ANSELMO D'AOSTA
Il messaggio del monaco benedettino a 900 anni dalla morte
“Un vero santo europeo”: così Benedetto XVI ha definito la figura di sant’Anselmo, teologo, filosofo e vescovo, in una lettera inviata, il 21 aprile, giorno della festa liturgica del santo, all’abate primate dei monaci benedettini confederati, dom Notker Wolf, in occasione del 900° anniversario della morte del santo nativo di Aosta (Italia), città dove nello stesso giorno hanno preso il via le celebrazioni che si svolgeranno per tutto il 2009. Contemporaneamente a Roma, il Pontificio Ateneo sant’Anselmo ha organizzato un simposio dal titolo “Conoscenza ed affectus in Anselmo d’Aosta”. L’obiettivo è stato indagare il rapporto tra desiderio e conoscenza all’interno delle opere di Anselmo d’Aosta, in particolare nelle Lettere e nelle Orazioni in modo tale da mettere in rilievo la prospettiva monastica e l’attualità del pensiero di Anselmo.Memoria da meditare. Una memoria quella del santo da “meditare devotamente” e “il tesoro della sua sapienza da esaltare ed esplorare”. “Benché fosse arcivescovo – scrive il Papa – voleva rimanere prima di tutto un monaco benedettino, fortemente consapevole dell’importanza della vita monastica. Egli stesso si definiva fratello, peccatore per vita, monaco per abito”. Nella sua Epistola a papa Urbano II, scrive ancora Benedetto XVI, rivolgendosi ad un giovane monaco Anselmo “lo ammonisce ed esorta affinché la sua mente si apra sempre più alle cose migliori. E per sapere come fare lo invita ad apprezzare sopra ogni cosa il modello di vita monastico”. Cardine della vita benedettina, si legge ancora nella lettera di Benedetto XVI, che cita passaggi delle opere di sant’Anselmo, “è la lectio divina da non leggere nel tumulto ma nella quiete, non nella fretta ma nella calma, con attenta ed amorevole meditazione”. Riproponendo quello che può definirsi il motto metodologico della ricerca teologica di Anselmo – “non cerco di capire per credere, ma credo per capire” – Benedetto XVI sottolinea il valore del suo “metodo originale nel ripensare il mistero cristiano”, evidenziandone in particolare l’impegno per la “liberazione della Chiesa dai condizionamenti temporali e dalle servitù di calcoli non compatibili con la sua natura spirituale”. Guardando al suo insegnamento, il Papa ricorda come il collegio a lui dedicato – fondato da Papa Leone XIII – fu concepito proprio per coltivare i principi della dottrina anselmiana, in particolare quelli che riguardano la vita monastica e l’azione dell’intelletto. “L’ateneo – nota il Pontefice – è frequentato anche da non cattolici e questo rivela la sua autentica dimensione internazionale”.Messaggio attuale. “E’ stato un vero europeo”. Come per Benedetto XVI anche per l’abate primate della Confederazione benedettina, dom Notker Wolf, sant’Anselmo è stato e continua ad essere un modello da seguire per l’Europa di oggi. Spiega al Sir l’abate: “nato ad Aosta, Anselmo si trasferì in Francia per la sua formazione, frequentò Cluny e l’abbazia normanna di Le Bec, dove insegnava Lanfranco di Pavia. Qui rimase per 33 anni divenendo priore e poi abate. Nel 1093 fu nominato arcivescovo di Canterbury. In Inghilterra si scontrò con i re Guglielmo II e Enrico I, al punto di prendere per ben due volte la via dell’esilio. La sua storia ricorda molto da vicino quella della Chiesa in Cina dove il governo vuole interferire nella vita della Chiesa stessa”. “Il suo pensiero – prosegue – proviene da un approfondito studio della Bibbia, da una intensa vita di preghiera, dalla Lectio divina, da una fede vissuta. La sua vita è una esortazione al mondo moderno, all’uomo di oggi, perché si riappropri della sua dimensione spirituale, della sua identità, che il relativismo etico attuale mette in pericolo. La sua riflessione su Dio non è astratta ma rivela una lotta interiore nella quale cerca di trovare risposte a domande come ‘chi è Dio?’ e ‘chi sono?'”. “Il Dio mostrato da Anselmo – aggiunge Wolf – si rivela in una dimensione esistenziale, in una relazione di affetto. Per Anselmo l’amore e l’affetto diventano strumenti di conoscenza di Dio: conoscere l’altro significa amarlo, se non lo conosco come posso amarlo? Anselmo invita ad essere giusti e retti verso Dio e verso gli uomini. Dio e uomo si intrecciano, la concezione di Dio si lega a quella dell’uomo. Il suo messaggio è per questo attuale: non fermarsi all’umanità, ma guardare a Dio. Se si cerca Dio si può cambiare. Una fede centrata in Dio salva l’uomo”.