Irlanda: giornata in ricordo della grande carestiaI vescovi irlandesi accolgono con favore la decisione del governo di istituire la “Giornata nazionale di Commemorazione della Carestia” che si celebrerà il 17 maggio per ricordare il passato e riflettere sui temi della fame e della carestia di oggi. La Grande carestia irlandese, (in inglese: “The Great Famine” oppure “The Great Hunger”) colpì l’isola d’Irlanda tra il 1845 e il 1849. Le cause scatenanti furono molteplici, in parte la politica economica britannica, le condizioni dell’agricoltura irlandese, il brusco incremento demografico, ma soprattutto la sfortunata apparizione di una patologia delle patate causata da un fungo che raggiunse il paese nell’autunno del 1845 distruggendo un terzo circa del raccolto della stagione e l’intero raccolto del 1846. I vescovi irlandesi invitano le comunità cattoliche a ricordare che “un milione di persone sono morte e circa due milioni di persone sono state costrette ad emigrare durante la carestia e poco dopo”. Inoltre, aggiungono, “molte persone hanno dato la loro vita al servizio amorevole ai malati. Questo evento ha portato innumerevoli tragedie personali, ma ha anche plasmato la nostra storia collettiva di popolo. Essa merita di essere ricordata con la dovuta solennità”. La riflessione dei vescovi si rivolge al mondo di oggi. “Ci troviamo – scrive l’episcopato irlandese – in un mondo che è tuttora devastato dagli effetti della carestia e della fame. Infatti, fame e carestia colpiscono ancora di più oggi”. “Oltre 963 milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare ogni giorno, un bambino ogni sei secondi muore di malnutrizione e le relative cause; decine di migliaia di persone sono ancora costrette a diventare dei rifugiati ogni anno a causa della fame”. “Per i cristiani – concludono i vescovi – ricordare non è semplicemente andare indietro nel passato” ma trovare gli strumenti e i mezzi necessari per “costruire un futuro migliore”. “È il modo migliore per rendere memoria a coloro che sono morti”. Francia: i vescovi sul viaggio del PapaLa Conferenza episcopale francese ha seguito con grande attenzione il viaggio di Papa Benedetto XVI in Terra Santa, riservando grande spazio a questa notizia sul sito ufficiale della Cef, con notizie, stralci dei principali interventi papali, commenti dei singoli vescovi ed interviste. Nel corso di una conferenza stampa a Parigi, il Cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia, ha sottolineato l’importanza del viaggio di Papa Benedetto XVI, “pellegrino di pace, in Terra Santa” ed ha ricordato che questa è stata la terza visita di un Papa in Terra Santa. “È diventata quasi una tradizione per i papi andare in Terra Santa, e Benedetto XVI ha annunciato il suo desiderio di fare questo pellegrinaggio già al momento della sua elezione”. Il cardinale ritiene poi importante questa visita a causa della “fragilità delle comunità cristiane in Medio Oriente in generale e in particolare in Terra Santa, evidenziata dal notevole tasso di emigrazione”. “La presenza cristiana – ha detto l’arcivescovo – è fondamentale per il significato religioso della Terra Santa. È pertanto essenziale sostenere i cristiani nel loro desiderio di rimanere, nonostante le difficoltà”. Più teologica la lettura del vescovo di Albi, mons. Pierre-Marie Carré. “La Terra Santa – scrive – è come un quinto Vangelo. I luoghi dove Dio ha parlato ai suoi profeti e dove Gesù ha camminato, restano i luoghi decisivi per la fede, da Betlemme a Gerusalemme, passando per Nazareth e il lago di Galilea”. “Questo pellegrinaggio di papa Benedetto – aggiunge il vescovo – ci invita a scoprire la terra delle promesse e il luogo del dono di Dio”. Incentrata invece sulle relazioni con i musulmani, la riflessione di padre Christophe Roucou, direttore del Sri (Servizio nazionale per le relazioni con l’Islam). “In un momento in cui c’è davvero poca speranza per la pace, i musulmani come anche i cristiani attendono una parola del Papa riguardo alla giustizia e alla pace”. Belgio: copertina infamanteIl card. Godfried Danneels e i vescovi fiamminghi hanno manifestato la loro più profonda disapprovazione per la pubblicazione del nuovo numero della rivista fiamminga “Goedele”, sulla cui copertina si offrivano ai lettori false cialdine con l’effigie dello scrittore Goedele Liekens, e lo slogan “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo “. A nome dei vescovi, il portavoce del card. Danneels, Hans Geybels ha inviato una lettera a Goedele Liekens e all’editore della rivista sottolineando che per i cattolici l’uso abusivo delle ostie “benché fossero false”, è un atto “offensivo” e “inaccettabile”. “Si tratta di simboli religiosi essenziali per la fede cattolica e la liturgia”. “La nostra epoca e la nostra società – si legge ancora nel comunicato – hanno bisogno di rispetto e di rispetto reciproco: e ciò che vale per noi, vale anche per tutte le opinioni religiose e filosofiche”.