CRISTIANI ED EUROPA
Lo ricorda la storia e lo esige il futuro
La pacificazione franco-tedesca, il continente diviso in due nel secondo dopoguerra, il ruolo di Pio XII a sostegno dell’integrazione comunitaria. Ma anche la possibile adesione della Turchia alla Ue, il ruolo dei credenti per l’Europa di domani e il rischio-astensione alle elezioni del 4-7 giugno. Thomas Brechenmacher, bavarese, docente di storia moderna all’Università di Potsdam, autore di numerosi libri e contrabbassista per passione, riflette su passato e futuro del nostro Continente.Professore, torniamo anzitutto alle origini dell’integrazione. Gli storici spiegano che il contributo di alcuni statisti cattolici – Schuman, Adenauer, De Gasperi – fu fondamentale per arrivare alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca, 1951) e poi alla Comunità economica europea (Cee, 1957). In Germania quale fu l’atteggiamento complessivo del mondo cattolico?“Nel corso degli anni ’50, il processo d’integrazione dei paesi dell’Europa occidentale a livello di politica economica e difensiva fu seguito, giudicato e dibattuto nel mondo cattolico tedesco il quale, per alcuni aspetti (l’idea di Occidente, la riconciliazione franco-tedesca) contribuì anche a plasmarlo. Sulla scorta della palese opzione di papa Pio XII per un’unificazione dell’Europa occidentale contro la minaccia del comunismo, fu facile trovare una posizione comune. L’idea molto più ‘cattolica’ che ‘protestante’ dell’Occidente cristiano, con tutte le reminiscenze di un passato, il Medioevo, sovranazionale e unitario anche nella fede, agevolò l’adesione dei cattolici a tale progetto, assieme alla concreta opera di pacificazione franco-tedesca che si sviluppava da entrambe le parti del confine grazie al lavoro delle comunità cattoliche. Pacificazione che anticipava un’Europa unita dal cuore franco-tedesco”.Oggi l’Ue ha consolidato alcuni successi (pace, democrazia, sviluppo), eppure sembra in difficoltà nel proseguire il cammino. C’è chi, nei governi e nell’opinione pubblica, vorrebbe accrescere il livello di integrazione politica e altri che invece vorrebbero limitarsi a realizzare un mercato unico. Qual è la sua posizione?“Sono convinto che il processo dell’unificazione europea sia una delle fondamentali conquiste del periodo post-bellico. L’unificazione sul piano economico è un aspetto importantissimo dello stesso processo; tuttavia la visione europea oltrepassò sempre l’idea di un semplice mercato comune. Se mancassero le fondamenta di valori comuni – siano politici, sociali, etici, morali – l’integrazione sarebbe imperfetta e perciò in pericolo”.In Germania vivono milioni di turchi e la Turchia è uno dei paesi candidati all’adesione. Secondo lei c’è posto per Ankara nell’Ue?“Questa è una domanda complessa perché per alcuni aspetti ci sono già grandi conformità fra la Turchia e l’Ue, mentre in altri campi rimangono notevoli differenze. Per questo la cancelliera della Germania, Angela Merkel, sostiene l’idea di una collaborazione privilegiata (Privilegierte Partnerschaft) la quale potrebbe preparare il terreno per un’eventuale adesione della Turchia negli anni successivi. Ritengo che un tale procedimento graduato sarà vantaggioso per entrambe le parti”.L’allargamento dell’Ue non è solo una questione di “confini” ma anche di identità dell’Unione europea?“Certamente. L’identità europea nasce dai concetti politici-sociali occidentali i quali si sono sviluppati nei secoli XVIII, XIX e XX. Elementi costitutivi sono, ad esempio, l’inviolabile dignità umana, il valore della persona, la libertà, il pluralismo, la democrazia parlamentare e sociale e l’economia di mercato. Per ogni candidato all’adesione questi pilastri fondamentali dell’identità europea devono essere assolutamente impegnativi”. Vari sondaggi mostrano che nell’Ue cresce lo scetticismo: c’è il rischio che il livello di astensionismo alle elezioni del 4-7 giugno sia molto elevato. Cosa ne pensa?“Dopo le esperienze degli anni scorsi, specialmente con il fallimento della Costituzione europea, ma anche rispetto all’attuale crisi economica, c’è un certo rischio. Però non ci si deve scoraggiare. Sarà un compito essenziale per i politici dimostrare che i problemi presenti – di natura economica, ma anche le migrazioni, il terrorismo internazionale, i mutamenti climatici… – non si risolvono nei tradizionali confini nazionali”.Quale ruolo potrebbero svolgere oggi i cristiani per contribuire con maggior decisione alla costruzione della “casa comune”?“Il ruolo dei cristiani è semplicemente centrale. I valori della loro etica sociale sono congruenti con i valori fondamentali dell’identità europea. Proprio a causa di questa coincidenza di valori, penso che i cristiani siano chiamati a sforzi particolari per la costruzione dell’Ue. Sullo sfondo delle crisi attuali abbiamo bisogno di un dibattito nuovo sui fondamenti delle nostre società: quella cristiana deve essere una voce essenziale in tale dibattito, cercando per vie nuove una vita giusta e pacifica”.