TRATTA
Nasce “Renate”, rete delle religiose contro lo sfruttamento
Compie i primi passi da soli due mesi e verrà lanciata ufficialmente nel 2011 in Polonia: si tratta di “Renate” (l’acronimo significa Religious in Europe network against trafficking and exploitation) e ha l’intento di riunire tutte le religiose delle diverse congregazioni che in Europa lottano contro il traffico e lo sfruttamento di donne e bambini. Lo annuncia a SIR Europa suor Imelda Poole, dell’Istituto Beata Vergine Maria, originaria della Gran Bretagna, lavora in Albania. L’abbiamo incontrata durante il convegno “Religiose in rete contro la tratta”, in corso dal 15 al 18 giugno a Roma Secondo dati recenti forniti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che ha organizzato il convegno insieme all’Unione internazionale superiore generali, sarebbero circa 500.000 le donne vittime di tratta in Europa. Abbiamo raccolto alcune testimonianze europee.Un acronimo perfetto. “Due mesi fa ci siamo incontrate in Olanda – racconta suor Imelda -. Eravamo 15 religiose di 8 Paesi europei e abbiamo deciso di creare ‘Renate’. È un bel nome utilizzato nell’Europa dell’est ed un acronimo perfetto per simbolizzare il nostro impegno”. “Siamo solo agli inizi – prosegue -, formeremo un gruppo che si occuperà della comunicazione, un gruppo per l’Europa est, un sito web, una campagna europea per la Giornata europea contro il traffico di esseri umani (18 ottobre) e stiamo organizzando per il 2011 un convegno in Polonia, con 50 religiose dall’Est Europa e 50 dall’Europa occidentale”. Per ora – grazie ad un gruppo di lavoro con 5 religiose – è stato messo in rete un Forum interattivo che sta raccogliendo adesioni: si chiama “Faith” (Forum against international trafficking in human) ed è all’indirizzo www.renate-europe.net. “Abbiamo molto lavoro da fare – spiega suor Imelda Poole -: raccogliere i contatti, organizzare la rete, anche perché ci sono traffici di ragazze dall’est all’ovest, ma anche dall’Africa e dalla Cina verso l’Europa. I numeri sono molto alti, e sembrano aumentare”.La sfida maggiore, sottolinea suor Imelda, “è formare una rete che sia veramente efficace ed operativa. Perché da sole non abbiamo potere. Ci dobbiamo assistere l’una con l’altra nel lavoro di lobby, nelle campagne di prevenzione e informazione e nell’assistenza alle vittime. Insieme saremo più forti perché possiamo parlare ad una sola voce, condividere risorse, sostenerci a vicenda”. Tra gli impegni che attendono le religiose europee c’è il lavoro sulla domanda, ossia sui “clienti”: “Dobbiamo cominciare dall’educazione nelle scuole, aiutando i giovani a conoscere cosa c’è dietro il mercato del sesso”. A questo proposito è “molto importante avere il sostegno dei vescovi europei e della Chiesa locale. La gerarchia ecclesiastica, costituita da uomini, deve parlare ad alta voce di questo problema”. A suo avviso “il vero lancio di ‘Renate’ sarà la conferenza del 2011, quando avremo dati reali sulla consistenza e le possibilità della rete europea. Per ora abbiamo una visione e una missione”. In Romania esiste in Gruppo di lavoro intercongregazionale contro la tratta, composto da 7 congregazioni e 8 religiose. Ce ne parla suor Raquel Dias Flores, carmelitana missionaria, vive a Bucarest in un bloc, gli appartamenti nei grigi casermoni a schiera edificati dal regime. “Facciamo sensibilizzazione all’interno della vita religiosa e nel mondo cattolico – racconta -, nei gruppi giovanili, tra i sacerdoti, gli operatori parrocchiali, nelle famiglie, cercando di andare nelle zone rurali e nelle diverse zone del paese. Facciamo lavoro di mediazione con le ragazze che tornano. Il nostro è un appoggio umano e spirituale, e le accogliamo in casa a seconda delle necessità”. Lo scorso anno sono state accolte 4 ragazze, assistite nelle procedure burocratiche per i documenti, “ma poi hanno scelto di tornare in Italia e Spagna e cercare lavoro lì, per mandare soldi alle rispettive famiglie e poter tornare a testa alta. In Romania ancora non ci sono molte opportunità lavorative”. L’azione governativa di contrasto alla tratta, poi, diventerà ancora più difficoltosa, spiega suor Raquel, “perché l’Agenzia nazionale contro il traffico di esseri umani è stata declassata”.In Olanda si punta soprattutto sulla prevenzione. Lo sottolinea Elma Van Den Nouland, laica, medico missionario della Srtv (Stichting religieuzen tegen vrouwenhandel), una Fondazione olandese di religiose contro il traffico di esseri umani, promossa da diverse congregazioni. “Andiamo nelle scuole – dice a SIR Europa -, parliamo a gruppi di donne, nelle università, stampiamo brochure in diverse lingue e li distribuiamo anche nei Paesi di provenienza delle ragazze. Vogliamo evitare che le donne entrino nella tratta. Aiutiamo anche le donne nei rimpatri, ci sono gruppi di suore che hanno case di accoglienza e attività di microcredito nei loro Paesi. Crediamo che se le donne hanno la possibilità di lavorare nei loro Paesi non avranno poi la necessità di emigrare nei Paesi occidentali o negli Stati Uniti”.