ISTITUZIONI E RELIGIONI
Incontro tra politici e leader spirituali sul futuro dell’Europa
“Constatiamo una convergenza fondamentale sul fatto che si debba porre l’accento sulle questioni sociali e le ricadute concrete della crisi sui cittadini europei”. José Manuel Barroso, presidente della Commissione, illustra gli esiti dell’incontro tra istituzioni comunitarie e rappresentanti delle religioni monoteiste in Europa, avvenuta l’11 maggio. Al Berlaymont, sede dell’Esecutivo, erano presenti, oltre a Barroso, i commissari Jan Figel’ e Joaquin Almunia, il presidente dell’Europarlamento Hans-Gert Poettering e una ventina di religiosi di 12 nazionalità. Economia, etica, valori. Il tema dell’incontro, che si svolge con cadenza annuale, era: “Crisi economica e finanziaria: contributi di natura etica a una governance europea e mondiale”. Barroso in proposito ha spiegato: “Col progredire della recessione, diventa sempre più chiaro che è giunto il momento di riconciliare il governo dell’economia con i nostri valori etici basilari, sui quali il progetto europeo si è andato costruendo da oltre 50 anni”. Per il presidente, la Commissione “ha assunto al riguardo iniziative di rilievo, soprattutto in materia di regolamentazione del mercato finanziario, nell’intento di incentivare il senso di responsabilità e la sostenibilità nelle nostre economie”. Nell’illustrare il dibattito svoltosi tra vertici Ue e leader religiosi, Barroso ha insistito sull’urgenza di assumere “provvedimenti per tutelare l’occupazione, così come è stato fatto durante il summit di Praga del 7 maggio”. Dialogo stabile strutturato. Sollecitato dai giornalisti, Barroso ha quindi affermato: “Sono convinto che le istituzioni politiche debbano ascoltare i cittadini e la società. Gli incontri con i rappresentanti delle religioni si inseriscono” in tale contesto. “Allo stesso scopo il Trattato di Lisbona si rivela importante, perché renderebbe il dialogo stabile e strutturato”. “Sono stato molto colpito dal confronto con i leader religiosi”, ha detto invece Hans-Gert Poettering, presidente dell’Europarlamento. “Tutti gli intervenuti si sono trovati d’accordo sul fatto che l’Ue sia una comunità di valori” e che “alcune grandi sfide vadano affrontate insieme” a livello continentale. “Le parole giunte dai religiosi – ha proseguito il politico tedesco – di apprezzamento per quanto opera l’Ue è di aiuto e di conforto per le autorità politiche europee”. L’impegno delle Chiese. Dai rappresentanti delle religioni presenti a Bruxelles, sono giunte esortazioni all’Ue “a coordinare e incentivare l’azione per rafforzare la regolamentazione finanziaria, imprimere nuovo slancio all’economia e operare a favore dell’occupazione”. I capi religiosi hanno sottolineato “l’esigenza di garantire che la giustizia sociale costituisca una delle priorità in sede di elaborazione delle politiche”, ricordando che “nel momento in cui disoccupazione e povertà continuano a crescere a livelli molto preoccupanti, le nostre società dovrebbero riuscire a operare congiuntamente per varare provvedimenti concreti, atti a contenere gli effetti della crisi sui cittadini”. Dal canto loro, le comunità religiose si impegnano “a una riattivazione del senso di solidarietà fra europei di ogni fede e di ogni convincimento”. Questione di fiducia. All’incontro nella sede dell’Esecutivo erano presenti esponenti delle chiese cattolica (l’arcivescovo di Praga Miloslav Vlk, quello di Dublino Diarmuid Martin, di Monaco Reinhard Marx e il vescovo di Rotterdam Adrianus van Luyn, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea), ortodossa, anglicana, riformata, delle comunità islamiche e il rabbino Levi Matusof (erano invece assenti altri rappresentanti della religione giudaica, in risposta alla presenza di esponenti islamici ritenuti vicini a organizzazioni “fiancheggiatrici” del terrorismo). Mons. Adrianus van Luyn ha indicato la necessità di tornare a perseguire con convinzione “gli Obiettivi del Millennio in materia di sviluppo”. Mons. Reinhard Marx ha sottolineato il rischio “di una perdita di fiducia nel sistema economico di mercato, soprattutto nei paesi dell’Europa centrale e orientale, dove numerose persone avevano assegnato speranza in tale modello negli ultimi venti anni”.Educare alla responsabilità. Il cardinale Miloslav Vlk ha invece lanciato un appello “a favore dell’educazione alla responsabilità” ad ogni livello: operatori finanziari, istituzioni pubbliche, famiglie, imprese, società civile. Richiesto di un parere sulla posizione dell’Irlanda sul Trattato di Lisbona, mons. Diarmuid Martin ha sostenuto: “L’Irlanda ha bisogno dell’Europa, così come l’Ue ha bisogno dell’Irlanda. Sono convinto che con il referendum dello scorso anno, gli irlandesi non abbiano detto no al Trattato; sono prevalsi elementi contingenti”. “Bisogna ora operare – ha spiegato l’arcivescovo – per spiegare i contenuti reali del testo, fugare i timori principali degli irlandesi e poi tornare al voto, dove essi si esprimeranno con maggiore cognizione di causa”.