Francia: su immigrati, “clima di sospetto”Un “clima di sospetto” che “demolisce” l’opera di “coloro per i quali la solidarietà non è parola vana”. A denunciarlo sono i vescovi francesi in un comunicato diffuso venerdì 15 maggio dal titolo “Migranti e volontari”. “I migranti irregolari – si legge nel comunicato – hanno visto aumentare la loro insicurezza a causa della crisi internazionale. Alcuni di noi esercitano nei loro confronti la presenza umanitaria elementare che si impone con coscienza e fedeltà. Ma essi vivono questa prossimità con sospetto: controlli frequenti, custodie cautelari, appelli al rispetto della legge”. I vescovi ricordano che “la fraternità a cui aspiriamo è un principio della nostra Repubblica, e anche una linea-guida al pensiero sociale della Chiesa cattolica”. Ed aggiungono che “Lo Stato e le comunità locali non possono assumersi da soli un tale impegno verso le popolazioni vulnerabili. Si deve poter contare su un tessuto associativo al fine di servire la coesione e la coabitazione”. I vescovi richiamano la necessità di una discussione su questi problemi con i propri eletti e ricordano quanto scritto da Giovanni Paolo II nel ’97: “La Chiesa sente il dovere di essere prossima, come il buon Samaritano, degli immigrati clandestini e dei rifugiati, icona contemporanea del viaggiatore spogliato, picchiato e abbandonato sul ciglio della strada”. Spagna: “il diritto di nascere”A nessuno può essere negato “il diritto di nascere”. Così il presidente della Conferenza episcopale spagnola, cardinale Antonio Maria Rouco Varela, ha parlato nell’omelia pronunciata nella Cattedrale di Madrid in occasione della festa del patrono San Isidro, riguardo al disegno di legge di riforma dell’aborto avviata da José Luis Zapatero e contro il quale si sono schierati duramente i vescovi spagnoli e le associazioni pro vita. Lesecutivo ha infatti approvato in questi giorni e in lettura preliminare il disegno di legge preparato dal ministro dell’uguaglianza Bibiana Aido, che concede ad ogni donna il diritto di decidere liberamente entro le 14 settimane di gravidanza se abortire o meno. Dalla 14/a alla 22/a settimana l’aborto sarà possibile solo in caso di “grave rischio fisico o psichico” per la salute della donna o di malformazione del feto, constatati da due medici. Al di là della 22/a settimana l’interruzione di gravidanza potrà intervenire solo in caso di “anomalia incompatibile con la vita” o di “malattia incurabile” del feto, su decisione di una commissione medica. Sempre negli stessi giorni, la Conferenza episcopale spegnala è intervenuto riguardo all’annuncio dato dai ministri della Sanità e dell’Uguaglianza, Trinidad Jiménez e Bibiana Aído, con il quale viene approvata la somministrazione della cosiddetta “pillola del giorno dopo” senza ricetta medica. La pillola era disponibile fino a questo momento esclusivamente negli ospedali e nei centri di pianificazione familiare. Ora non sarà necessaria la prescrizione del medico né ci saranno dei controlli, neanche nel caso di minorenni. I vescovi hanno riproposto una nota del 2001 in cui definiscono la pillola del giorno dopo “nuova minaccia contro la vita” invitando tutti a “rispettare e avere cura della vita umana. Nessuno vorrà con coscienza contribuire a confondere il bene dal male, con un segno così triste della cosiddetta cultura della morte che conduce alla uccisione credendo erroneamente di servire la vita”. Sulla questione sono intervenute anche le associazioni pro-life. In un comunicato la portavoce della piattaforma “Diritto a vivere” (Dav), Gádor Joya, ha ricordato che “la cosiddetta pillola del giorno dopo ha un effetto abortivo”, per cui il provvedimento annunciato dal governo “presuppone la pratica dell’aborto libero”, oltre ad “autorizzare le bambine ad abortire mediante questo metodo, senza che i genitori lo sappiano né l’autorizzino”, il che rappresenta “un’aberrazione non solo umanitaria, bensì medica”.Lituania: 8 mila giovani all’incontro con TaizéDal 1° al 3 maggio 2009, 8000 giovani hanno partecipato all’incontro organizzato dal centro di pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Vilnius, capitale della Lituania, con la comunità di Taizé. Da oltre tre anni, i fratelli della comunità ecumenica fondata da fr. Roger, erano stati invitati a organizzarvi una tappa del Pellegrinaggio di fiducia sulla Terra, su iniziativa del card. Audrys Juozas Baèkis, arcivescovo di Vilnius. Nel suo discorso di benvenuto, sottolineava: “Credo che la Vilnius esultante, grazie a voi e alla vostra presenza, saprà dimostrare la sua ospitalità”. E in effetti l’accoglienza offerta dall’intera città ha superato le aspettative. In effetti, è stata senza dubbio la prima volta che si sono potuti riunire migliaia di giovani cristiani di diverse confessioni, provenienti anche dalla Polonia e dalla Russia, dalla Lettonia e dall’Ucraina, dalla Bielorussia e dall’Europa occidentale, tutti accolti dai lituani nella loro capitale festante. “Queste migliaia di giovani – commenta la comunità di Taizé -, cercando la riconciliazione e costruendo insieme la comunione della Chiesa, sono stati in questi giorni un vero segno di speranza, il segno che un futuro di pace è possibile.