CATTOLICI ED EUROPA
Il voto di giugno e l’eredità dei “padri”
“Il fatto di aver potuto contare su padri del calibro di Adenauer, Schuman e De Gasperi, politici cattolici che credevano all’integrazione, è stata una grande chance per l’Europa”: Philippe Chenaux, storico della Chiesa e del Concilio, si definisce “federalista ed europeista convinto” ma in questa fase appare preoccupato per il futuro dell’integrazione europea. Intervistato da Gianni Borsa per SIR Europa, non rinuncia a lanciare un appello al voto in vista delle elezioni dell’Europarlamento di giugno.Professore, lei studia i rapporti tra mondo cattolico e integrazione europea da diversi anni. A quali conclusioni è giunto finora su questo tema?“Il ruolo del cristianesimo è fondamentale tanto nella storia del continente europeo quanto nel processo di costruzione della Comunità. In tal senso bisogna ripercorrere il contributo di alcuni grandi statisti negli anni ’40 e ’50. Inoltre deve essere sottolineato l’impegno sul versante intellettuale e sociale. Più ancora, direi che l’azione della Chiesa e del laicato cattolico è stata determinante per far emergere, sostenere e promuovere la fratellanza dei popoli europei. La quale è la base su cui si poggia l’edificio comunitario”.L’Unione europea sembra però oggi a un bivio. Ha alle spalle importanti successi (pace, democrazia, sviluppo), eppure sembra incapace di proseguire il cammino…“In questa fase di globalizzazione serve più Europa, più collaborazione per affrontare le sfide del momento. Certo, io sono preoccupato per alcuni temi dell’unità europea. Pensiamo all’allargamento: esso rischia di annacquare il progetto di integrazione. Secondo alcuni l’Ue potrebbe diventare solo un immenso mercato, in cui vengono meno i riferimenti valoriali forti e si offuscano le comuni radici, fra cui il cristianesimo”. Il riferimento è alla Turchia, che da tempo ha ottenuto lo status di paese candidato all’adesione?“Non solo, ma certo la Turchia rappresenta una frontiera nuova, più complessa. Resta il fatto che l’Unione dovrebbe, prima di procedere a nuovi ingressi, rafforzare le proprie istituzioni, darsi un Trattato fondamentale e accrescere il grado di cooperazione tra gli Stati che già aderiscono. È inutile nascondere il fatto che assumere decisioni in 27 è già difficile; potrebbe diventare impossibile in una Ue più ampia, con istituzioni non sufficientemente democratiche ed efficaci e con legami meno solidi fra gli Stati”.Molti osservatori sostengono che nell’Unione europea aumenta lo scetticismo e che a giugno il livello di astensionismo sarà elevatissimo. Cosa ne pensa?“Il trionfo dell’euroscetticismo è esattamente l’opposto del grande disegno dei padri fondatori. Occorre contrastare tale deriva: l’Ue deve saper prendere decisioni di rilievo e mostrare la sua utilità concreta nella vita dei cittadini. Per questa ragione io sarei favorevole a un’Europa a più velocità. Ovvero, quegli Stati che desiderano accrescere il livello di collaborazione devono poterlo fare”. L’Europa ha perso la sua vocazione originaria?“Direi piuttosto che l’Ue deve riscoprire le sue radici, fra cui quella rappresentata dal cristianesimo. Ciò non deve essere un atteggiamento esclusivista, però è importante comprendere che abbiamo fonti e obiettivi comuni per poi procedere sulla strada dell’integrazione”.Cosa possono fare i credenti per consolidare la “casa comune”?“La Chiesa deve fare quello che ha sempre fatto: ovvero formare le coscienze. Bisogna operare sul piano della riconciliazione, dell’accoglienza, della solidarietà. Così come nel secondo dopoguerra si fece per riavvicinare Francia e Germania. Oggi c’è ancora molto da fare, c’è uno spirito europeo da costruire. Mi limito a indicare l’iniziativa realizzata ogni fine anno dalla comunità di Taizé nelle città europee, in cui raccoglie migliaia di giovani per pregare e riflettere. È un esempio assolutamente positivo”.Prima si parlava delle origini della Comunità economica europea, ma ora il contesto è completamente mutato… E c’è chi parla non di una ma di diverse “Europe”.“La storia ha trasformato il nostro continente, che non è più la stesso del dopoguerra. Vi convivono strutture sociali ed economiche diverse, culture e religioni differenti. Ma io sono convinto che è possibile identificare il senso di un destino comune e il contributo del cristianesimo può essere di importanza fondamentale”.Intanto le elezioni del Parlamento europeo sono alle porte…“L’Ue è una grande avventura politica, forse la maggiore realizzazione degli ultimi 50 anni. La Comunità ha assicurato pace e stabilità: sono convinto che si debba proseguire su questa strada, rafforzando le istituzioni dell’Unione. Per questo serve un deciso impegno dei cattolici e di tutti i cittadini”. Cosa direbbe a un giovane europeo rispetto alle elezioni dell’Assemblea Ue?“Lo inviterei a votare per la definizione del futuro Parlamento di Strasburgo”.