MEDIO ORIENTE

Un’Ue più attiva

Dal vertice di Parigi auspici e impegni per il dialogo

“I capi di Stato e di governo euromediterranei, riuniti a Parigi il 13 luglio 2008, animati dalla volontà politica comune di rilanciare gli sforzi per trasformare il Mediterraneo in uno spazio di pace, di democrazia, di cooperazione e di prosperità, decidono di adottare la seguente dichiarazione comune…”. Inizia con queste parole il documento finale del summit che domenica scorsa ha portato al Grand Palais della capitale francese 43 leader delle due sponde del “mare nostrum” (unico invitato assente il libico Gheddafi), per siglare un accordo di collaborazione politica sulla scia del Processo di Barcellona, risalente al 1995, e per “battezzare” la neonata Unione per il Mediterraneo, la cui sigla sarà Upm. Primo obiettivo: costruire la pace. Il grande rendez-vous, promosso sotto la regia di Nicolas Sarkozy, inquilino dell’Eliseo e presidente di turno del Consiglio Ue, al di là del prevedibile e sfarzoso cerimoniale, ha consentito di mettere attorno allo stesso tavolo paesi tra loro amici, ma anche Stati ancora in conflitto, nella prospettiva di stabilizzare la regione e di creare una joint-venture tra l’Ue27 e l’altra sponda del Mediterraneo. La scena mediatica è stata occupata soprattutto dal padrone di casa Sarkozy e dai vertici di Israele, Palestina, Siria e Libano, i quali, proprio grazie alla mediazione del presidente francese, hanno intrecciato colloqui e lasciato intravedere futuri sviluppi delle relazioni per la stabilità e la pace in Medio Oriente. Lo stesso Nicolas Sarkozy ha commentato chiudendo il summit: “Non risparmieremo alcuno sforzo per facilitare il dialogo. L’Ue non è stata finora abbastanza presente politicamente” in Medio Oriente. Secondo il presidente di turno dell’Unione europea, palestinesi, israeliani, siriani, libanesi “vogliono la pace e l’Europa e la Francia hanno il dovere di aiutarli in tutti i modi, anche con garanzie militari”.Governance condivisa, solidarietà di fatto. Il vertice parigino era stato annunciato con l’intento di “approfondire e riorientare le relazioni euromediterranee”, rafforzando gli obiettivi originari del Processo di Barcellona, che comprendevano la creazione di “uno spazio di pace, di sicurezza e di prosperità fra le due sponde del mare”. Così è stato al Grand Palais. All’ordine del giorno erano iscritti: le problematiche ambientali ed energetiche, “con le proposte in favore del disinquinamento” marittimo; le risposte all’aggravarsi dei rischi naturali e alla mancanza di infrastrutture di trasporto; “le sfide poste dallo sviluppo economico e sociale”, comprese le migrazioni; la questione della sicurezza. Tre gli elementi operativi alla base del progetto di Unione per il Mediterraneo, alla testa della quale si è insediato il presidente francese accanto all’omologo egiziano Mohamed Hosni Mubarak: “Una mobilitazione politica al più alto livello con vertici di capi di Stato e di governo ogni due anni” (i ministri degli esteri si ritroveranno invece almeno una volta all’anno); “una governance su base egualitaria incarnata da una copresidenza nord-sud e una segreteria permanente paritaria”; la priorità assegnata “ai progetti concreti di dimensione regionale creatori di una solidarietà di fatto”. Sei progetti concreti. Una lettura del documento conclusivo del summit risulta utile per comprendere i lineamenti complessivi della nuova Upm. Oltre agli obiettivi strategici e alle istituzioni per il funzionamento dell’Unione, che comprenderà i 27 paesi dell’Ue e quelli che si affacciano sulle sponde meridionale e orientale del mare (Albania, Algeria, Autorità palestinese, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Mauritania, Monaco, Montenegro, Siria, Tunisia, Turchia), vi figurano sei progetti concreti: il disinquinamento del Mediterraneo; le “autostrade del mare e le autostrade terrestri” (“il Mediterraneo non è un mare che divide, ma un mare che unisce i popoli”); la protezione civile; lo sviluppo delle energie sostenibili, con una particolare preferenza per quella solare; l’insegnamento superiore e la ricerca, compreso il progetto della Università euromediterranea con sede in Slovenia; il sostegno per lo sviluppo delle imprese.“Mai così vicini a un accordo”. Gli sviluppi operativi sono ora tutti da costruire. Il varo dell’Upm ha suscitato evidenti entusiasmi ma anche inconfessate perplessità. Tutti i leader presenti a Parigi si sono dichiarati a favore del progetto, ma diversi di essi ne hanno sottolineato le eccessive ambizioni e il rischio di alcuni “protagonismi” politico-diplomatici. Intanto a Parigi si sono visti capi di nazioni in perenne mobilitazione militare darsi la mano e auspicare passi in avanti comuni verso la pacificazione dell’area. Ehud Olmert, premier dello Stato ebraico, ha affermato ad esempio che “palestinesi e israeliani non sono mai stati tanto vicini a un accordo”. Mentre il leader palestinese Abu Mazen ha tenuto a precisare la “massima serietà nei negoziati, avviati da tempo con Israele, e il rispetto della road-map e della legalità internazionale”.