CCEE-KEK

Andare in profondità

A un anno dalla Terza Assemblea Ecumenica Europea di Sibiu

Ad un anno dalla Terza Assemblea ecumenica europea, due delegazioni del Ccee e della Kek (i due organismi che hanno promosso l’evento) hanno incontrato sabato 12 luglio a Sibiu i responsabili delle Chiese di Romania: il metropolita ortodosso, i vescovi delle Chiese luterane, evangeliche e riformate, e i vescovi cattolici e greco-cattolici. Le delegazioni – guidate dai due segretari generali del Ccee e della Kek mons. Aldo Giordano e il rev. Colin William – hanno incontrato anche i membri del Comitato locale che aveva collaborato per la realizzazione della Assemblea ecumenica e le autorità pubbliche locali e centrali. All’incontro hanno partecipato il ministro della cultura e del culto del governo di Bucarest e il sindaco di Sibiu. “Un viaggio importante e simbolico – riferisce in questa intervista a SIR Europa mons. Aldo Giordano -. Da parte nostra è stato un andare a dire grazie perché la realizzazione dell’Assemblea è stata possibile solo grazie a queste collaborazioni. Volevamo poi fare insieme una valutazione di questa Assemblea soprattutto con riferimento alla Romania, e vedere come andare avanti”. Quale valutazione è emersa ad un anno dalla Assemblea?“Partirei dalla prospettiva romena. L’Assemblea in Romania è stata ben accolta. Secondo il sindaco, è stato l’avvenimento più alto di Sibiu, capitale culturale dell’Europa nel 2007. Anche secondo il rappresentante del governo è stato il più importante evento europeo, culturale e religioso, degli ultimi 10 anni in Romania ed ha collegato l’Assemblea di Sibiu al viaggio che Giovanni Paolo II fece nel Paese nel 1999 con lo storico grido della piazza «Unitate Unitate». A livello di Chiesa ortodossa, l’Assemblea di Sibiu è stata ben accolta ed ha rappresentato un aiuto a superare quella contrapposizione ancora esistente a livello ortodosso per cui non si vede possibile l’essere allo stesso tempo ecumenici e ortodossi. L’Assemblea di Sibiu ha lasciato invece intuire che non solo è possibile conciliare la propria identità ortodossa con il dialogo e l’incontro con gli altri ma che c’è anche un contributo tipicamente ortodosso all’ecumenismo. Gli ortodossi hanno infatti gioito della possibilità di offrire e far conoscere alle altre Chiese la ricchezza della tradizione ortodossa. Le altre Chiese cristiane hanno notato come l’ecumenismo sia importante per le minoranze perché nel dialogo si accorgono di poter dare qualcosa di importante e che nell’ecumenismo possono vivere un cristianesimo veramente universale. l’Assemblea ha infine posto alle Chiese di Romania l’interrogativo se non sia giunto il momento di avere un po’ più di coraggio. Sotto il sistema comunista, le Chiese e le comunità si incontravano di più rispetto ad oggi perché vivere in una condizione difficile le costringeva a essere insieme e a testimoniare insieme il Vangelo di Gesù”. E a livello più europeo?“Da una parte Sibiu è stato un evento importante perché è avvenuto. È cioè avvenuto che i cristiani rappresentanti di tutti i Paesi dell’Europa e di tutte le chiese e comunità ecclesiali si siano riuniti dimostrando che l’incontro tra i cristiani è possibile così come la discussione sui grandi temi che stanno al cuore dell’Europa. Dall’altra parte a Sibiu sono emersi anche i problemi tipici dell’ecumenismo attuale. Come il problema della identità, il problema del confronto con la modernità, la secolarizzazione e la crisi dei valori (ed abbiamo visto atteggiamenti molto diversi). È emerso anche che le Chiese non hanno una visione condivisa rispetto all’unità della Chiesa. Un altro tema è il rapporto con le Chiese pentecostali, evangelicali e Chiese libere che a Sibiu erano presenti ma in maniera molto limitata. A Sibiu quindi si è parlato dei problemi. Non sono stati taciuti ma affrontati con sincerità e schiettezza, e questo ha creato delle sofferenze ma ha anche dimostrato che oggi i cristiani sono in grado di parlare dei problemi”. Come andare avanti?“L’Assemblea di Sibiu è stato un incontro serio e questo forse indica che è giunto il momento di andare in profondità. Dobbiamo cioè andare in profondità sui temi ecumenici, sulle grandi questioni dell’uomo, sui problemi etici e morali perché l’Europa deve riscoprire in profondità il cristianesimo. Concretamente stiamo lavorando per la pubblicazione degli Atti dell’Assemblea. Vogliamo inoltre tener vivo il collegamento dei delegati che hanno partecipato alla Assemblea con una corrispondenza regolare attraverso una mailing list per far girare le informazioni e far conoscere i progetti europei. E poi abbiamo scelto un tema che dovrà fare da sfondo a tutte le iniziative locali, che è quello della Parola Di Dio in Europa. E poi Ccee e Kek si sono concentrati per i prossimi anni su alcuni temi specifici: per il 2008 il dialogo interreligioso e in particolare con l’Islam; per il 2009 il tema dell’ambiente; per il 2010 le migrazioni e per il 2011 la pace”.