UE - PREVISIONI ECONOMICHE

In mezzo al guado

Non più in caduta libera ma neppure in decisa ripresa

Prodotto interno lordo ancora in calo, aumento della disoccupazione in tutta Europa, inflazione ferma, nuovi squilibri nei conti pubblici statali: è il quadro che emerge dalla Previsioni economiche di primavera, rese note il 4 maggio a Bruxelles dal commissario agli affari monetari Joaquin Almunia. Il quale ha affermato: “Non siamo più in caduta libera, ma non si può ancora dire che stiamo uscendo dalla crisi perché siamo nel mezzo di una grave e profonda recessione”.I dati peggiori per Irlanda e Germania. In effetti le tabelle presentate della Commissione segnano un -4% del Pil nel 2009 (peggiorando le previsioni degli ultimi mesi) sia per la zona euro che per l’Ue27. I dati più preoccupanti riguardano Irlanda (-9,0%), Germania (-5,4), Finlandia (-4,7), Italia (-4,4). Numeri negativi anche per tutti gli altri paesi della moneta unica, con la sola eccezione di Cipro (+0,3%). Le stime con segno meno si rilevano altresì nei paesi Ue che non aderiscono all’euro, con i casi estremi di Estonia, Lettonia e Lituania (oltre -10%), mentre il Regno Unito si colloca a -3,8%. Le Previsioni sono state oggetto di analisi alla riunione Ecofin del 5 maggio, sono rimbalzate a Strasburgo dove era in corso la sessione plenaria dell’Europarlamento e torneranno sotto la lente d’ingrandimento sia al vertice sull’occupazione (7 maggio a Praga), sia al Consiglio europeo di giugno.Ripresa rimandata, ricadute occupazionali. “I fattori principali della recessione – ha spiegato Almunia – sono l’aggravarsi della crisi finanziaria globale, una forte contrazione del commercio mondiale e l’aggiustamento del mercato immobiliare che sta avendo luogo in alcune economie”. Eppure qualche spiraglio si intravvede: “Tuttavia, grazie agli effetti che le misure di stimolo fiscale e monetario cominciano a sortire, la crescita dovrebbe almeno in parte riprendere un andamento positivo nel corso del 2010” (dato previsto per l’Ue27: -0,1%). Gravi invece, per ammissione dell’Esecutivo, le ricadute sul mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione che nel 2010 dovrebbe raggiungere l’11% nell’Unione. “Anche il disavanzo pubblico è previsto in netto aumento: dovrebbe infatti raggiungere il 7,25% del Pil”, rispecchiando “sia il rallentamento economico che le misure discrezionali adottate per sostenere l’economia, in linea con il piano europeo di ripresa economica proposto dalla Commissione”.Recessione, interventi statali e nuove regole. “L’economia europea attraversa la recessione più profonda e più estesa del dopoguerra – ha insistito il commissario spagnolo -. Ma le ambiziose misure adottate dai governi e dalle banche centrali in queste circostanze eccezionali dovrebbero fermare la caduta dell’attività economica quest’anno e consentire una ripresa l’anno prossimo”. Per conseguire questo obiettivo è però necessario “procedere rapidamente con la rimozione degli ‘attivi deteriorati’ dai bilanci bancari e ricapitalizzare le banche ove necessario”. La ricetta della Commissione è stata, sin dall’inizio della crisi, ad ampio raggio (benché da varie voci ritenuta troppo debole): sostegni alle banche, iniezioni di fondi pubblici nel sistema produttivo, aiuti alle imprese che investono anche mediante sgravi fiscali. Alcuni Stati hanno agito di conseguenza con piani di intervento ambiziosi, altri sono stati troppo prudenti. Contemporaneamente è proseguita l’azione politica, volta da una parte a concordare con altri paesi del mondo (G20) azioni di stabilizzazione e dall’altra intesa a definire regole per i mercati dei capitali, soprattutto per evitare in futuro nuovi terremoti finanziari.Meno lavoro, minori redditi per le famiglie. Le Previsioni di primavera sottolineano ancora che la recessione ha generato per la prima volta dal dopoguerra una “crisi globale”, con un Pil mondiale negativo. Eppure, le misure adottate nei cinque continenti starebbero producendo gli effetti sperati e la crescita del Pil a livello planetario “dovrebbe tornare a essere di segno positivo nel secondo semestre del 2009”. Nel 2010, invece, la crescita mondiale dovrebbe raggiungere, sempre stando alle cifre esposte da Almunia, il 2%. Tornando alla realtà comunitaria, la Commissione avverte che tutti gli Stati membri sono colpiti dalla recessione, anche se le loro prospettive variano in funzione dell’esposizione finanziaria, delle dinamiche del mercato immobiliare, dell’apertura dei settori manifatturieri ai mercati esteri. Inoltre la recessione interessa non solo tutti gli Stati, “ma anche quasi tutte le componenti della domanda”: forte contrazione si registra per gli investimenti privati, mentre i consumi “resistono relativamente bene, grazie al calo dei prezzi del petrolio e all’inflazione più bassa”. Qui, poi, giunge un avvertimento alle famiglie: infatti il reddito reale disponibile “probabilmente diminuirà a seguito del progressivo deterioramento del mercato del lavoro”.