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Chiese europee ed elezioni del Parlamento Ue
Fin dal progetto dei tre politici cattolici e padri fondatori – il francese Robert Schuman, l’italiano Alcide De Gasperi e il tedesco Konrad Adenauer – la Chiesa ha sempre seguito con attenzione il cammino dell’Europa, accompagnandone e sostenendone il processo di integrazione. In vista delle elezioni per il Parlamento di Strasburgo (4 -7 giugno 2009), per le quali sono chiamati alle urne 375 milioni di cittadini, dopo la dichiarazione della Commissione degli episcopati della Comunità europea negli ultimi mesi si sono susseguiti diversi appelli alla partecipazione al voto da parte delle Conferenze episcopali del continente. Ne presentiamo una rassegna.Consiglio delle Conferenze episcopali europee: la responsabilità dei cristiani. Alla vigilia del voto, padre Duarte Nuno Queiroz de Barros da Cunha, segretario generale del Ccee, spiega a SIR Europa che nelle elezioni europee “è in gioco la scelta dei deputati che discuteranno argomenti di competenza delle Istituzioni europee” ma, precisa, “oltre il 60% delle legislazioni che oggi sono varate in ciascuno dei paesi dell’Unione europea, hanno la loro origine in seno alle Istituzioni europee” e non si tratta unicamente di mere questioni tecniche: “in seno al Parlamento europeo si discutono molte questioni che influenzano la nostra vita e la cultura europea presente e futura” come aborto e matrimonio, pur “sapendo che è di pertinenza della politica degli Stati in materia di famiglia”. A Strasburgo, prosegue il segretario Ccee, “si parla di istruzione, di sanità, di ricerca scientifica e anche di religione”. La nostra responsabilità, quindi, “inizia riconoscendo l’importanza di avere persone ben preparate, consapevoli delle conseguenze future dei loro atti e che hanno una visione positiva e cristiana della vita e così da essere in grado di influenzare le decisioni”.Commissione degli episcopati della Comunità europea: un diritto e una responsabilità. “La Chiesa cattolica ha sostenuto fin dall’inizio il progetto d’integrazione europea e continua a sostenerlo ancora oggi” affermano i vescovi della Comece nella dichiarazione diffusa lo scorso 20 marzo “Costruire una migliore casa europea”. “Tutti i cristiani – si legge nel documento – hanno non solamente il diritto ma anche la responsabilità d’impegnarsi attivamente in questo progetto, esercitando il proprio diritto di voto”. Tenuto conto del notevole ruolo svolto dal Parlamento europeo, prosegue la dichiarazione, “ci aspettiamo” che i suoi membri “partecipino e contribuiscano attivamente” a “rispettare la vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale”; a “sostenere la famiglia fondata sul matrimonio – inteso come unione tra un uomo e una donna – come unità di base della società”; a “promuovere i diritti sociali dei lavoratori”; a “sostenere una governance economica fondata su valori etici”; a “promuovere la giustizia nelle relazioni tra l’Unione europea e i Paesi in via di sviluppo”; a “dimostrare solidarietà tramite politiche di assistenza nei confronti dei membri più deboli”; a “proteggere il Creato” e a “promuovere la pace nel mondo” con una “politica estera coordinata e coerente”.Francia: l’impegno per l’Europa. Nella prolusione dell’Assemblea della Conferenza episcopale francese, il cardinale presidente e arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, ha lanciato lo scorso 31 marzo un invito a partecipare alle elezioni. “Naturalmente – ha detto -, la nostra Europa non è perfetta, ma non può progredire senza una vera e propria mobilitazione dei cittadini”. Ed ha aggiunto: “Le prossime elezioni del Parlamento europeo devono esprimere il nostro impegno per l’Europa e non mancheremo di invitare i cattolici ad assumere le loro responsabilità. Saremo chiamati a pronunciarci sul modello di Europa che vogliamo sostenere e sviluppare”. A questo proposito, il cardinale ha sottolineato che “l’Europa è anche il contesto nel quale si iscrivono le legislazioni nazionali concernenti la dignità umana”. In Francia, è in atto una revisione della legge sulla bioetica per la quale sono stati indetti gli Stati Generali. Un dibattito – ha detto il cardinale – che “non dovrebbe lasciare nessuno indifferenze” e che avrà “un certo impatto in Europa”. L’invito dell’arcivescovo è quello di non “allinearsi ai Paesi più permissivi”.Portogallo: esercizio di cittadinanza. In occasione dell’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale portoghese (Cep), conclusasi a Fatima il 23 aprile scorso, i vescovi hanno diramato la Nota Pastorale “Votare, un esercizio di cittadinanza”. Rammentando che quest’anno i cittadini lusitani sono chiamati a partecipare a tre tornate elettorali (europee, politiche, amministrative), il documento afferma che “i cristiani devono sentire il dovere di votare e di chiarire il significato del proprio voto. Un dovere di coscienza dal quale non si possono moralmente esimere, e che deve servire da esempio ai più giovani”. I vescovi ricordano che “l’elettore cristiano non può