GMG

I giovani contro le povertà

Intervista con il card. Oscar Rodriguez Maradiaga (Venezuela)

Globalizzazione, solidarietà, diritti umani, morale sessuale… Sono alcuni dei temi trattati dal cardinale venezuelano Oscar Rodriguez Maradiaga nel corso di un incontro a Melbourne, in occasione dei “giorni nelle diocesi”, durante la Gmg di Sydney (15-20 luglio). Per SIR Europa, Simona Mengascini ha incontrato nella città australiana il card. Maradiaga e gli ha posto alcune domande.La globalizzazione non si è rivelata sempre un fattore positivo di crescita: è un fenomeno che va governato? E come? “La globalizzazione è una grande opportunità per i giovani, che hanno maggiori possibilità di contatti e di relazioni grazie alla mobilità ma, al tempo stesso, ne possono essere le vittime, soprattutto se vivono in certi Paesi del mondo . Può diventare un fattore positivo di crescita se significa maggiore condivisione del destino degli altri esseri umani, maggiore impegno nell’aiuto di chi è in difficoltà. Dunque la carità, come dice Benedetto XVI, deve diventare il centro della vita delle persone ed è importante che i giovani scoprano che chiudendosi non possono comunicare, mentre aprendosi possono veramente portare un messaggio vero di solidarietà agli altri”. I giovani europei, ma non solo, sono sempre in prima linea nell’invocare giustizia, tolleranza, solidarietà e diritti umani. Ma nel mondo ci sono molte situazioni che sembrano sempre più difficili: come si possono affrontare?“Purtroppo sta crescendo la globalizzazione della povertà. Io non penso che potranno essere raggiunti gli obiettivi del Millennio, fissati per il 2015, perché il prezzo del petrolio, per esempio, cresce e aumentano i prezzi degli alimenti con gravi conseguenze per molti popoli del mondo. Io non credo che questo aumento sia solo determinato dalle scelte dei Paesi produttori, ma che una grande responsabilità sia delle banche e degli istituti finanziari. I cristiani che sono cittadini di questo mondo, oltre a impegnarsi nella carità hanno il dovere di dire la verità e di impegnarsi per cambiare le cose”. In Europa, i giovani, da alcuni anni, sembrano disinteressarsi della politica, sono disgustati dalla corruzione e non vogliono “sporcarsi le mani”…“Il mondo non si può cambiare e la corruzione non si può estirpare se i giovani non si impegnano in politica. La storia ci insegna che la partecipazione democratica, e non le rivoluzioni fatte con le armi e la violenza, è l’unico sistema per portare più giustiza e verità nel mondo. I cattolici sono chiamati a impegnarsi in Europa come nel resto del mondo: la difesa della vita umana e della dignità dell’uomo sono le nostre priorità e non possiamo restare indifferenti alle sofferenze del mondo”.Molti giovani, anche cristiani, sono convinti che malattie devastanti come l’Aids si combattano incoraggiando forme di contraccezione…“Nel mio Paese, il Venezuela, sono stati distribuiti gratuitamente per vent’anni i preservativi e l’epidemia è aumentata. In Uganda invece, dove la Chiesa cattolica, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, ha lanciato una campagna di educazione sessuale, la diffusione del virus è diminuita. La sessualità va vissuta in maniera responsabile evitando la promiscuità: noi non siamo solo istinto, siamo uomini, dotati di una ragione che va utilizzata. Il problema di oggi è che si vive una continua schizofrenia tra le diverse dimensioni della vita: ma alla fine la persona è unica e come Chiesa riteniamo che l’uomo vada considerato nella sua integralità”. Nei giorni dell’accoglienza lei è stato a Melbourne: quali sono le sue prime impressioni sui giovani e sulla Gmg? “Ho respirato un’esperienza molto bella perché i giovani hanno portato una grande energia in tutte le diocesi. A Melbourne ho avuto molte occasioni di stare con i giovani e ho trovato tantissimi pellegrini dai Paesi europei e non solo. Ho visto ragazzi che arrivavavano dal Kuwait, una cosa che nessuno poteva immaginare, dal Laos, dal Vietnam, ed erano tutte persone veramente impegnate e piene di entusiamo. Sono sicuro che questa Gmg è un’iniziativa di Dio per poter evangelizzare. Anche le famiglie che hanno ospitato i ragazzi sono state molte contente, alcune avevano dimenticato cosa significava avere dei giovani in famiglia… anche questo è stato un segno molto positivo”.