CCEE

Una risorsa per l’Europa

Tavola rotonda a Strasburgo sull’insegnamento della religione

“In un’epoca in cui in molti percepiscono i segni di una crisi, non soltanto economica o finanziaria, ma soprattutto di valori e di senso della vita, l’educazione religiosa può giocare un ruolo decisivo”. Lo ha detto il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Ccee, intervenendo il 4 maggio a Strasburgo presso il Consiglio d’Europa ad una tavola rotonda dedicata all’insegnamento della religione in Europa. A Strasburgo è stata presentata anche una ricerca (promossa dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee e sostenuta dalla Conferenze episcopale italiana) sull’insegnamento della religione nelle scuole d’Europa. A questo proposito, il card. Erdő ha detto: “la Chiesa considera suo dovere continuare ad educare i giovani, facendo tutto il possibile per dar loro un’istruzione di alto livello. Se la religione è connaturale alla vita degli uomini, allora l’insegnamento della religione deve essere presente laddove si fa educazione, e quindi nelle scuole e in tutti gli areopaghi del mondo attuale. Noi siamo convinti che il contributo delle religioni in generale, e della religione cattolica in particolare, dia alla vita una prospettiva nuova ed un orizzonte più vasto, rendendola più umana e capace di generare una società più solidale e ricca di speranza”. Contributo a conoscere la tradizione culturale dell’Europa. La Chiesa – ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei – può contribuire anche con l’insegnamento della religione nelle scuole “alla costruzione della nuova Europa e allo sviluppo di una piena cittadinanza europea. Cittadinanza che si realizza anche grazie alla conoscenza delle tradizioni e delle identità che hanno segnato il nostro Continente e che oggi si intrecciano sempre più con altre, nel contesto di un’Europa plurale, multiculturale e multi religiosa”. “Vorremmo vedere realizzata – ha proseguito mons. Crociata – quell’unione di popoli e di Stati che non può nascere solo dalle decisioni dei governi e dalle necessità dei mercati, ma prima ancora dal comune riferimento a valori e ideali, dalla condivisione di fini. Dialogo, accoglienza, rispetto delle identità: sono attenzioni e comportamenti che possono sostanziare la cittadinanza europea e che proprio attraverso lo sforzo educativo, nelle scuole dei nostri Paesi, vanno promossi. In questo sforzo educativo, l’insegnamento della religione nelle scuole trova le sue ragioni”. Si pone come “spazio di conoscenza aperto a tutti” e “valido contributo a conoscere e comprendere la tradizione culturale dell’Occidente che, nella sua lunga storia, è stata profondamente segnata dal cristianesimo”.Radici non remote ma vitali. “L’insegnamento della religione è una risorsa per l’Europa nella misura in cui esso non rappresenta semplicemente un reperto ‘archeologico’ che renda conto di radici remote, ma si innesta vitalmente nelle comunità ecclesiali che oggi vivono il Vangelo in Europa”. Con queste parole, don Vincenzo Annicchiarico, responsabile del Servizio per l’Insegnamento della religione cattolica della Cei, ha presentato la ricerca sull’Irc in Europa. “Appare chiara – ha detto – la consapevolezza delle Chiese locali di agire, attraverso l’insegnamento della religione nelle scuole, a favore dei più giovani, per l’educazione integrale delle persone, contribuendo in tal modo alla formazione sociale e civile dei nuovi cittadini d’Europa”. Don Annichiarico sottolinea come dalla ricerca emerga in Europa un clima talvolta “sfavorevole” all’insegnamento della religione, “segnato anche dalla messa in discussione della sua legittima presenza nei curricoli scolastici, nel contesto più generale di una cultura che considera la religione come un fatto solo privato”. Da qui, la richiesta di “una piena cittadinanza” dell’insegnamento della religione nelle scuole con “garanzie istituzionali e giuridiche stabili, pieno riconoscimento scolastico, inserimento nei curricoli, offerta a tutti, alternative coerenti e credibili, valutazione riconosciuta ed efficace”. “ Vivere insieme è molto più che esistere insieme”. Per Jan Figel’, membro della Commissione europea e responsabile dell’educazione, della formazione e della gioventù, questo non è uno slogan. Si tratta di “una sfida e di un impegno in vista di quel nuovo umanesimo di cui l’Europa ha sempre più bisogno”. “Occorre lavorare – ha detto Figel’ – a una cittadinanza europea in cui religione e responsabilità, come hanno insegnato i padri dell’Europa, sono le due facce di una stessa medaglia”. E in questa prospettiva si inserisce anche il contributo della religione cattolica “molto importante per costruire una società della conoscenza che sia anche società della saggezza e del dialogo tra le diversità”. “Non bastano infatti – ha aggiunto il commissario Ue – le conoscenze per migliorare il mondo, occorre che vengano trasmessi e condivisi quei valori sui quali si fonda e si sviluppa la dignità della persona umana”. Facendo riferimento alla ricerca Ccee sull’insegnamento della religione cattolica in Europa, Figel’ ha ribadito la necessità di “sostenere la speranza” ed evitare il rischio che il cittadino europeo si senta “un disperso” destinato a finire nella deriva dello “scetticismo”.