ORA DI RELIGIONE

Il “caso” Berlino

Un referendum fallito conferma l’ora di etica laica

“Una votazione dall’esito doloroso”. Così mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), si è espresso circa il mancato quorum al referendum svoltosi domenica 26 aprile a Berlino sull’ora di religione nelle scuole. La consultazione, promossa dall’organizzazione Pro-Reli, intendeva porre sullo stesso piano della lezione di etica, obbligatoria a Berlino, la lezione di religione nelle scuole, attualmente facoltativa. Il presidente della Dbk ha comunque assicurato l’impegno della Chiesa per la lezione di religione a scuola ed invocato con l’iniziativa civica, le Chiese cristiane, la comunità ebraica e le associazioni islamiche, “un modello di formazione religiosa-ideologica che tenga in maggior conto la libertà di religione”.Va tenuto d’occhio il “caso” di Berlino. Come è noto, in questa città si verifica un caso particolare per quanto riguarda l’insegnamento della religione a scuola. Da alcuni anni, infatti, nelle classi che corrispondono alle nostre medie è stata introdotta come materia obbligatoria l’etica laica, mentre l’insegnamento religioso resta facoltativo. Il referendum convocato per rimettere sullo stesso piano insegnamento religioso ed etica è fallito: non ha raggiunto il quorum e tra i votanti la maggioranza si è espressa per mantenere la situazione.Cosa succede di fatto? A Berlino chi vuole l’insegnamento religioso lo può scegliere, ma in concreto si trova a fare un’ora in più di scuola, mentre per tutti esiste l’ora “laica”. La regola berlinese non vale in tutta la Germania, dove normalmente l’insegnamento religioso confessionale (cattolico, protestante…) è previsto in ogni scuola e al quale è affiancata l’alternativa di corsi di etica o filosofia. Ancora di più, la regola berlinese sembra essere in controtendenza rispetto a un panorama complessivo europeo nel quale l’insegnamento religioso confessionale resta l’opzione più gettonata, come testimonia la recente ricerca delle Chiese cattoliche d’Europa sull’insegnamento della religione. Una “fotografia” della situazione ad ampio raggio che mostra come in quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente proprio l’opzione per un insegnamento confessionale – con tutte le alternative possibili nei diversi Paesi – sia la norma.In qualche modo Berlino ribalta la situazione. È un “caso”, dunque. Una specie di “laboratorio laico” che conviene osservare con attenzione nelle sue caratteristiche, tra le quali quelle di costituirsi in una grande città dove si incrociano identità e appartenenze diverse, dove la storia – e la contrapposizione tra ideologie – è passata in modo tutto speciale. Si intrecciano qui diverse considerazioni. La prima riguarda il tema proprio della religiosità. In Europa è considerato un valore l’opportunità di approfondire la questione religiosa. Al di là delle ragioni confessionali, vi sono autorevoli prese di posizione – anche in seno al Consiglio d’Europa, ad esempio – che sottolineano l’importanza di affrontare a scuola i temi religiosi per lo sviluppo completo degli allievi. Non solo: l’approfondimento delle tradizioni religiose diverse e della loro storia, come il confronto tra loro, è ritenuto una conquista importante sul piano culturale ed educativo, in rapporto alla conoscenza delle identità, alla possibilità del dialogo, all’inclusione sociale. In questa direzione – più complessa dell'”etica laica” – va l’Europa. Il caso berlinese fa venire il dubbio che si rischi una perdita di memoria. Che una certa Europa cresciuta in fretta negli ultimi anni del Novecento, con il crollo del Muro e soprattutto di un mondo ideologicamente ben disegnato, rassicurante nelle sue contrapposizioni chiare, rimasta in balìa non di rado di consumismo e mercati, della “liquidità” contemporanea, cerchi un nuovo inizio. E “azzeri”, per così dire, il portato di un passato che chiede invece fatica per recuperare radici e prospettive per il domani.Senza spingerci troppo oltre, il caso berlinese dice una volta di più di come sia urgente, nel Vecchio Continente, la riflessione sull’educazione e sulla scuola. Attraverso l’impegno educativo e scolastico, anche attraverso quello per l’insegnamento della religione, passa un progetto di futuro e di cittadinanza per la nostra nuova Europa.