ITALIA
Benedetto XVI tra i terremotati di Abruzzo
“Cari amici, la mia presenza tra voi vuole essere un segno tangibile del fatto che il Signore crocifisso è risorto e non vi abbandona; non lascia inascoltate le vostre domande circa il futuro, non è sordo al grido preoccupato di tante famiglie che hanno perso tutto: case, risparmi, lavoro e a volte anche vite umane”. Così, il 28 aprile, durante la sua visita nelle aree dell’Abruzzo colpite dal terremoto dello scorso 6 aprile che ha causato circa 300 morti e migliaia di sfollati, Benedetto XVI si è rivolto alle popolazioni. Prima tappa è stata Onna, piccolo centro in provincia de L’Aquila, uno dei più colpiti dal sisma. Certo, ha osservato il Papa, la “risposta concreta” del Signore “passa attraverso la nostra solidarietà, che non può limitarsi all’emergenza iniziale, ma deve diventare un progetto stabile e concreto nel tempo”. Di qui l’incoraggiamento a “tutti, istituzioni e imprese, affinché questa città e questa terra risorgano”. L’abbraccio. “Vorrei abbracciarvi con affetto uno ad uno” ha detto ancora il Pontefice ribadendo la vicinanza della Chiesa che, ha assicurato, “è qui con me, accanto alle vostre sofferenze, partecipe del vostro dolore per la perdita di familiari ed amici, desiderosa di aiutarvi nel ricostruire case, chiese, aziende crollate o gravemente danneggiate dal sisma”. “Ho ammirato il coraggio, la dignità e la fede – ha aggiunto – con cui avete affrontato anche questa dura prova, manifestando grande volontà di non cedere alle avversità”. Non è infatti “il primo terremoto che la vostra regione conosce, e ora, come in passato, non vi siete arresi; non vi siete persi d’animo. C’è in voi una forza d’animo che suscita speranza”. La memoria e il futuro. Benedetto XVI si è quindi recato nella basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila, dove ha reso omaggio alla tomba di Celestino V, raccogliendosi brevemente in preghiera e deponendo sull’urna che custodisce le spoglie di colui che nel 1294 fu papa per sei mesi – portate via per motivi di sicurezza a seguito del sisma e lì ricollocate proprio in occasione della visita papale – il proprio pallio pontificio. Incontrando in seguito a L’Aquila, davanti ai resti della Casa dello Studente crollata durante il sisma, dodici studenti, sei ragazzi e sei ragazze, tutti residenti nel centro storico, alcuni proprio nella Casa, Benedetto XVI li ha salutati ad uno ad uno, chinandosi verso di loro per stringerne le mani e ascoltando con attenzione quanto avevano da dirgli. Un esame di coscienza. “Il tragico evento del terremoto invita la comunità civile e la Chiesa ad una profonda riflessione”. In particolare, “come comunità civile occorre fare un serio esame di coscienza, affinché il livello della responsabilità, in ogni momento, non venga mai meno”. Solo “a questa condizione, L’Aquila, anche se ferita, potrà continuare a volare”. Così il Papa ha concluso il discorso pronunciato sulla piazza d’armi della caserma della Guardia di Finanza di Coppito, ultima tappa della sua visita. Benedetto XVI si è quindi soffermato sul “valore e l’importanza della solidarietà, che, sebbene si manifesti particolarmente in momenti di crisi, è come un fuoco nascosto sotto la cenere”. “La solidarietà – ha spiegato – è un sentimento altamente civico e cristiano e misura la maturità di una società”; “si manifesta nell’opera di soccorso, ma non è solo una efficiente macchina organizzativa”: “c’è un’anima, c’è una passione, che deriva proprio dalla grande storia civile e cristiana del nostro popolo, sia che avvenga nelle forme istituzionali, sia nel volontariato”. Infine la speciale preghiera rivolta dal Pontefice alla Madonna di Roio, molto cara agli abruzzesi, davanti alla cui statua Benedetto XVI ha lasciato una rosa d’oro.Solidarietà senza confini. E intanto non conosce confini, né geografici né religiosi, la solidarietà verso i terremotati. Ad Onna hanno salutato il Papa anche dieci volontari di fede musulmana, impegnati a fianco della Caritas e di altre associazioni nei servizi di mensa e di cucina, mentre, spiega a SIR Europa mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana, “messaggi di solidarietà e disponibilità di aiuti sono arrivati in queste settimane dalle Caritas di tutto il mondo”. Mons. Nozza rammenta “il contributo arrivato da Paesi come la Somalia, la Georgia e la Bosnia-Ervegovina che, nonostante le loro difficoltà, hanno voluto dimostrare concretamente la loro vicinanza”. “I mille euro donati dalla Somalia e i duemila dalla Georgia potrebbero sembrare nulla in confronto alla mole degli aiuti, ma sono un segno grandissimo di vicinanza da parte di queste Chiese”, spiega. Per quanto riguarda l’Europa, aiuti concreti sono arrivati dalle Caritas di Austria, Germania, Lussemburgo, Malta, Svizzera, Bosnia-Erzegovina e Somalia; messaggi di solidarietà dalle Caritas di Kosovo, Albania, Armenia, Croazia, Moldavia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Turchia, Ungheria. Solidarietà anche da Australia, Medio Oriente e mondo arabo.