tradire la sua coscienza nell’atto del voto. I valori radicati nella fede non possono essere separati dalla vita familiare, sociale e politica, ma devono incarnarsi in tutte le dimensioni della vita umana”. Le scelte politiche dei cattolici devono pertanto “essere prese in armonia con i valori del Vangelo”.Polonia: candidati che difendano vita e famiglia. Tracciando nelle settimane scorse il bilancio dei 5 anni della Polonia nell’Ue (la Polonia ha aderito all’Unione il 1° maggio del 2004), l’arcivescovo di Breslavia, mons. Marian Golebiewski, pur affermando che senza l’adesione all’Ue la situazione economica e politica della Polonia sarebbero molto peggiori, ha ricordato l’importanza di promuovere i valori cristiani in Europa dove, invece, “purtroppo le lobby politiche non promuovono né la religione né il modo di pensare cristiano”. Di qui l’appello dei vescovi polacchi ai fedeli affinché il 7 giugno “votino candidati che rappresentano pienamente il punto di vista della Chiesa cattolica sulle questioni etiche e sociali” come “la protezione della vita umana, il matrimonio e la famiglia”.Germania: essere capaci di futuro. “Determinare insieme il cammino futuro degli Stati dell’Europa”: questo il titolo dell’appello congiunto diffuso il 13 maggio dalla Conferenza episcopale tedesca (Dbk) e dal Consiglio della Chiesa evangelica tedesca (Ekd). “Le settime elezioni dirette del Parlamento europeo, che si svolgeranno il 7 giugno 2009 aprono alle cittadine e ai cittadini la possibilità di partecipare attivamente alla realizzazione della politica europea per i prossimi cinque anni”, si legge nel testo, secondo il quale “l’Ue può essere capace di futuro solo qualora sia sostenuta dalla fiducia delle persone e venga appoggiata attivamente a tutte le forse sociali”. Sottolineando che l’Unione europea “opera già oggi su numerosi campi politici: pertanto, la sua legislazione influisce in modo significativo sul diritto nazionale e si riflette su quasi tutti i settori della vita dei cittadini”, l’appello afferma: “È fondamentale che si parli in modo onesto e si lavori in modo costruttivo agli aspetti critici, quali le critiche sul deficit di democrazia, le richieste di trasparenza delle modalità decisionali e l’impressione di una burocrazia ancora crescente. Se sostenuta da una volontà politica comune, l’Ue ha l’opportunità di determinare il futuro in Europa e nel mondo”.Ungheria: guardare ai valori veri. Il 21 maggio la Conferenza episcopale ungherese ha pubblicato una dichiarazione sulle elezioni europee. Sessantaquattro anni dopo la fine della seconda guerra mondiale e vent’anni dopo la caduta della cortina di ferro – scrivono i vescovi – “molti notano con preoccupazione che la cultura cristiana, i valori umani ed evangelici nel nostro continente sono minacciati dai rischi e accolti spesso con un rifiuto, a volte anche dai politici dell’Ue”. Nell’imminenza delle elezioni del Parlamento europeo, che si svolgeranno il 7 giugno, i vescovi magiari chiedono i fedeli di esercitare il proprio diritto di voto, “perché dipende anche da noi, che le funzioni e le decisioni dell’Unione europea, che condizioneranno il futuro, siano a servizio del bene del nostro Paese, della Chiesa e di ogni uomo”. I pastori esortano i credenti a scegliere candidati che proteggano i veri valori: la vita umana, la famiglia, la dignità del lavoro, la giustizia nella società e tra le nazioni, la solidarietà verso le persone in difficoltà, il bene della Chiesa cattolica, del popolo ungherese e della natura. Domenica 31 maggio la dichiarazione sarà letta in tutte le chiese cattoliche del Paese.Italia: rafforzare il processo di integrazione. “Oggi l’entusiasmo per l’Ue è diminuito, ma non deve venir meno la concretezza della ragione e della volontà per ridare slancio al progetto europeo”, ha affermato il 21 maggio in un’intervista al SIR mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e delegato della Conferenza episcopale italiana (Cei) presso la Comece. “In questi sessantaquattro anni – ha sottolineato il presule – l’Europa, con l’eccezione dei Balcani, ha vissuto in pace. Vent’anni fa la caduta del muro di Berlino: con il crollo della cortina di ferro, non solo in Europa è stata garantita la pace, ma è terminata anche la divisione del continente. Anche qui senza alcuna guerra. Credo siano sufficienti questi due fatti per prendere coscienza che la fragile creatura sorta dalle macerie della guerra ha fatto molta strada. Tuttavia molta ne rimane da percorrere e la partecipazione al voto è un valido strumento per rafforzare la democrazia e il processo di integrazione”. Il 25 maggio, nella prolusione dell’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha affermato: “Alla luce delle esperienze non tutte positive degli ultimi anni, va costruita l’Europa dei cittadini e dei popoli, non quella delle burocrazie”. “Un’Europa che può tornare ad essere un ideale luminoso – è il monito di Bagnasco – solo se si farà attenta alle coscienze e alle culture, se sa essere generosa all’esterno perché fedele e creativa rispetto alle proprie radici”.