Portogallo: Festa dei popoli per aggregare i migrantiIn occasione della Pentecoste, molte diocesi portoghesi hanno organizzato la Festa dei popoli, con l’intento di aggregare i numerosi migranti dispersi sul territorio, e mostrare la presenza e l’aiuto fattivo dato dalla Chiesa al processo di integrazione, nel rispetto dei diversi valori culturali. Lisbona ha celebrato il Giubileo dei Migranti, organizzato intorno alla tematica: “La fede non ha frontiere”. Padre Delmar Barreiros, responsabile della Pastorale della Mobilità Umana della capitale, ha affermato che “l’immigrazione non sta affatto diminuendo, almeno nella percentuale veicolata dagli organi di comunicazione, dato che non risulta significativa in nessuna delle varie comunità”. “Si può parlare piuttosto di un fenomeno di mobilità più che di una vera e propria diminuzione: per un certo periodo le condizioni economiche in Spagna sono state più favorevoli, e si è registrata una mobilità verso di essa, ma molti di questi migranti hanno mostrato l’intenzione di tornare in Portogallo, dove trovano buone condizioni di accoglienza, di tutela dei diritti, e, specialmente da parte della Chiesa, di aiuto nei momenti di emergenza e particolare difficoltà”. Il vescovo di Angra do Heroismo (Azzorre) ha detto che “la Pentecoste mostra la diversità che lo Spirito Santo lancia sui popoli, dando però origine ad un linguaggio comune del popolo di Dio: l’organizzazione di questa festa multiculturale vuole esattamente esprimere la differenza e l’unità dei popoli”. “Di fronte alla realtà migrante, non è sufficiente l’accoglienza, ma è necessaria l’integrazione – ha aggiunto mons. Antonio de Sousa Braga: “Occorre costruire un ambiente di dialogo fiducioso e di leale cooperazione tra le nazioni di origine e di arrivo dei migranti, trovare un nuovo modello di relazione e di convivenza all’interno dei popoli e delle nazioni, dove dialogare non significhi abdicare dalla propria identità, ma aprirsi all’altro e riconoscere la sua diversità”.Irlanda: una guida per la pastorale giovanileUn documento che fissa teoria, pratica e metodologia del lavoro che la Chiesa deve avere con i giovani, è stato lanciato dai vescovi irlandesi all’indomani del rapporto Ryan, che ha rivelato un terribile catalogo di abusi sui minori. Nel presentare, qualche giorno fa, al St. Patrick’s College a Maynooth, vicino a Dublino, a cento giovani provenienti da tutte le ventisei diocesi cattoliche irlandesi, il “Framework document on youth ministry in Ireland”, il vescovo Donal McKeown ha ricordato che, per alcune vittime di abusi, “la guarigione purtroppo sarà soltanto un sogno”. Eppure, sempre nelle parole del vescovo, “la Chiesa vuole continuare a cercare la verità liberante e la grazia energizzante del Vangelo di Gesù”. Il “Framework document on youth ministry in Ireland” è il frutto del lavoro di due anni del “Comitato nazionale dei direttori diocesani dei giovani” e del “Sottocomitato del Ministero dei giovani della commissione episcopale per il rinnovamento pastorale e lo sviluppo della fede degli adulti” che tiene conto di un sondaggio condotto da un team guidato da Michael Kelleher, il nuovo provinciale dei Redentoristi, tra i giovani al di sotto dei venticinque anni che sono la metà della popolazione irlandese. Si tratta soltanto dell’inizio di questo lavoro di coordinamento e guida di tutte le iniziative cattoliche irlandesi che coinvolgono giovani. La Conferenza episcopale sta per dare vita a un gruppo di implementazione che si occuperà di far discutere il documento in tutto il Paese. Tra due anni verrà rivisto e messo in stesura definitiva.Romania: pellegrinaggio “ungherese” a CsiksomlyoCentinaia di migliaia di pellegrini di lingua ungherese si sono ritrovati il 30 maggio al santuario mariano di Csíksomlyó-Sumuleu, in Romania, alla tradizionale Veglia di Pentecoste. L’evento ha coinciso quest’anno con il millennio dell’arcidiocesi di Gyulafehérvár-Alba Iulia. Ad aprire la veglia, l’arcivescovo di Alba Iulia, mons. György Jakubinyi, che ricordando il motto “Mille anni con Cristo” ha avvertito i presenti che “un futuro cristiano” è un obiettivo da conseguire con la preghiera e l’impegno. Il presule ha aggiunto che un inviato speciale rappresenterà il Papa alle celebrazioni giubilari del 29 settembre prossimo. L’omelia è stata affidata all’arcivescovo ungherese di Kalocsa-Kecskemét, mons. Balázs Bábel, che ha spiegato il motivo della sua presenza ricordando i profondi legami storici che per secoli hanno unito Alba Iulia e Kalocsa-Kecskemét (di cui è stata suffraganea) fino al passaggio della Transilvania dall’Ungheria alla Romania dopo la fine della prima guerra mondiale. “Quelli che condividono la loro fede in Cristo hanno un destino comune – ha detto il presule ungherese. – Questa nazione da mille anni si riunisce nel Santuario di Csíksomlyo, e questi cristiani di lingua ungherese giunti da tutto il mondo hanno avuto un millennio con Cristo”.