INGHILTERRA E GALLES

Stile di vita cristiana

Riconciliazione: un sacramento da riscoprire

Una liturgia penitenziale per l’intera comunità parrocchiale: qui i fedeli si preparano tutti insieme in chiesa col sacerdote al sacramento della Riconciliazione. Seguono confessione e assoluzione individuali. Si conclude con una preghiera comune. Il Sacramento della Riconciliazione vissuto in maniera comunitaria è molto in uso nelle chiese inglesi, che si affianca a quella in cui il fedele si accosta da solo al sacramento. Per capirne di più Silvia Guzzetti, per SIR Europa, ha intervistato Martin Foster che si occupa di liturgia per la Conferenza episcopale inglese. Quanto è diffusa questa preparazione al Sacramento della riconciliazione?“In Inghilterra e Galles la maggioranza delle parrocchie lo offrono due volte, in Quaresima e in Avvento. È popolare tra i parrocchiani”.Non suscita qualche perplessità?“No, è una forma perfettamente valida accanto a quella nella quale il fedele si accosta da solo al sacerdote nel confessionale. Esiste poi una terza forma che prevede, in circostanze eccezionali, per esempio un naufragio, che il sacerdote possa dare l’assoluzione a tutti i fedeli insieme. Quando il sacramento della Riconciliazione venne riformato, nel 1976, nel mondo anglosassone la terza forma veniva usata in modo non appropriato, ovvero non per circostanze eccezionali ma nella vita di tutti i giorni. Il Vaticano dovette intervenire per chiarire che una assoluzione comune andava data solo nel caso di un disastro che non consentisse alternative”.Perché questa seconda formula, nella quale la preparazione al Sacramento e la preghiera finale sono comuni a tutti i fedeli presenti in chiesa, è così diffusa in Inghilterra e Galles?“Perché aiuta a riavvicinarsi alla Riconciliazione persone che non frequentano da tempo e sono spaventate dall’idea di non ricordarsi le preghiere iniziali o quelle finali. Anche durante il servizio penitenziale comunitario esiste sempre un sacerdote presente in confessionale dove può recarsi chi sente di avere bisogno di più tempo. Il sacerdote ricorda, all’inizio della funzione, che chi sente la necessità di avere più tempo può parlare col sacerdote nel confessionale o accostarsi al Sacramento della riconciliazione quando viene offerto dalla parrocchia durante la settimana”.La Chiesa privilegia una formula rispetto all’altra?“No, le due forme sono state pensate dalla Chiesa come complementari e in questo modo andrebbero usate. Nella formula comunitaria viene sottolineato il fatto che, quando pecchiamo, ci allontaniamo da Dio e anche dalla comunità. Un aspetto che forse viene sottolineato di meno nella confessione individuale”.E se un fedele usasse solo una delle due formule, per esempio quella comunitaria?“Non godrebbe in pieno di una ricchezza della Chiesa che offre ai fedeli la possibilità di usare la forma comunitaria del Sacramento in alcune circostanze della propria vita e quella individuale in altre. Quello che conta è che le due formule siano usate bene. Per esempio è importante che la Chiesa aiuti i fedeli ad avvicinarsi al Sacramento rendendolo disponibile in giorni e ore accessibili a tutti e che li aiuti a superare la paura offrendo informazioni scritte che contengano la preparazione iniziale e le preghiere da dire al termine”.Il sacramento della Riconciliazione è meno usato dai fedeli rispetto al passato?“Forse meno fedeli lo frequentano in modo meno regolare, ma è anche vero che, chi lo fa, si prepara meglio. Spesso è rimasto per molti quello che era quando erano piccoli, una lista di peccati meno importanti, di azioni marginali. Molte persone non maturano e non percepiscono il sacramento come dovrebbe essere, una risposta all’amore e alla compassione di Dio e uno sguardo complessivo alla vita, non solo una lista di peccati veniali. Questi due aspetti sono stati sottolineati nella riforma del Sacramento che sottolinea anche che quello che conta è come da cristiani viviamo la nostra vita nel suo complesso. Credo inoltre, che per quanto riguarda l’avvicinarsi a questo Sacramento, ci sia da considerare anche che i fedeli non sono più consapevoli di peccare o non sanno bene che cosa sia il peccato. Questo è dovuto a due caratteristiche chiave della nostra epoca: l’individualismo che ci porta a dire che abbiamo sempre ragione e il relativismo che dice che importa soltanto come faccio io le cose. Di conseguenza le persone hanno meno consapevolezza di come dovrebbero cambiare la loro vita”.