CCEE
Ricerca sull’insegnamento della religione in Europa
L’insegnamento della religione (Ir) è “importante per la crescita complessiva delle persone” e rappresenta “un valido contributo alla costruzione di una nuova cittadinanza”. Su questo “filo conduttore”, è stata presentata il 4 maggio a Strasburgo presso il Consiglio d’Europa, una ricerca sull’insegnamento della religione nelle scuole in Europa, realizzata dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) con il sostegno della Conferenza episcopale italiana. Alla ricerca, che si è svolta tra gennaio 2005 e novembre 2007 hanno partecipato i delegati di 33 Conferenze episcopali europee. Sono stati raccolti complessivamente 33 report (29 rapporti più 4 schede) sulla situazione in altrettanti Stati nazionali. Diamo di seguito qualche dato.I casi Bulgaria, Bielorussia e Francia. Dalla ricerca emerge che in quasi tutti i Paesi d’Europa viene garantita una qualche forma di insegnamento della religione. Fanno eccezione la Bulgaria, la Bielorussia e gran parte della Francia (salvo le regioni dell’Alsazia e della Mosella). In Bulgaria, si legge nel rapporto, l’Ir non è previsto nel sistema scolastico e in alcune scuole è possibile svolgere un’attività di catechesi (opzionale) al di fuori dell’orario scolastico. Inoltre, i cattolici sono molto pochi ed è dunque molto difficile organizzare per loro un corso. In Bielorussia, invece, l’Ir come disciplina scolastica non è previsto, sulla base della “separazione” tra educazione religiosa ed educazione laica. È proibito anche l’uso degli ambienti scolastici per qualsiasi forma di scuola religiosa (anche estiva o domenicale) o celebrazione liturgica. La Chiesa ortodossa sta studiando con il Ministero dell’educazione la possibilità di introdurre un corso di educazione ortodossa nelle scuole e anche la Chiesa cattolica ha presentato un programma per corsi facoltativi di religione. Nel caso della Francia, invece, il rapporto riferisce solo dell’Alsazia e della Mosella, le uniche regioni del Paese dove è presente un Ir. I Paesi Scandinavi. Dalla ricerca risulta che nel resto dei paesi di Europa, l’insegnamento della religione segue due principali formule: quella di un’istruzione religiosa basata sul modello delle “scienze delle religioni” gestito direttamente dallo Stato e quella di un “insegnamento della religione a contenuto confessionale” in cui le Chiese (e, dove presenti, altre denominazioni religiose) giocano un ruolo attivo. Il modello ispirato alle scienze delle religioni è caratteristico dei Paesi scandinavi (Norvegia, Svezia e Danimarca), in cui la presenza di una religione di Stato (quella luterana), porta probabilmente ad integrare anche i contenuti culturali di tipo biblico-teologico in un impianto curricolare profondamente segnato dalla secolarizzazione che caratterizza la cultura di quelle terre. In Norvegia – si legge nel Rapporto – l’Ir si configura come “insegnamento cristiano e religioso”. “L’approccio dovrebbe essere ‘accademico’ e neutrale, ma di fatto tende a prevalere una sempre maggiore secolarizzazione”. In Svezia – definita dal Rapporto come “uno dei paesi più secolarizzati d’Europa” – l’Ir si colloca nell’ambito delle scienze sociali ma di fatto “non incontra i bisogni esistenziali dei giovani e la religione è vista come irrilevante”. Quando le Chiese sono “attive”. L’insegnamento della religione a contenuto confessionale rappresenta il modello largamente prevalente a livello europeo. In Polonia, l’insegnamento della religione è facoltativo e confessionale e viene frequentato dal 95,1% degli studenti. In Belgio, ogni alunno di età compresa tra i 6 e i 18 anni ha diritto ad un “corso filosofico”, il cui insegnamento è di competenza dei “culti riconosciuti” o delle “associazioni riconosciute”. Si avvalgono dell’Ir cattolico il 64% degli studenti nelle primarie e il 32% nella secondaria. In Italia, si avvalgono dell’Ir il 91,6% degli studenti (percentuale che scende all’85% nella secondaria di II grado). Nel rapporto, alla voce “Italia”, si parla degli “attacchi” all’Ir provenienti da “aree radicali e laiciste” volti alla “sua soppressione”. Interessante il caso “Germania” dove la ricerca registra una “cooperazione ecumenica” tra Chiesa cattolica e Chiesa evangelica, sancita da un accordo del 1998. L’accordo “consiglia la collaborazione tra i docenti, un certo numero di ore di lezioni in comune, lo svolgimento di servizi liturgici scolastici comuni”. In Romania, l’insegnamento della religione è stato reintrodotto nel 1990 ed è garantito a tutti i livelli, a partire da classi di minimo 10 allievi. Essendo però gli studenti cattolici minoritari in molte scuole statali, spesso si trovano nella condizione di non raggiungere il minimo degli allievi ed optare per l’insegnamento ortodosso, insegnamento alternativo oppure nessun insegnamento. Alla voce “Inghilterra e Galles“, il rapporto afferma che “a livello di opinione pubblica, soprattutto dopo gli attentati del 2005, si è ulteriormente consolidata l’opinione circa l’importanza dell’Ir come fattore di coesione sociale e di reciproca comprensione”.