Giornata di preghiera con Benedetto XVISu iniziativa del presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep), mons. Jozef Michalik, il 29 giugno prossimo sarà celebrato in Polonia come giornata di unità di preghiera con Benedetto XVI. La 348ª sessione plenaria dell’episcopato polacco, svoltasi dal 19 al 20 giugno scorso, ha rilevato, come si legge in un comunicato diffuso durante i lavori, che “con l’Anno sacerdotale i presbiteri in maniera particolare debbono dare testimonianza della loro unità con il pontefice, manifestando soprattutto la loro solidarietà nei confronti del Successore di Pietro nel contesto di una sempre più diffusa propaganda antipapale, come si è visto in occasione dei pellegrinaggi del Santo Padre in Africa e in Terra Santa”. Mons. Michalik sottolineando la concomitanza dell’inizio dei lavori della plenaria con quello dell’Anno sacerdotale proclamato in occasione del 150° anniversario del trapasso del santo Giovanni Maria Vianney ha ricordato che la sua vita “rende ancora più presente la verità che la semplice quotidiana santità del sacerdote e pastore è possibile ed affascinante e che può, anche oggi, essere la priorità dell’opzione evangelizzatrice”.In ricordo di San BrunoIn occasione del millennio della morte di San Bruno di Querfurt, la plenaria dell’episcopato polacco si è riunita il 19 e il 20 giugno a Lomza, città dove il martire avrebbe fondato la chiesa di San Lorenzo, mentre le celebrazioni conclusive si sono svolte nella poco distante città di Gizycko, nel nord est della Polonia, sul luogo presunto del martirio del Santo. Nell’omelia pronunciata durante la liturgia solenne nella cattedrale di Lomza mons. Michalik ha sollecitato i fedeli a “condividere con gli altri la fede, così come lo fece San Bruno”. Bruno Bonifacio di Querfurt è noto soprattutto per aver lasciato, fra gli altri scritti, una delle biografie di allora su sant’Adalberto di Praga, composta nel 1004, e la “Vita dei cinque fratelli”, che narra il martirio in Polonia, avvenuto nel 1003, di cinque padri camaldolesi. San Bruno proveniva da una dinastia di nobili di Querfurt. Fu educato nella famosa scuola del Duomo di Magdeburgo e, a 20 anni, era già cappellano di corte dell’imperatore Ottone III. Nel 996 a Roma divenne monaco nel convento dei santi Alessio e Bonifacio, proprio come il vescovo Adalberto di Praga, suo predecessore nel martirio. Non appena giunse in Italia la notizia della morte di Adalberto (23 aprile 997), Bruno decise di seguire il suo esempio. Nel 1004 Bruno fu consacrato arcivescovo per le missioni in Oriente, ma non trovò appoggi presso l’imperatore Enrico II, che stava conducendo un’audace guerra contro il duca polacco Boleslao I. Si recò quindi dal re di Ungheria Stefano, il santo ungherese, e infine a Kiev presso il granduca russo Vladimir I. Di là volle andare in missione presso i popoli che vivevano fra il Don inferiore ed il Danubio inferiore e riuscì a convertire una gran parte di quelle popolazioni. Nel 1008 si recò dal re dei polacchi Boleslao, e dopo si incamminò verso la terra dei Pruzzi. Circa il suo destino presso queste popolazioni e circa la sua fine si sa solo che egli con i suoi compagni si era inoltrato fino al confine della Lituania ove, il 14 febbraio od il 9 marzo del 1009, fu ucciso dai Pruzzi o dai Lituani. Una comunità di memoriaAlla liturgia solenne celebrata a Lomza in occasione del millennio del martirio di San Bruno hanno preso parte, oltre ai vescovi cattolici, anche i rappresentanti di altre chiese cristiane, mentre numerosi fedeli hanno pregato in lingua polacca, tedesca, ucraina e lituana per l’unità dei cristiani. L’episcopato polacco organizzando la commemorazione di San Bruno ha posto accento sui valori ecumenici del culto del Santo radunando per una preghiera in comune molti giovani appartenenti alle diverse chiese cristiane da tutti i Paesi confinanti con la Polonia di oggi che poi è simile a quella ai tempi di San Bruno. “La Chiesa cui facciamo parte è una comunità di memoria”, ha sottolineato il card. Stanislaw Dziwisz arcivescovo di Cracovia durante la liturgia della parola in conclusione delle celebrazioni in onore del santo. Il porporato ha ricordato: “Tutti noi abbiamo le nostre radici lontano nella storia. Prima di noi ci sono state molte generazioni di cristiani. Alcuni fra loro erano noti, altri sconosciuti. Noi siamo soltanto l’anello successivo ma non l’ultimo di tutta la moltitudine dei discepoli di Cristo. E se guardiamo la nostra vita in quest’ottica ciò ci aiuta a renderci conto della responsabilità che abbiamo per la fisionomia che assume il cristianesimo oggi, della responsabilità che abbiamo nel trasmettere la buona novella alle generazioni future”. Ed è proprio sulle generazioni future che si sono soffermati i vescovi, durante la plenaria, concentrando la loro attenzione sui problemi della pastorale familiare alla quale tutti i sacerdoti debbano prestare una particolare cura.