UE

Un nuovo slancio?

Il 10 luglio Sarkozy all’Europarlamento

La coincidenza con la riunione del G8 di Hokkaido e l’attesa per l’intervento in aula del presidente francese Nicolas Sarkozy, hanno un po’ distolto l’attenzione dai numerosi temi inscritti all’ordine del giorno della sessione plenaria dell’Europarlamento, riunito dal 7 all’10 luglio. I deputati hanno discusso di tutela dei diritti dei rom, di politica estera, di mercato europeo del gas. Sarkozy, che ha assunto la presidenza di turno del Consiglio Ue il 1° luglio, è atteso a Strasburgo giovedì 10 per illustrare il suo programma di lavoro, che per forza di cose dovrà fare i conti con il “no” irlandese e i dubbi polacchi sul Trattato di Lisbona.Agenda di politica estera. La sessione si era aperta lunedì con una dichiarazione del presidente Hans-Gert Poettering, che annunciava di aver invitato al Parlamento Ingrid Betancourt, liberata dopo una lunga prigionia in Colombia. “La democrazia non deve cedere al terrorismo”, ha affermato il presidente, il quale ha invitato “tutte le organizzazioni terroristiche a deporre le armi” e a “rinunciare alla violenza”. All’esame dell’aula è quindi giunta una relazione dell’eurodeputato tedesco André Brie sull’impegno europeo in Afghanistan. Per l’Eurocamera occorre “aumentare l’influenza politica dell’Unione” nel paese asiatico che stenta a riprendersi da una latente situazione di conflitto, seguita a “trent’anni di storia caratterizzati dall’occupazione sovietica, dalle lotte tra le varie fazioni mujaheddin e dalla repressione del regime talebano”, mentre restano in sospeso la democrazia, la sicurezza e i diritti delle persone. La relazione chiede di rafforzare la presenza militare e un maggiore impegno per la ricostruzione economica e civile. L’Assemblea ha poi trattato della situazione nello Zimbabwe all’indomani delle elezioni e in Cina alla vigilia delle Olimpiadi. Le questioni economiche. Confronto serrato, inoltre, sul mercato europeo del gas e circa il regolamento che intende rafforzare, secondo il relatore lituano Arunas Degutis, la “trasparenza delle tariffe aeree”, imponendo l’indicazione di tutte le tasse, i diritti e i supplementi a carico dei passeggeri. La relazione di Olle Schmidt, rappresentante svedese, riguarda invece i tassi d’interesse imposti dalla Banca centrale europea: in emiciclo era stato invitato il presidente dell’Eurotower, Jean-Claude Trichet, per esporre i motivi della recente stretta creditizia. Il testo predisposto da Schmidt esprime “apprezzamento” per l’operato della Bce nel corso del 2007 “nel far fronte alla crisi dei subprime”, ma al contempo sostiene la necessità di creare un quadro europeo per la “sorveglianza finanziaria”. Rispetto all’attuale momento di difficoltà economica, si osserva che “ogni ulteriore aumento dei tassi di interesse” dovrebbe essere “effettuato con cautela per non compromettere la crescita”. Gli Stati membri dal canto loro devono provvedere a “riforme strutturali” per “liberare energie finanziarie”, favorire gli investimenti e l’espansione del mercato del lavoro.Nuovi allargamenti? Avanti adagio. Il Parlamento ha poi nuovamente affrontato il tema dei futuri ampliamenti dei confini comunitari. La relazione, affidata al tedesco Elmar Brok, ha ribadito il “fermo impegno” del Parlamento “nei confronti di tutti i paesi candidati e dei paesi cui sono state fornite chiare prospettive di adesione”: ovvio, dunque, il riferimento a Croazia, Macedonia e Turchia e, più in generale, ai Balcani. Gli allargamenti del passato vengono giudicati “un grande successo” perché “hanno incentivato la crescita economica, promosso il progresso sociale e portato la pace, la stabilità e la prosperità” nei paesi ex comunisti. Ma per procedere a nuovi ingressi, l’Ue dovrà prima “rafforzare la sua capacità d’integrazione”, preparandosi per tempo alle adesioni, evitando così di “danneggiare la sua coesione interna e la capacità di agire”. Argomentazioni, queste, che facilmente si ricollegano al dibattito in corso sulle riforme istituzionali e la ratifica del Trattato di Lisbona. Istituzioni, economia, identità. Ai paesi candidati si chiede il pieno rispetto dei criteri di adesione, definiti nel 1993 a Copenaghen. Ma è sul versante della capacità d’integrazione Ue che la posta in gioco sembra alzarsi. Con questo termine non ci si limita più al consolidamento delle istituzioni dei 27, ma si fa riferimento (il dibattito in corso da tempo nelle sedi comunitarie lo conferma) anche alla stabilizzazione dei livelli sociali ed economici raggiunti, alla “affermazione della propria identità”, alla “capacità di agire sulla scena internazionale”, alla “promozione dei diritti e degli interessi dei cittadini degli Stati membri e dell’Europa”, allo “sviluppo di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia” per la piena difesa dei diritti e delle libertà che fanno parte del patrimonio genetico della Comunità.