ANGLICANI
Il sì della Chiesa di Inghilterra alle donne-vescovo
La maggioranza degli anglicani di Inghilterra è favorevole alla ordinazione episcopale delle donne. Un passo successivo a quello compiuto dalla Comunione anglicana nel 1994 che aveva aperto alle donne la strada del sacerdozio. La decisione – presa dal Sinodo Generale della Chiesa di Inghilterra che si è riunita a York dal 4 all’8 luglio – ha provocato una serie di prese di posizioni contrarie da parte delle frange più tradizionaliste del mondo anglicano, del Vaticano e della Chiesa ortodossa russa.Dal 2006. La discussione sull’ammissione delle donne all’episcopato all’interno della Chiesa di Inghilterra risale al 2006. In quell’anno il Sinodo si era chiuso incaricando una Commissione di studio di elaborare una proposta. Sempre in quello stesso anno su invito dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dei cristiani, ha potuto spiegare ai vescovi anglicani la posizione della Chiesa cattolica sull’argomento. In quella occasione, il cardinale aveva posto all’assemblea il problema del futuro del dialogo ecumenico. “La pratica crescente delle ordinazioni sacerdotali delle donne ha causato un raffreddamento” nei rapporti tra le due Chiese. Ora “una risoluzione in favore delle ordinazione delle donne all’episcopato nella Chiesa di Inghilterra potrebbe determinare un ulteriore abbassamento della temperatura”. Kasper si è detto consapevole che altre province della Comunione anglicana avevano già intrapreso questa strada ma aggiunse anche che per la Chiesa cattolica, la Chiesa dell’Inghilterra svolge “un ruolo unico nella Comunione Anglicana” sia perché è la Chiesa da cui l’Anglicanesimo deriva sia perché è condotta dall’arcivescovo di Canterbury che è il primate di tutta la Comunione anglicana. “Poiché l’ufficio episcopale – aggiunse il cardinale – è un Ministero di unità, la decisione che affrontate potrebbe avere un effetto immediato sulla questione dell’unità della Chiesa e con l’obiettivo del dialogo ecumenico. Sarebbe una decisione contro l’obiettivo comune che finora abbiamo perseguito nel nostro dialogo”. “Quali conseguenze per il futuro del nostro dialogo ecumenico? Una cosa è certa – disse in quella occasione Kasper -: la Chiesa cattolica non interromperà il dialogo neppure nel caso di una tale decisione. Soprattutto non interromperà i rapporti e le amicizie personali che si sono sviluppate in questi anni e negli anni passati”.La mozione del 2008. Larga la maggioranza dei membri del Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra che a luglio hanno detto sì all’ammissione delle donne all’episcopato. Nel resoconto del dibattito si legge anche che il Sinodo ha dato il suo accordo per cercare “misure speciali” da applicare “all’interno delle già esistenti strutture della Chiesa di Inghilterra, per coloro che per convinzione teologica non sono disposti ad accogliere il ministero delle donne come vescovi o come preti”. Il Sinodo ha quindi dato incarico ad un gruppo di studio di ultimare in sintonia con la “casa dei vescovi” il lavoro finora svolto e di preparare una bozza di codice da approvare nel febbraio del 2009. Alla questione, l’Osservatore Romano ha dedicato un ampio servizio interpellando gli esperti di anglicanesimo. Secondo questi esperti “il voto espresso a York dal Sinodo della Chiesa di Inghilterra non può avere ancora un valore regolamentare” e che “potrebbero essere necessari ulteriori due o tre anni prima che una regolamentazione per l’ordinazione delle donne-vescovo possa essere approvata dalle prossime assemblee”.Le reazioni. “Abbiamo appreso con rincrescimento la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada alla introduzione della legislazione che conduce all’ordinazione delle donne all’Episcopato”. Questo il commento del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. “La posizione cattolica in merito – si legge in una nota diffusa dalla sala stampa della Santa Sede – è stata espressa chiaramente da Papa Paolo VI e da Papa Giovanni Paolo II. Una tale decisione significa uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra. Per il futuro, questa decisione avrà delle conseguenze per il dialogo, che finora aveva portato buoni frutti”. Anche la Chiesa ortodossa russa ha reagito alla decisione adottata dal Sinodo della Chiesa di Inghilterra. “Questa decisione – ha detto il portavoce del Patriarcato di Mosca, Igor Vyjanov, all’agenzia russa di informazione internazionale “Novosti” – porta un colpo duro a tutta la comunione anglicana perché rivela le contraddizione che esistono nel suo seno”. Con questa decisione la Chiesa di Inghilterra si allontana dalla tradizione apostolica, che ha – spiega Vyjanov – “radici profonde ed un senso teologico molto profondo che non si può ridurre a questioni di ordine sociale, e soprattutto non si può pensare che le generazioni precedenti non amassero o non rispettassero le donne”.