CONSIGLIO EUROPEO

Il tempo delle nomine

Dal presidente della Commissione a quelli delle altre istituzioni

Tra i punti all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 18-19 giugno è stata posta la designazione del prossimo presidente della Commissione. La squadra guidata dal portoghese José Manuel Barroso è entrata in carica il 22 novembre 2004 e il suo mandato scadrà il 31 ottobre. Ma, secondo le procedure comunitarie, il nome del nuovo capo dell’Esecutivo dovrebbe emergere dal summit, per poi passare al vaglio dell’Europarlamento riunito a Strasburgo a metà luglio. La designazione. Sulla opportunità di procedere in questa fase all’indicazione del successore di Barroso (oppure a una sua conferma) si è sviluppato nelle ultime settimane un fitto dibattito all’interno delle istituzioni Ue, fra i leader degli Stati membri, coinvolgendo anche i partiti politici europei. Talune posizioni si esprimevano per procedere come previsto dai trattati, altre erano favorevoli a rimandare la partita delle nomine (presidente e altri 26 commissari) una volta giunto il risultato del referendum irlandese per la ratifica del Trattato di Lisbona, che dovrebbe tenersi in autunno. Ma non sono mancate le voci che hanno fatto riferimento agli esiti delle elezioni politiche tedesche, anch’esse stabilite per l’autunno, come se le nomine dell’Unione dovessero dipendere dalle vicende politiche interne dei Ventisette. Di sicuro, con il voto per l’Europarlamento che ha assegnato la maggioranza dei seggi alle forze moderate e conservatrici riunite nel Partito popolare, le quotazioni di Barroso, proveniente da tale area politica, sono salite. Ma i giochi delle nomine prevedono un puzzle che comprende vari tasselli, fra cui i vertici della stessa Assemblea Ue (presidente, vicepresidenti, presidenti di commissione).Nuove leggi e risultati. In vista dell’ultima fase del suo mandato e all’approssimarsi del summit dei capi di Stato e di governo di questa settimana, la Commissione ha pubblicato un volume nel quale si elencano le iniziative intraprese e i risultati raggiunti sino a oggi. Un documento con il quale l’Esecutivo si “autopromuove”, tra coscienza di aver lavorato bene e generosi giudizi elogiativi. “La Commissione – vi si legge ad esempio – ha fatto in modo che l’Unione europea riunificata funzionasse a vantaggio dei suoi cittadini e ha garantito maggiore stabilità e prosperità in un’Unione con 27 Stati membri”. “Essa ha risposto con decisione alla crisi economica e finanziaria, ha attuato una strategia integrata per la lotta ai cambiamenti climatici”. Fra i dati oggettivi contenuti nelle pagine, si rileva che dall’inizio del 2005 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato 470 proposte provenienti dal collegio dei commissari, mediante la procedura di codecisione, ampliando così la sfera normativa comunitaria.Esplicita autocandidatura. Lo stesso José Manuel Barroso, illustrando il “bilancio” del suo lavoro, ha dichiarato: “Questa Commissione, la prima di un’Unione allargata a 27 Stati, si è confrontata con uno dei periodi più impegnativi che l’Ue abbia mai vissuto, in un momento di enormi cambiamenti economici e sociali. Il resoconto del nostro operato dimostra che siamo rimasti saldamente legati a quei valori e a quegli obiettivi di fondo che hanno consentito all’Unione di raggiungere risultati così positivi. Lasceremo un contributo importante al futuro sviluppo del progetto europeo”. In realtà, poco dopo tale affermazione, Barroso ha espressamente manifestato la speranza di essere confermato nel suo ruolo, per “portare avanti il lavoro iniziato”. Barroso ha aggiunto: “Sono particolarmente fiero del modo in cui abbiamo reagito alla crisi economica e finanziaria, del nostro ambizioso programma di lotta al cambiamento climatico e della creazione di una reale politica energetica europea. Stiamo adesso assumendo un ruolo guida nel far sì che la globalizzazione sia improntata ai valori europei e nel promuovere gli interessi dell’Europa a livello mondiale”.Le “cose da fare”. Nel testo si sostiene inoltre che, anche grazie alla Commissione, sono state adottate “normative fondamentali” che porrebbero il mercato unico “inequivocabilmente al servizio del cittadino”, “ad esempio potenziando i diritti dei passeggeri nei trasporti, riducendo le tariffe della telefonia mobile o agevolando i pagamenti transfrontalieri”. Risultati, questi, effettivamente ascrivibili a Barroso. “Parallelamente, la Commissione ha semplificato il complesso normativo dell’Ue, proponendo di eliminare quasi il 10% della legislazione superflua e di ridurre gli oneri amministrativi” a carico delle imprese. L’Esecutivo vanta iniziative per favorire l’occupazione, la ricerca, la pacificazione in alcune “regioni calde” del mondo, dal Medio Oriente alla Georgia. Non mancano le “cose da fare” nel taccuino di Barroso, come la riforma dei mercati finanziari, l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la “promozione di risultati concreti” per far sentire l’Europa più vicina ai cittadini Ue.