CONSIGLIO EUROPEO

Questioni aperte

Misure economiche, Trattato Lisbona, capo della Commissione nell’incontro del 18-19 giugno a Bruxelles

L’Europa comunitaria è alla ricerca di azioni efficaci per contrastare la recessione che attraversa il continente da est a ovest, colpendo, seppur in misura differente, tutti gli Stati membri. I disoccupati sono ormai oltre 20 milioni, con percentuali da “record negativo” fra giovani e donne. L’argomento sarà al vaglio del Consiglio europeo del 18-19 giugno a Bruxelles, quando i capi di Stato e di governo dei 27 dovranno affrontare varie questioni aperte.Recessione e futura Commissione. Fra i temi in agenda al summit spiccano l’iter del Trattato di Lisbona (in attesa dell’esito del prossimo referendum in Irlanda) e la designazione del capo della Commissione. L’Esecutivo guidato dal portoghese José Manuel Barroso scadrà nel prossimo autunno ma, secondo le procedure Ue, il nome del candidato dovrebbe emergere già in questo fine settimana, per essere valutato dall’Europarlamento appena eletto nel corso della prima sessione plenaria di metà luglio. Alcuni premier vorrebbero posticipare la decisione a dopo l’estate (e una volta conosciuti i risultati del voto in Irlanda), altri premono per tener fede ai trattati. Al momento il solo nome accreditato è ancora quello di Barroso, le cui possibilità sono aumentate grazie all’esito del voto per l’Assemblea che ha premiato le forze moderate e conservatrici di cui il politico portoghese è espressione. La presidenza di turno Ue, affidata alla Repubblica ceca, conferma, tramite il premier Jan Fischer, che “saranno discusse questioni eccezionalmente importanti” nel corso dell’incontro, fra cui “il testo con le garanzie accordate all’Irlanda in vista del nuovo referendum sul Trattato di Lisbona”, “la sorveglianza sui mercati finanziari e del lavoro”, “il nome del presidente della Commissione”. Il problema-astensione. Al vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione sarà presente anche il presidente del Parlamento Hans-Gert Poettering, in carica fino al 14 luglio. L’esponente tedesco dovrà intervenire per primo nel corso del summit, portando un’analisi del voto europeo e il parere degli eurodeputati sulla crisi economica e sui dossier legislativi rimasti aperti tra Parlamento stesso e Consiglio anche in vista del passaggio di consegne della presidenza di turno, che avverrà tra Repubblica ceca e Svezia il 1° luglio. Poettering ha rilasciato un commento sul voto spiegando: “I cittadini dell’Ue hanno eletto il nuovo Parlamento e vorrei ringraziare tutti coloro che hanno votato. L’affluenza complessiva alle urne è stata di 151 milioni di elettori: non possiamo dirci soddisfatti della bassa affluenza ai seggi, perché è meno di quanto attendessimo. Dobbiamo preparare il terreno per il prossimo voto, agendo subito”, mediante azioni di “maggiore incisività” da parte dell’Unione, comunicando “meglio” i risultati che si ottengono, sperando in una “informazione più precisa e costante sui lavori dell’Europarlamento durante tutta la legislatura”. Nessuna consultazione. “Il Trattato di Nizza non prevede consultazioni, ma nemmeno le vieta”: Jo Leinen, anch’egli tedesco, è presidente della commissione affari costituzionali del Parlamento europeo. Rivestirà l’incarico fino alla nomina del successore quando il Parlamento si sarà insediato. Intanto riflette sulla designazione del capo della Commissione: in base al Trattato di Nizza, tuttora vigente, il candidato alla guida dell’Esecutivo dev’essere indicato dal Consiglio europeo e ratificato da un voto parlamentare, previsto per il 15 luglio. Invece secondo il Trattato di Lisbona (in fase di ratifica) la designazione deve tener conto dei risultati delle elezioni europee e prevede inoltre la consultazione dell’Euroassemblea. Per tale passaggio non c’è stato tempo, spiega Leinen, ma a suo avviso la presidenza di turno avrebbe potuto sentire almeno i capigruppo dei partiti che siedono in emiciclo. Liste e programmi europei. Leinen allarga la sua riflessione e puntualizza: “Occorre pensare al futuro delle elezioni europee, perché non si può andare avanti così”. Il deputato fa riferimento “all’affluenza sempre in calo da trent’anni”. Quindi “bisogna operare una rottura col passato, servono condizioni diverse e nuove regole per il voto”. “C’è un paradosso – chiarisce -, ovvero come rendere più europee le elezioni europee”. A questo punto il presidente della commissione parlamentare rilancia una proposta contenuta nel cosiddetto “progetto Duff” (dal nome dell’eurodeputato britannico Andrew Duff), secondo cui, accanto alle liste e ai partiti nazionali, “bisognerebbe accostare delle liste europee” dalle quali eleggere (utilizzando due diverse schede) “almeno il 10% degli europarlamentari”. “Potremo avere un dibattito pubblico europeo solo quando i partiti politici daranno vita a una campagna elettorale europea”. E in tale contesto Leinen vedrebbe di buon occhio il fatto che “ognuno dei partiti politici europei indichi il proprio candidato” per guidare la Commissione Ue.