EUROPARLAMENTO
Per uscire dalla crisi non ci sono alternative
“Servire l’Europa è un grande privilegio”. E ancora: “Dalla crisi che stiamo attraversando si esce con una forte risposta etica”. La dignità umana? “Da tutelare, senza limiti”. Quindi un appello: “Vorrei invitare la totalità delle cittadine e dei cittadini europei a partecipare alle elezioni di giugno e a votare per il futuro Europarlamento”: Hans-Gert Poettering, presidente uscente, coglie l’occasione della sua ultima sessione plenaria alla guida dell’Assemblea dei 27 per tracciare un bilancio di due anni e mezzo di operato e dell’intera legislatura 2004-2009. Ma il politico tedesco intanto guarda avanti.Un Parlamento più forte. Originario di Bersenbrück, in Bassa Sassonia, dove è nato nel 1945, Poettering non ha mai conosciuto il padre, caduto negli ultimi giorni di guerra. Giurista, tra i volti più noti del Partito popolare europeo, torna a 64 anni a candidarsi per Strasburgo, dove siede dal 1979, data della prima elezione a suffragio universale. Nonostante i 30 anni in emiciclo, Poettering si emozione quando, il 6 maggio, tiene il discorso di commiato da presidente dell’Eurocamera. “Il Parlamento che uscirà dalle urne – afferma nell’emiciclo, che lo applaude più volte – avrà molto da fare: dovrà infatti creare una politica europea dell’energia, passare a un’economia a minori emissioni di anidride carbonica, rafforzare la sicurezza dei cittadini, creare pace e stabilità nel mondo”. Poettering ringrazia il predecessore, lo spagnolo Josep Borrell, ripercorre i “successi della legislatura”, elenca le principali direttive comunitarie varate in cinque anni. Si dice convinto che il “Parlamento ha rafforzato il suo ruolo nel sistema istituzionale” Ue, loda la riforma interna, il nuovo statuto dei deputati e quello degli assistenti parlamentari. In aula si succedono poi gli interventi dei capigruppo politici, della Commissione e del Consiglio Ue. Molti lodano il lavoro istituzionale realizzato da Poettering, altri sollevano dubbi. La forza della democrazia. Poettering ricoprirà l’incarico attuale fino al 14 luglio, quando il nuovo Parlamento voterà il suo successore. Fino ad allora gli impegni ufficiali non mancheranno: vertici Ue, riunioni, conferenze internazionali. E, naturalmente, la campagna elettorale. Ma il presidente ha il tempo di raccontare la sua esperienza, di riflettere, di progettare. Si sofferma, con il SIR, sul gap informativo che tiene lontani i cittadini dell’Unione europea: “Anzitutto devo ringraziare giornali, tv, radio, siti internet che fanno conoscere i lavori del Parlamento e i risultati dell’azione comunitaria nei 27 Stati membri. Oggi la presenza dell’Ue nel sistema informativo si è molto accresciuta rispetto al passato”. Eppure secondo Poettering si potrebbe fare molto di più: “L’Europa ce la può fare – spiega – se ha la stampa dalla sua parte”. Forse un po’ di nostalgia si fa già presente nell’animo del politico di lungo corso. Ribadisce che quella dal 4 al 7 maggio è stata la sua ultima plenaria sullo scranno più alto a Strasburgo: “Così è la democrazia – afferma, sorridendo -. Essa attinge la sua forza proprio dal costante cambiamento”. Guardando agli obiettivi raggiunti, Poettering cita vari provvedimenti legislativi (Reach, sulle sostanze chimiche; la direttiva servizi; le Prospettive finanziarie, ovvero il bilancio pluriennale, per il periodo 2007-2013). Si sofferma quindi su alcune “grandi battaglie”: “L’Ue sta assumendo una leadership mondiale nel campo dei provvedimenti per contrastare il cambiamento climatico e, più ancora, per la difesa dei diritti umani nel mondo”. Casa della storia. Il Trattato di Lisbona è un argomento che ricorre nell’argomentare di Poettering: “Esso contiene riforme essenziali per far funzionare l’Europa, per un’azione efficace e trasparente”. E appena il Senato ceco vota la ratifica del Trattato, Poettering lancia un messaggio al recalcitrante presidente Vaclav Klaus, affinché “controfirmi senza indugio” il testo. Il presidente dell’Assemblea si dice “convinto che il Trattato possa entrare in vigore”, dopo il nuovo referendum in Irlanda, “già il prossimo 1° gennaio 2010”. “Anche perché l’Irlanda, che ha tratto grandi vantaggi dall’Ue, oggi si trova in una grave crisi economica. Ne può uscire solo con l’aiuto della solidarietà europea. Non credo che i cittadini irlandesi vogliano correre il rischio di isolarsi proprio in questa fase”. Sull’allargamento Hans-Gert Poettering ha una posizione altrettanto chiara: “I nuovi ingressi hanno portato vantaggio ai vecchi e ai nuovi paesi membri. Ma ora serve una fase di consolidamento, che passa anche dall’entrata in vigore di Lisbona. Poi si potrà pensare a ulteriori adesioni”. Guardando al futuro, Poettering spiega al SIR che, se sarà rieletto, si impegnerà principalmente per realizzare e inaugurare la Casa della storia europea”, che sta nascendo a Bruxelles e che fu una sua intuizione, nel gennaio 2007. Infine un auspicio per le elezioni di giugno: “Spero che si affermino le forze politiche che credono davvero all’Europa”.