogo e la creazione di fiducia” tra istituzioni, società civile e comunità Rom, perché “la responsabilità è comune” e i Rom “sono parte integrante della cultura europea”. Lo ha detto il 17 luglio a Roma Joachim Ott, dell’Unità azioni contro le discriminazioni, DG Occupazione, Affari sociali e pari opportunità della Commissione europea, intervenendo a “Vakriben” (che in lingua romanì significa dialogo), la Giornata Rom all’insegna del dialogo interculturale in Europa, organizzata dalla rappresentanza in Italia della Commissione europea e dall’Università La Sapienza di Roma proprio nell’ateneo romano. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg, in un messaggio, ha messo in evidenza che in Europa “una quotidiana discriminazione, compreso l’incitamento all’odio e talvolta aggressioni fisiche da parte di gruppi razzisti, non aiuta i Rom a sentirsi ben accetti dalla collettività. Chi detiene il potere deve capire questa mancanza di fiducia”. “In molti Paesi europei – ha detto Hammarberg – ai Rom sono tuttora negati i fondamentali diritti dell’uomo. Emarginati, sono rimasti molto indietro rispetto alla maggioranza della popolazione nei livelli di istruzione, occupazione, alloggio e standard sanitari e non dispongono praticamente di alcuna rappresentanza politica”. E’ dunque “di vitale importanza che le autorità nazionali e locali si adoperino in modo attivo e concertato per spezzare questo circolo vizioso”. L’università, è stato detto durante l’incontro, “è di per sé un luogo aperto al confronto con altre idee, quindi più di altri può diventare promotore del dialogo tra culture per tutta la società”. Scuola, lavoro, lingua, casa sono gli aspetti necessari per una reale integrazione dei Rom, è stato ribadito dai parlamentari europei intervenuti, ricordando che molti problemi in Italia sono sorti perché non sono stati utilizzati i fondi europei messi a disposizione: su 567 milioni di euro, solo 1 milione è stato speso. Modelli di integrazione positivi, secondo alcuni funzionari europei, sono i tentativi in corso in Spagna (dove vivono 700-800.000 nomadi) e in Ungheria.Svizzera: la “gente del viaggio”In Svizzera, la “gente del viaggio” è in gran parte cattolica e della loro assistenza spirituale si occupa la Cappellania cattolica svizzera per gli itineranti, della Conferenza episcopale svizzera, il cui cappellano è il frate domenicano Jean-Bernard Dousse op. La Cappellania è un’équipe mista fatta di nomadi, persone con fissa dimora, laici, preti e religiosi. Durante l’inverno la Cappellania assicura una formazione catechetica e biblica, e preparazione ai sacramenti. A fine luglio (22-27 luglio) viene organizzato ormai da dieci anni consecutivi, il pellegrinaggio nazionale all’Abbazia di Einsiedeln (Cantone di Svitto in Svizzera) dove è presente anche la Cappellania, con il suo camper chiamato “Stella cadente”. Il pellegrinaggio come tale fa parte integrante della cultura e dell’identità degli itineranti e quello all’abbazia dei frati benedettini è una tradizione ormai, che risale dal 1999. È insieme luogo di incontro degli itineranti e occasione per approfondire la fede. Il programma prevede santa messa quotidiana, momenti di preghiera nella Cappella della Madonna Nera venerata a Einsiedeln, la Via Crucis, benedizione dei malati, delle famiglie e delle carovane, e incontri con i monaci benedettini dell’Abbazia. Nel corso della celebrazione principale, che si terrà sabato 26 luglio, alcuni ragazzi e adulti rom riceveranno la Prima Comunione e la Cresima. L’anno scorso, al pellegrinaggio nazionale all’Abbazia di Einsiedeln hanno partecipato circa 250 persone di etnia rom. La Cappellania ha scelto l’Abbazia di Einsiedeln come luogo di pellegrinaggio perché è un santuario dedicato alla Madonna, verso la quale la gente del viaggio nutre una grande devozione, ma anche perché tanti nomadi sono originari da Einsiedeln.Slovacchia: bambini discriminati?In Slovacchia – secondo Amnesty International -, un alto numero di bambini rom sono collocati in modo inappropriato in “scuole speciali” per bambini con disabilità mentali, dove ricevono un’istruzione di livello inferiore e hanno opportunità molto limitate di impiego e istruzione superiore,. “I bambini possono essere collocati nelle scuole speciali dopo una diagnosi formale di disabilità mentale e solo col pieno consenso dei genitori”, spiega l’organizzazione umanitaria. A Pavlovce nad Uhom (una cittadina nella Slovacchia orientale, a 10 chilometri dal confine con l’Ucraina) “molti bambini non hanno ricevuto una valutazione – denuncia l’Organizzazione – e se c’è stata è stata gravemente difettosa. Nel contempo, nella maggior parte dei casi il consenso dei genitori non è stato né libero né informato”. Amnesty International, perciò, chiede alle autorità slovacche “di riconoscere questi fallimenti e di introdurre adeguate riforme strutturali”.