Irlanda, Svizzera, Francia-Bielorussia

Irlanda: Rapporto Ryan, “vergogna e umiliazione”Piena volontà di papa Benedetto XVI perché sia stabilita la verità e fatta “giustizia per tutti”. È quanto è emerso dall’incontro che il Santo Padre ha avuto venerdì 5 giugno con il card. Seán Brady, Arcivescovo di Armagh e primate di Irlanda e mons. Diarmuid Martin, Arcivescovo di Dublino in merito alla pubblicazione del “Rapporto Ryan” in cui si denunciavano migliaia di episodi di abusi sui minori perpetrati in modo endemico in istituti religiosi. Lo si legge nel comunicato diffuso il 10 giugno al termine del “Summer General Meeting” dei vescovi irlandesi. “Il Santo Padre – si legge nel testo -, ancora una volta, ha esortato i Vescovi e tutti nella Chiesa a continuare a stabilire la verità di ciò che è accaduto e perché; a garantire che venga fatta giustizia per tutti; a vedere se le misure messe in atto per prevenire il ripetersi degli abusi siano pienamente applicate e aiutare il processo di guarigione alle vittime degli abusi ancora in vita”. Il comunicato dei vescovi irlandesi è stato diffuso nel giorno in cui a Dublino migliaia di persone sono scese per strada per manifestare con una marcia silenziosa la loro solidarietà alle vittime. Anche i vescovi esprimono tutta la loro “profonda tristezza”: “Abbiamo vergogna, siamo umiliati e chiediamo scusa se il nostro popolo si è allontanato così tanto dagli ideali cristiani”. Ed aggiungono: “Il Rapporto Ryan rappresenta la più recente e inquietante incriminazione di una cultura che è stata prevalente nella Chiesa cattolica in Irlanda, per troppo tempo”. Si tratta di “un grave atto di tradimento della fiducia, che il nostro popolo ha riposto da sempre nella Chiesa. Per questo chiediamo perdono”. I vescovi dicono poi di aver dedicato molto tempo del loro incontro a discutere del Rapporto. e se chiedono maggior tempo per riflettere ulteriormente sui dettagli della relazione, nel comunicato offrono alcune prime indicazioni. Intanto invitano “le vittime ad impegnarsi con noi per vedere come possiamo aiutare coloro che sono stati abusati. Vogliamo rispondere come pastori, nonostante le carenze che a volte hanno caratterizzato le nostre precedenti risposte pastorali”. Infine un accorato appello a tutta la Chiesa perché si unisca “in preghiera per il benessere e la pace della mente per tutti coloro che hanno sofferto”.Svizzera: appello per i rifugiatiLa Conferenza episcopale svizzera si è unita alla Federazione delle Chiese protestanti e alla Federazione delle comunità ebraiche per diffondere in occasione della Domenica e dello Shabbat (ebraico) dei rifugiati (che si celebra in Svizzera il 20 e 21 giugno) un appello affinché le comunità religiose della Confederazione vincano i pregiudizi legati ai rifugiati e non chiudano gli occhi a “coloro che hanno bisogno di protezione”. “I rifugiati lasciano i loro Paesi di origine – scrivono le Chiese e le comunità ebraiche – perché non hanno scelta. Fuggono per scappare alla persecuzione e alla esclusione, spesso anche alla oppressione, alla violenza e alla tortura. Si espongono ad un futuro incerto in un paese straniero nella speranza di una vita migliore”. “Tutti i rifugiati che chiedono asilo nel nostro paese – si legge ancora nel comunicato – devono sottoporsi ad un processo legale: è la legge che definisce o meno i motivi sufficienti per la concessione dell’asilo. Ma spesso, i rifugiati sono vittime di altri pregiudizi. Non è raro il sospetto generalizzato di coinvolgimento in attività criminali” o li si veda “più semplicemente godere del nostro paese”. Sono pensieri “discriminatori” e soprattutto non i accordo “la tradizione umanitaria a cui si rifà il nostro paese, né con il desiderio di concedere protezione a coloro che ne hanno bisogno”. Il comunicato congiunto è firmato da mons. Kurt Koch, presidente, dalla Conferenza dei vescovi svizzeri, dal pastore Thomas Wipf, presidente della Federazione svizzera delle Chiese protestanti, da Herbert Winter, presidente della Federazione svizzera delle comunità ebraiche e da Harald Rein, vicario episcopale della Chiesa cattolica-cristiana della Svizzera. Francia-Bielorussia: viaggio del card. BarbarinDal 7 al 10 giugno, una delegazione guidata dal cardinale Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione ha visitato la Bielorussia su invito del Metropolita di Minsk Filaret. Durante la visita, il cardinale ha incontrato le comunità cattolica (con l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz), ortodossa ed ebraica e si è raccolto in preghiera a Kurupati, luogo di massacri durante il periodo stalinista. Alla Chiesa ortodossa e alla Chiesa cattolica ha donato una collezione di opere di “Sources chretiennes” (scritti dei Padri della Chiesa). L’8 giugno, il cardinale ha ricevuto un dottorato honoris causa dalla Facoltà teologica ortodossa di Minsk, centrando il suo discorso sul dialogo tra cristiani ed ebrei. “Tra tutte le religioni – ha detto – gli ebrei occupano per noi uno spazio particolare, essi sono guardati dalle chiese e comunità cristiane come loro comune radice, come fratelli maggiori nella grande avventura dell’alleanza”.