Irlanda: un vescovo “europeo””In questa isola vi sono radici cristiane che hanno costante bisogno di essere nutrite. Sono certo che la tua esperienza di vita e di lavoro in Europa darà loro un importante contributo”: così lo scorso 29 giugno il card. Sean Brady, arcivescovo metropolita di Armagh e primate di tutta l’Irlanda, si è rivolto a mons. Noël Treanor, ordinato vescovo di Down and Connor (Irlanda del Nord) nella cattedrale di St Peter a Belfast. 32° vescovo della diocesi irlandese, dopo 15 anni Treanor lascia l’incarico di segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) a Bruxelles. Durante l’omelia della messa l’arcivescovo Brady ha rievocato la figura di San Colombano, “uno dei padri dell’Europa”, sulla quale si era soffermato anche Benedetto XVI nell’udienza generale dello scorso 11 giugno. “Entrambi siete emigrati nel continente europeo per lavorare in diversi Paesi come l’Italia, la Francia e il Belgio” ha osservato il presule, aggiungendo che San Colombano “ancora oggi ci mostra le radici dalle quali la nostra Europa può rinascere”. Per il porporato “negli anni futuri si rivelerà di inestimabile valore l’impegno internazionale a difesa di vita e famiglia e nella promozione delle relazioni ecumeniche” del neovescovo. Dopo aver ringraziato i presenti – tra i quali diversi cardinali e vescovi europei, rappresentanti delle Chiese ortodossa e protestante, la presidente dell’Irlanda Mary McAleese – nel suo saluto mons. Treanor ha precisato: “Sono un figlio dell’Ulster”, e ha espresso il desiderio di “collaborare con i vescovi, il clero, i religiosi e i laici della diocesi” e “con i rappresentanti delle istituzioni civili” per “lavorare insieme in vista del bene comune di tutti i cittadini della nostra società, pur nel rispetto del principio della separazione tra sfere religiosa e secolare”. Un principio che, “già affermato da San Matteo nella distinzione tra ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare, costituisce un caposaldo della democrazia”. Per mons. Treanor, “la sua attuazione per la coesione e la vitalità dell’humus costitutivo della società, richiede scambio di idee, dialogo, anche dibattito tra le due sfere”. La diocesi di Down and Connor conta circa 330mila cattolici in 88 parrocchie. Sono 163 i preti diocesani e 62 i religiosi. Il neovescovo, che ha scelto il motto “Sicut filii lucis ambulate” (Camminate come figli della luce), ha celebrato la sua prima Messa il 1° luglio nella chiesa di St Bernard a Glengormley.Lussemburgo: no agli agrocarburantiLa Chiesa cattolica di Lussemburgo ha aderito all’iniziativa, promossa da altre 18 organizzazioni della piattaforma “Agrokraftstoffe” (“Agrocarburanti”), per protestare contro l’utilizzo delle derrate per la produzione di energia. L’azione consiste in una lettera di protesta indirizzata nei giorni scorsi al governo lussemburghese per esprimere la disapprovazione nei confronti della proposta della Commissione Ue di innalzare al 10% entro il 2020 la quota di agrocarburanti rispetto al fabbisogno energetico nel settore dei trasporti. Questo provvedimento, scrivono le organizzazioni, “distruggerà la sicurezza alimentare di milioni di persone, senza peraltro contribuire alla tutela del clima. Questo obiettivo non può essere raggiunto in condizioni sostenibili”. L’obiettivo del 10% non può essere raggiunto dall’agricoltura europea, che non dispone delle superfici coltivabili necessarie. “La gran parte degli agrocarburanti viene importata da Paesi soglia e da Paesi in via di sviluppo. La nostra domanda crescente influirà sui mercati globali in modo tale da far sì che vengano coltivate sempre più aree che portano il maggiore profitto, senza considerare la riserva di aree necessaria per la coltivazione degli alimenti”, ammonisce il documento. “Ciò comporta anche la razzia della terra, gravi violazioni dei diritti umani e condizioni inumane di lavoro, nonché la distruzione delle foreste pluviali. Si illude chi pensa che esistano agrocarburanti che non causano la fame!”. “Persino la riduzione delle emissioni nocive grazie all’impiego degli agrocarburanti è dubbia: la loro produzione comporta già ora la distruzione di ecosistemi naturali, l’emissione di gas serra in proporzioni drammatiche e la distruzione delle varietà delle specie”, avvertono le organizzazioni, che concludono la lettera chiedendo al Parlamento e al governo lussemburghese di adoperarsi per la cancellazione definitiva dell’obiettivo del 10%.