RASSEGNA DELLE IDEE

Bellezza e preghiera

Herder-Korrespondenz: la liturgia nella Chiesa protestante

“È un cliché confessionale da abolire, che la preparazione delle celebrazioni protestanti si limiti ad elaborare la predica. Anche nel protestantesimo si riconosce la rilevanza di significato e di bellezza delle espressioni liturgiche”. “Nell’attuale processo di riforma della Chiesa evangelica in Germania (Ekd) l’estetica del culto è diventata addirittura uno dei punti centrali”: “oltre all’obiettivo di aumentare i partecipanti alle celebrazioni, si vuole migliorare anche l’offerta liturgica”… Un tema che interpella attualmente la Chiesa protestante in Germania è la qualità delle celebrazioni religiose, come riferisce la Herder-Korrespondenz in un commento nell’edizione di giugno. Una sintesi di Irene Vogt.Con più entusiasmo. Già nel 2006 una pubblicazione dal titolo “Chiesa della libertà” ha sollecitato una più intensa discussione sulla forma delle funzioni religiose evangeliche; e anche l’anno scorso questo tema è stato trattato durante il «Congresso sul futuro» organizzato dalla Ekd. “Ora è uscita la documentazione sulla conferenza: in essa si parla senza esitazione, sotto il titolo di «sviluppo della qualità delle funzioni religiose», di entusiasmo invece che di soddisfazione dei fedeli. Anche se si rimane un po’ perplessi che il direttore di uno dei più importanti hotel di Amburgo dia consigli per la giusta lode di Dio, basandosi sulle sue esperienze di gestore di qualità, ciò non significa, d’altro canto, che il tema non meriti uno sguardo dal di fuori. Il proprietario di un giornale invitato come esperto, spiega come i professionisti possano utilizzare bene la loro arte, ma ciò non significa che siano convincenti. […] L’analogia con i predicatori salta agli occhi”.L’arte della dizione. “Tra le proposte c’erano anche diversi confronti con il mondo del teatro”: «La funzione religiosa come esecuzione ha bisogno di una precisa programmazione, di professionalità e capacità d’improvvisazione da parte degli attori liturgici, affinché sia possibile un’interpretazione non impostata ma sciolta», auspica Helmut Schwier, docente di Teologia pragmatica a Heidelberg”.”Così non c’è da meravigliarsi che i consigli di Jan Kauenhowen, drammaturgo e regista di Berlino, siano i più stimolanti. Egli sottolinea come la Chiesa debba prestare speciale attenzione al rituale, proprio perché esso in Europa centrale rischia di sparire. Per una competenza liturgica elevata sarebbe indispensabile più «dizione» – ciò vale anche per i lettori volontari: «Solo con un’arte adeguata anche in questo ambito l’attore liturgico sottrae il linguaggio a un’artificialità vuota e nondimeno supera il tono quotidiano. Articolazione naturale, ma con arte retorica. Sovranità serena»”.No al formalismo. “Kauenhowen critica lo status quo, il fatto che vengano usati spesso troppi testi, «per cui la funzione religiosa non lascia il tempo di scandagliarli, di comprenderli, di meditarli». Ciò varrebbe pure per la quantità dei canti. […] L’ultima meta dovrebbe essere che tutti i partecipanti escano dalla funzione con un umore diverso e sollevato, con fiducia e pieni di energia, per poter affrontare attivamente e con l’aiuto di Dio la successiva settimana” Proprio per questo motivo il rituale dovrebbe essere strappato da un formalismo senza slancio e poco significativo… Anche qui risuona chiaramente l’antica concentrazione protestante sulla parola, come in altri contributi del workshop: si tratta essenzialmente di una sua messinscena migliore. Non si accenna, se non in parte, allo spazio e alla sua atmosfera, ai simboli significativi e a tutti gli altri aspetti, che fanno della liturgia – accanto a testo, rituale e canti ecclesiali – un’opera d’insieme”.La qualità non sempre è successo. “In un contesto cattolico urterà il concetto ricorrente della «creatività», a causa degli occasionali sbandamenti cui dà vita; invece sarà accolto con benevolenza l’avvertimento nei confronti di un’originalità artificiosa o di un’attualizzazione esagerata. Tutto ciò però non modifica il fatto che anche nella liturgia cattolica non si sviluppi autonomamente una suspence, se vengono consultati solamente i libri liturgici. Una celebrazione che voglia essere veramente significativa per la vita dei partecipanti potrà perciò approfittare delle riflessioni sul processo di riforma della Chiesa evangelica.” “La convinzione che ogni funzione domenicale sia un’opportunità, di «dare spazio, voce e forma» (così Schwier) al Vangelo e alla sua forza culturale all’interno della società post-secolare, vale oltre tutti i confini confessionali. Uno degli oratori ha dimostrato che la qualità non è sinonimo di successo.