PRIMA PAGINA

Seguire la Spagna?

L’Europa di fronte alla “laicità” di Zapatero

José Rodríguez Zapatero non è un uomo di mezzi termini. L’ha dimostrato dal momento in cui ha preso il governo della Spagna, una Spagna che in pochissimo tempo ha brillato con colori diversi da quelli che l’hanno configurata durante secoli. Il cristianesimo – non è un segreto – non è più nell’agenda del governo spagnolo come ispiratore di valori, anzi, è diventato un terreno sul quale è facile alzare i toni e ottenere voti.Ora, il 37° Congresso Federale del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) ha fatto un passo avanti in quella laicità che non è più nella scia di una laicità sana, garanzia dei diritti e doveri di tutti, credenti e non, ma che è più vicina a un laicismo belligerante che vuole azzerare quanto di cristiano, specialmente cattolico, ci sia nel panorama sociale e culturale. L’errore di calcolo, se così si può definire, non è certamente l’essere coerente con un programma politico votato dalla maggioranza degli elettori, che Zapatero porterà senza dubbio a compimento, ma è il contrapporre il progresso e la libertà alla religione. E il dimenticare che anche nel corpo elettorale socialista vi sono cristiani (Cristiani per il socialismo, per esempio, una delle associazioni interne al partito). E soprattutto, il dimenticare che certe scelte politiche che hanno a che fare con la bioetica non sono univoche e ancor meno sono segno di progresso. Nell’ultimo congresso del Psoe ha vinto la tendenza laicista a neutralizzare la religione, non a tollerarla o addirittura a capirne la bontà. E ha perso quella laicità positiva e critica ormai minoritaria all’interno del partito.Il Congresso socialista, recentemente celebrato in Spagna, ha voluto “consolidare” la laicità. Il socialismo di Zapatero, come espressione politica di lavoratori, operai e intellettuali, scienziati e uomini e donne di cultura, ha come scopo una società ugualitaria, libertaria e fraterna. Non entra nel suo progetto la laicità, concetto piuttosto nuovo nel linguaggio socialista spagnolo, più abituato a quello che è stato chiamato da sempre l'”anticlericalismo” viscerale nello spirito del Paese iberico.La maggioranza socialista tende a identificare cristiano con arretrato: così la lotta contro l’ora di religione è chiara, come la mentalità secondo la quale i monoteismi sono fonti di conflitto e non di beneficio per le persone. I simboli religiosi chiaramente non fanno comodo a queste nuove politiche. Politiche che però possono vincere contro i segni esterni, ma non contro quel senso religioso più genuino che sopravvive, perché costitutivo e profondo di tantissimi spagnoli.Mentre le leggi europee si inaspriscono in materia di immigrazione, Zapatero ha detto che verrà concesso il voto agli immigrati nelle elezioni municipali. Una semplice “provocazione” oppure un segnale all’Europa? La Spagna è ormai un Paese inquietante: pieno di possibilità, ma anche pieno di rischi. Per gli altri Paesi europei, per l’Unione europea un esempio da seguire oppure no?